Passaporto sanitario per andare in Sardegna: cos’è e come funziona

Laura Pellegrini

8 Marzo 2021 - 12:30

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L’ordinanza del governatore Christian Solinas ha introdotto l’obbligo del passaporto sanitario per poter entrare in Sardegna: ecco le regole in vigore da lunedì 8 marzo.

Passaporto sanitario per andare in Sardegna: cos'è e come funziona

Nuove regole per entrare in Sardegna: l’ingresso sull’Isola è consentito solo dietro esibizione di un certificato che attesti l’avvenuta somministrazione del vaccino anti-Covid o l’esito negativo di un tampone rapido o molecolare.

Lo stabilisce l’ordinanza del presidente di Regione Christian Solinas in vigore a partire da lunedì 8 marzo e fino al 24 marzo (salvo proroghe).

In vista dell’apertura della stagione estiva, la Sardegna, unica Regione attualmente in zona bianca, punta a diventare Covid free e per farlo ha bisogno di regole rigide sugli ingressi dei turisti. Ricordiamo che al momento e fino al 27 marzo gli spostamenti tra regioni sono vietati, ed è consentito uscire dalla propria regione solo per comprovati motivi di lavoro, salute, necessità o rientro presso il domicilio o residenza.

Vediamo nel dettaglio cosa cambia per chi va in Sardegna dall’8 marzo: dal tampone rapido a quello molecolare, fino al vaccino, cos’è e come funziona il cosiddetto passaporto sanitario introdotto dalla Regione.

Sardegna: come funziona il passaporto sanitario

Tutti coloro che sono diretti in Sardegna da lunedì 8 marzo dovranno attenersi a delle regole precise prima di entrare sull’isola, secondo quanto stabilito dall’ordinanza di Solinas che istituisce il “passaporto sanitario”.

Innanzitutto bisogna registrarsi sul sito della Regione Sardegna o sull’app Sardegna Sicura.

Attraverso la registrazione sulla piattaforma, infatti, i cittadini potranno dare atto dell’avvenuta vaccinazione contro il Covid-19 (ovvero la ricezione di entrambe le dosi) o, in alternativa, presentare l’esito negativo del tampone effettuato nelle 48 ore precedenti l’imbarco.

Tampone all’arrivo o isolamento

Chi deve andare in Sardegna ma non ha fatto né il vaccino né il tampone può partire e non verrà rimandato indietro, ma dovrà sottoporsi al tampone all’arrivo, presso gli hub dell’isola o in aeroporto, a proprio carico, sottoporsi a isolamento obbligatorio per 10 giorni.

Solinas, infatti, annunciando la novità, aveva chiarito che coloro che non hanno avuto modo di effettuare un test prima della partenza dovranno “sottoporsi a un test rapido, di quelli accreditati dall’Istituto superiore di sanità” e in pochi minuti avranno il risultato. Se è negativo il viaggiatore potrà tranquillamente accedere, mentre in caso di positivitàscatteranno i protocolli previsti e quindi dovrà andare in quarantena se è un asintomatico”.

Passaporto sanitario Sardegna: i dubbi sulla partenza

L’ordinanza di Solinas entra in vigore lunedì 8 marzo, ma le strutture sanitarie dell’isola potrebbero non essere pronte a recepire le novità: i controlli nei porti, quindi, potrebbero slittare di 24 ore, al 9 marzo.

Ma la vera domanda riguarda l’efficacia di questo provvedimento: la scorsa estate, infatti, la misura venne impugnata e abrogata dal Consiglio dei Ministri. Cosa potrebbe accadere adesso? Senza controlli rigidi e severi in aeroporti e punti di accesso all’isola molte persone potrebbero dichiarare di aver svolto il test Covid negativo senza aver in realtà effettuato alcun controllo.

In attesa di conoscere i primi risultati di questo provvedimento, dunque, la Sardegna inizia a fare i conti con l’emergere di alcuni focolai dovuti alle varianti del coronavirus.

Patentino vaccinale: l’idea di Solinas per l’estate

Oltre alle regole rigide previste per tutti i visitatori in ingresso in Sardegna, Christian Solinas sta pensando anche all’istituzione di un patentino vaccinale in vista della ripresa dei flussi turistici.

Questo documento, riservato ai cittadini che hanno effettuato il vaccino e hanno ricevuto entrambe le dosi, permette di evitare lo svolgimento del test Covid in ingresso. “Noi ad aprile scorso l’abbiamo detto e ci deridevano - ha ricordato Solinas -. In questo caso invece potevamo andare a identificare gli accessi in porti e aeroporti perché sono un numero limitato”.

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