Partite Iva fittizie in aumento, ma a vantaggio di chi?

Le partite Iva fittizie sono in aumento? E il vantaggio di chi è? Domande che sorgono spontanee alla luce degli ultimi dati Istat sugli autonomi «dipendenti» in aumento.

Partite Iva fittizie in aumento, ma a vantaggio di chi?

Quello delle partite Iva fittizie sembra essere un fenomeno in aumento, ma a vantaggio di chi?

Prima di rispondere a questa domanda consideriamo gli ultimi dati Istat che mettono in evidenza come i lavoratori autonomi siano in realtà dei falsi dipendenti poiché svolgono lavoro subordinato con prezzi interamente stabiliti dai clienti o da terzi.

In Italia il lavoro che potremmo definire esclusivo per un datore di lavoro da parte di un autonomo con partita Iva è legittimo per iscritti agli albi professionali ovvero per gli impieghi che richiedono determinate competenze, sempre qualora sussistano le condizioni stabilite dall’articolo 1 comma 26 della Legge Fornero.

Ci sono casi in cui è il datore di lavoro a chiedere al lavoratore che presta lavoro subordinato a tutti gli effetti di aprire la partita Iva, che risulterà fittizia, per trarne vantaggio.

Partite Iva fittizie: i dati Istat sugli autonomi "dipendenti”

Nei dati Istat sugli autonomi dipendenti si nasconde la piaga delle partite Iva fittizie in Italia che sembrano dare maggior vantaggio ai datori di lavoro a danno del dipendente che ha meno garanzie e tutele.

I dati Istat mettono in evidenza come in Italia siano oltre 450mila quelli che vengono definiti dependent contractor dall’Ilo, l’Organizzazione internazionale del lavoro.

Il dependent contractor è una figura che sta a metà tra il lavoratore dipendente e l’autonomo e che in Italia oggi sfiora il dato riportato dall’Istat. I dipendenti autonomi in Italia sono così ripartiti:

  • un quarto sono collaboratori (categoria quasi dimezzata nell’ultimo decennio con un -54,8%);
  • il 37,2% sono lavoratori in proprio;
  • il 37,3% sono liberi professionisti.

I dependent contractor sono lavoratori il cui compenso viene deciso completamente dal cliente o da terzi.

Dati che sono allarmanti se si considera poi che l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di partite Iva che si attestavano quasi a 5 milioni nel 2018. Non sempre queste sono legittime, ma vengono definite illegittime o fittizie, a vantaggio del datore di lavoro. Vediamo quando.

Partite IVA fittizie. Il vero vantaggio è del datore di lavoro

Le partite Iva fittizie sono quelle che di più avvantaggiano il datore di lavoro perché permettono di sfruttare il lavoro dipendente senza riservare al lavoratore le tutele necessarie.

Ma andiamo per ordine. La partita Iva per un rapporto di lavoro esclusivo tra il titolare della stessa e un’azienda è legittimo nel caso di autonomi iscritti a un albo professionale (avvocati, giornalisti) ovvero per impieghi che richiedano una certa competenza.

A stabilire che il lavoro di un titolare di partita Iva possa essere considerato una collaborazione coordinata e continuativa è la Legge Fornero all’articolo 1 comma 26 nei casi in cui:

  • la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore a otto mesi nell’arco dell’anno solare il corrispettivo derivante da tale collaborazione;
  • se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più dell’80% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;
  • il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.

Qualora sussistano almeno due delle suddette condizioni - e il lavoratore non svolga attività con elevate competenze o non sia iscritto ad un albo - è necessario che il rapporto di lavoro si trasformi contrattualmente in un co.co.co. non potendo più parlare di lavoro autonomo.

La partita Iva è invece illegittima risultando fittizia perché nasconde un lavoro dipendente a tutti gli effetti e l’unico a esserne avvantaggiato è il datore di lavoro.

Abbiamo visto come in italia siano in aumento i contratti di lavoro part-time che nascondono spesso lavoro nero e orari in realtà da tempo pieno.

Anche la partita Iva può nascondere illegittimità qualora il lavoratore si trovi nelle stesse condizioni degli altri dipendenti come l’assoggettamento al potere direttivo, organizzativo, gerarchico e disciplinare del datore di lavoro.

Pur facendo lo stesso lavoro di un dipendente, in questo caso il titolare di Partita Iva illegittima o fittizia, non ha gli stessi diritti in termini di ferie o malattie rispetto alle tipologie contrattuali dei dipendenti.

Il datore di lavoro risparmia in termini di contributi previdenziali versati, TFR corrisposto, ferie pagate e tutta un’altra serie di oneri che altrimenti gli spetterebbero.

In questo caso il lavoratore potrebbe ricorrere al giudice per far valere i propri diritti e richiedere un risarcimento o un nuovo contratto di lavoro, ma che sia legittimo.

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