Non è tutto oro quel che luccica: il sogno americano sta tramontando?

Ufficio Studi Money.it

20 Novembre 2018 - 12:00

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Dopo il boom degli scorsi anni, l’economia a stelle e strisce mostra alcuni segnali di rallentamento. In particolare il mercato immobiliare e quello del lavoro forniscono segnali preoccupanti

A ormai dieci anni di distanza dell’ultima grande recessione economica gli Stati Uniti d’America godono di buona salute. Numeri alla mano il mercato del lavoro americano può contare su quantità e qualità: la disoccupazione è ai minimi dal 1969 e le retribuzioni orarie sono sui massimi dall’aprile del 2009.

Sino ad ora l’attuale ciclo economico è il secondo più esteso nella storia degli Stati Uniti dal 1854. Se la crescita dei fondamentali Usa dovesse proseguire oltre maggio 2019 diverrebbe il ciclo più longevo di tutta la storia americana. Lo stesso vale per i mercati finanziari: Wall Street nel corso degli ultimi due/tre anni ha ripetutamente battuto ogni record rialzista mostrandosi riluttante alle velleità di chi a più riprese paventava un imminente disastro.

Fin qui sembrerebbe una luna di miele. Tuttavia, i recenti crolli degli indici e l’economia reale in U.S.A. stanno dando alcuni segnali allarmanti. Ne sono esempi un mercato immobiliare e quello delle automobili in contrazione, l’assottigliamento della cosiddetta “classe media” e la sostanziale diminuzione dell’ottimismo economico in generale.

Un’indicazione giunge anche dai recenti ribassi del greggio, che lo scorso martedì 13 novembre ha subito il suo peggior crollo dal settembre 2015, perdendo oltre il 7% dalla chiusura del giorno precedente e raggiungendo sul future del WTI un minimo a 54, 75 dollari al barile, segnando il livello più basso del 2018.

Solitamente, in un’economia in espansione la domanda di oro nero aumenta, facendone aumentare di conseguenza il prezzo. Viceversa, quando l’economia rallenta, cala anche la domanda di petrolio, determinando una diminuzione del prezzo di quest’ultimo.

Anche il dato sul prezzo delle case non è confortante: il dato sulle vendite di case esistenti a ottobre è sceso per il sesto mese consecutivo, registrando un minimo dal novembre 2015. A contribuire a queste diminuzioni è l’aumento dei tassi di interesse. Tassi ipotecari alti impediscono ai consumatori statunitensi di prendere decisioni veloci sugli acquisti domestici. In particolare, nel sud della California, il mercato immobiliare ha subito il peggior crollo dal 2008.

Un altro fattore preoccupante può essere attribuito ad un recente sondaggio svolto dalla National Association of Home Builders, da cui emerge che meno del 13% degli intervistati ha intenzione di acquistare una casa nei prossimi dodici mesi. Questo livello si attesta al di sotto della metà dell’ultimo trimestre del 2017.

Un altro campanello di allarme giunge dalla crisi dei centri commerciali in America: una difficoltà che sta portando i proprietari dei “malls” a chiudere la loro attività ancora prima che il mutuo giunga a scadenza.

Questo segnale dovrebbe preoccupare in perchè, se gli immobili sono coperti da ipoteca, le banche si troveranno costrette a venderli a buon mercato, registrando minusvalenze. Di conseguenza, gli investitori che detengono titoli garantiti da ipoteca commerciale subiranno pesanti perdite.

Segnali poco rassicuranti giungono anche dai gestori dei fondi: in un sondaggio svolto dalla Bank of America emerge che gli hedge funds sono a livelli di pessimismo simili a quelli del 2008 relativamente alle sorti dell’economia.

Il popolo americano inoltre non è mai spiccato per la propensione al risparmio: il 62% dei lavori americani non offre uno stipendio sufficiente per supportare lo stile di vita della classe media. Inoltre, il 58% degli statunitensi ha meno di mille dollari di risparmi, di questi, il 32% non ha soldi nel conto.

Questi dati risultano ancora più preoccupanti se si pensa che in America c’è una crisi dei senzatetto che colpisce oltre 550 mila persone.

Cosa dice la curva dei tassi?

Indicazioni negative giungono anche dal differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 2 e 10 anni.


Le aree in grigio evidenziano una passata recessione. Fonte: Federal Reserve Economic Data.
Come si vede dal grafico, quando si giunge al di sotto della linea dello zero, significa che il rendimento dei titoli di stato a breve scadenza supera quello delle scadenze più lunge. Tradizionalmente questo è uno dei segnali più importanti di una recessione.

Tale differenziale è ai livelli più bassi del 2008. Se la linea dovesse andare al di sotto dello 0, si determinerebbe un’inversione della curva dei tassi che, al momento, resta inclinata positivamente.

Come emerge da questa analisi, il boom economico statunitense da chiari segnali di rallentamento, fornendo solide basi per una nuova possibile recessione.

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