Applicare l’Open Innovation nella PA: il caso INPS

Seedble

6 Ottobre 2021 - 06:47

condividi

Uno startupper (di successo) alla guida del dipartimento Innovazione e Trasformazione Digitale dell’INPS. Sono i primi passi della PA verso l’Open Innovation?

Applicare l'Open Innovation nella PA: il caso INPS

Vincenzo Di Nicola, co-founder di successo di alcune note startup del mercato italiano e internazionale con importanti exit alle spalle, è stato scelto da INPS per attuare un cambio di strategia in termini di innovazione.
Abbiamo parlato spesso di come fare innovazione in azienda e di quanto il modello di innovazione deve essere alla base delle strategie aziendali, non solo una leva di Marketing.

Questo è probabilmente il motivo alla base della scelta di INPS di affidare l’innovazione a un professionista che, con le sue startup, ha saputo creare nuovi servizi diventati poi di largo consumo. Come spesso abbiamo detto, l’innovazione parte dalle persone, dalla cultura aziendale e dal coinvolgimento di tutti i team. Anche nella Pubblica Amministrazione.

Possiamo vedere la PA come una grande organizzazione che, invece di avere come unico scopo quello di fare utile, ha il fine di erogare servizi ai cittadini che possano generare un benessere alla comunità.

Di Nicola è solo l’inizio di una fase di rinnovamento culturale che (speriamo) possa abbracciare tutta la PA, partendo proprio dalle persone per innescare un percorso di adozione di processi e mindset tipici della startup.

Ciò permetterà sicuramente a INPS di gestire i progetti di innovazione con la flessibilità e l’apertura (a raccogliere stimoli e idee o ad avviare collaborazioni virtuose) tipici di una neonata impresa, integrando l’innovazione nei propri obiettivi strategici e adottando una visione molto più sfidante del futuro.

Quali passi in avanti sono stati fatti?

Nel percorso di Digital Transformation iniziato da Di Nicola ha preso subito piede il tema del software open source. A Marzo del 2021, infatti, l’Istituto di Previdenza ha rilasciato i codici sorgente di alcuni software interni con l’obiettivo di stimolare un meccanismo virtuoso di condivisione e collaborazione in cui la PA può generare risorse non solo per sé stessa, ma per tutte le altre amministrazioni e i privati, arrivando infine a creare soluzioni più efficienti per il cittadino.

Con questa novità, sarà possibile ad altri soggetti far leva su questa base per sviluppare ulteriori applicazioni, senza dover progettare da zero alcune componenti essenziali per le applicazioni digitali e risparmiando nell’investimento in risorse.

L’open source è una pratica ormai molto diffusa in tante aziende che vogliono investire in innovazione, basti pensare a Mozilla Firefox, uno dei primissimi browser di internet completamente affidato a una community di sviluppatori che continuano a supportare Mozilla nell’aggiornamento della famosa interfaccia. Tuttavia, è una novità assoluta che un software open source sia stato rilasciato da una PA italiana.

Possiamo essere soddisfatti?

In realtà no. Anche se questa notizia risulta incoraggiante, bisogna comunque constatare che, rispetto agli altri Paesi europei, siamo ancora lontani da un’applicazione completa di tutte le logiche Open Innovation.

Basti pensare che in una recente intervista Martin Curley, Responsabile dell’Innovazione dell’HSE (il Servizio Sanitario Irlandese), ha esposto tutte le logiche che (ormai da due anni) normalmente vengono applicate al lavoro della PA irlandese. Si tratta di un percorso di approccio all’Open Innovation pressoché completo che fa uso di tutti i principali strumenti di questa metodologia per stimolare l’apertura della mentalità del personale della pubblica amministrazione, percorso che, dopo qualche anno di applicazione, sta dando i suoi importanti frutti.

Per fare un esempio di come Curley è riuscito a diffondere in breve tempo una cultura dell’innovazione estesa a tutte le sue risorse, prendiamo in considerazione la nuova organizzazione del personale in piccoli team “agili” che sono ora in grado di confrontarsi con l’ecosistema startup e testare in modo agile e snello le soluzioni digitali proposte da soggetti terzi.

In questo modo l’HSE è riuscito ad aprire 20 Hub in tutto il Paese, creando un punto d’incontro non solo tra PA e startup, ma anche tra questi due attori e le realtà terze con cui si dovessero creare opportunità di collaborazione, in pieno spirito Open Innovation.

PA e Open Innovation in Italia: arriveremo anche noi a questi risultati?

Chiaramente, quello di INPS è solo un primo passo per la completa apertura della Pubblica Amministrazione agli strumenti di Open Innovation che spesso abbiamo citato.

Ma comunque questo segnale fa sperare che presto anche il nostro Paese affronti con più dedizione il tema, imponendo delle scelte strategiche estese a tutti i campi di applicazione. Un approccio che si inquadra perfettamente nella strategia europea di Next Generation EU atta alla creazione di ricchezza per le prossime generazioni.
In questo ingente pacchetto di misure, con uno stanziamento di risorse economiche senza precedenti, l’Europa vuole creare opportunità stimolanti per uscire dalla pandemia con una serie di obiettivi ben definiti.
Tra questi emerge, per l’appunto, un focus sull’innovazione e la transizione digitale della Pubblica Amministrazione che garantisce risorse economiche a tutti gli Stati membri che devono affrontare questo percorso di rinnovamento.

Iscriviti a Money.it