Obbligazionario governativo e corporate penalizzati da future politiche monetarie

Per effetto delle future politiche monetarie delle banche centrali, orientate a sostenere il ciclo economico, sarà probabile assistere ad una progressiva perdita di valore reale del comparto obbligazionario, sia governativo che corporate

Obbligazionario governativo e corporate penalizzati da future politiche monetarie

Gli investitori si aspettano un taglio dei tassi di interesse a luglio, nonostante la Federal Reserve abbia «frenato» sulle recente voci speculative di un imminente taglio del costo denaro.

Benché le dispute commerciali abbiano catalizzato l’attenzione, i dati economici hanno segnato un indebolimento negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Cina. Basti pensare che la produzione industriale cinese è calata, scendendo sul livello più basso degli ultimi 17 anni a inizio 2019.

Solo un anno fa, la Fed sembrava pronta a innalzare il costo del denaro ben oltre la soglia del 3%. Ma il forte calo che ha caratterizzato l’ultimo trimestre 2018, ha fatto cambiare velocemente idea al board della Banca centrale Usa.

Il mercato ritiene che il tasso del 2,5% sui Fed Fund fissato l’anno scorso rappresenti il picco dell’attuale ciclo, così come vorrebbe lo stesso Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che più volte ha contestato l’operato del Governatore della Fed, Jerome Powell.

Gli investitori ora sono preoccupati per la curva dei rendimenti. Quando il differenziale tra i Treasury a 2 e 10 anni diventa negativo spesso si è in presenza di tensioni economiche o di un’avvisaglia che una recessione è alle porte. La curva non ha ancora raggiunto il punto d’inversione, ma è in procinto di farlo.

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Quanto vale ancora il mercato obbligazionario?

«Il mercato delle obbligazioni governative si è mosso con grande forza nel 2019. In particolare, la maggiore direzionalità nel 2019 si è riscontrata in quello dei Treasuries Usa. Da Novembre 2018, il rendimento del dieci anni è passato dal 3.2% al 2%. Dovessimo continuare a vedere una compressione dei rendimenti sotto il 2%, il minimo dell’1.35% del Luglio 2016 sarebbe un’ipotesi più che realistica. A quei livelli, tuttavia, il mercato raggiungerebbe valutazioni particolarmente elevate, persino in uno scenario di forte rallentamento economico», spiega Edoardo Fusco Femiano, Market analyst per eToro.

«Più in generale, ci attendiamo una progressiva perdita di valore reale del comparto obbligazionario, sia governativo che corporate, per effetto delle future politiche monetarie delle banche centrali. Con le banche centrali orientate a sostenere il ciclo economico, le asset class più rischiose continuano a fornire opportunità interessanti», conclude Femiano.

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