Nella guerra dei dazi alle auto cinesi a farne le spese sarà LVMH. Ecco perché

Redazione Money Premium

04/10/2024

Secondo Bain & Co., circa il 2% della clientela più ricca in Cina rappresenta il 40% delle vendite di beni di lusso.

Nella guerra dei dazi alle auto cinesi a farne le spese sarà LVMH. Ecco perché

Le tensioni commerciali tra Cina e Unione Europea hanno raggiunto un nuovo picco, con il settore del lusso europeo che potrebbe trovarsi al centro di una potenziale rappresaglia cinese.

Uno degli attori chiave coinvolti è Bernard Arnault, il magnate francese alla guida del colosso LVMH, che vanta un valore di mercato di oltre 340 miliardi di dollari. Arnault, che ha consolidato la sua influenza non solo in Europa ma anche in Cina, è diventato un personaggio di rilievo nei rapporti tra i due blocchi economici.

Nonostante la sua reputazione e i legami con alti funzionari cinesi, la sua azienda potrebbe essere coinvolta in un’eventuale guerra commerciale tra Pechino e Bruxelles.
La scintilla che ha alimentato le recenti tensioni è stata la decisione della Commissione Europea di proporre dazi fino al 38% sulle auto elettriche prodotte in Cina, accusando Pechino di sovvenzionare in modo ingiusto le proprie aziende automobilistiche, rendendo i veicoli cinesi ingiustamente competitivi rispetto a quelli europei. Tale mossa, ancora soggetta al voto dei membri dell’UE, potrebbe entrare in vigore entro novembre 2023 e avere conseguenze per i rapporti commerciali tra i due blocchi per almeno cinque anni.

Da parte cinese, non è ancora chiaro come il presidente Xi Jinping reagirà. La Cina ha già avviato indagini anti-dumping su prodotti europei come il brandy, la carne di maiale e i latticini, ma finora ha evitato di imporre dazi aggiuntivi. Tuttavia, la portata di queste misure è limitata, con un valore complessivo delle importazioni di soli 6 miliardi di euro nel 2023, una cifra nettamente inferiore rispetto ai 10 miliardi di euro di auto elettriche esportate dalla Cina verso l’UE.

Un settore che potrebbe subire le conseguenze della risposta cinese è proprio quello del lusso europeo. Nel 2023, le importazioni di beni di lusso, come borse, profumi, gioielli e abbigliamento, dall’Europa verso la Cina hanno raggiunto un valore di 11 miliardi di euro. Questi beni, pur essendo apprezzati dalla clientela cinese più facoltosa, non sono essenziali per l’economia del Paese. Questo rende il lusso un bersaglio ideale per eventuali ritorsioni.

Secondo Bain & Co., circa il 2% della clientela più ricca in Cina rappresenta il 40% delle vendite di beni di lusso, il che significa che un eventuale aumento dei prezzi causato da nuove tasse o dazi potrebbe avere un impatto relativamente limitato sulla maggior parte della popolazione. Tuttavia, per marchi come LVMH, Kering e altri giganti del lusso europeo, un tale colpo potrebbe incidere significativamente sui profitti.

La Francia, patria di LVMH e di molti altri marchi di lusso, è stata una delle voci più critiche nei confronti della Cina riguardo alle auto elettriche. Paradossalmente, il Paese è anche uno dei principali esportatori di beni di lusso verso la Cina. Nel 2023, un terzo delle borse di lusso di pelle e plastica esportate dall’UE in Cina proveniva dalla Francia, per un valore complessivo di 5 miliardi di euro. LVMH da solo ha esportato beni per un valore di 24 miliardi di euro, pari al 4% delle esportazioni totali francesi nello stesso anno.

L’Italia e la Spagna, anch’esse forti esportatrici di beni di lusso, potrebbero essere colpite da una potenziale rappresaglia cinese. La Spagna ha già manifestato preoccupazioni, con il premier Pedro Sánchez che ha recentemente cercato di ammorbidire la posizione dell’UE sui dazi contro le auto cinesi, temendo per il mercato delle esportazioni di carne suina, del valore di 1,5 miliardi di euro.

Se da un lato una rappresaglia sotto forma di dazi sui beni di lusso potrebbe risultare complicata da giustificare secondo le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), Pechino potrebbe optare per un’altra strada. Attualmente, la Cina impone una “tassa sui consumi” su una selezione di beni di lusso, come orologi, gioielli, cosmetici e auto sportive. Queste tasse variano dal 5% al 20% e si aggiungono all’IVA del 13% standard. Estendere questa tassa a categorie come borse di pelle e accessori di lusso sarebbe relativamente semplice e potrebbe passare inosservato dal punto di vista delle regole commerciali internazionali.

Questa misura, oltre a essere politicamente fattibile, avrebbe il vantaggio di fornire nuove entrate fiscali ai governi locali cinesi, che sono attualmente sotto pressione a causa della crisi del settore immobiliare e della necessità di ripagare i debiti infrastrutturali. Inoltre, la tassa sui beni di lusso potrebbe essere vista come una misura per promuovere la redistribuzione della ricchezza, in linea con la retorica governativa.

Un aumento delle tasse sui beni di lusso venduti in Cina potrebbe creare problemi per aziende come LVMH e Kering, che dipendono in larga misura dal mercato cinese. Sebbene queste aziende possano essere tentate di trasferire i costi sui consumatori, la debolezza economica della Cina rende più difficile giustificare aumenti significativi dei prezzi.

Inoltre, un aumento delle tasse potrebbe incentivare i consumatori cinesi a spostare i loro acquisti di beni di lusso all’estero. Paesi come il Giappone, che ha beneficiato di un forte afflusso di turisti cinesi e di un yen debole, hanno visto un incremento delle vendite di LVMH del 57% nei primi tre mesi del 2023. Nonostante ciò, i prezzi medi in Giappone sono stati del 12% più bassi rispetto a quelli in Cina, il che rende comunque meno appetibile un aumento delle tasse sui beni di lusso nel mercato interno cinese.

Bernard Arnault e LVMH potrebbero trovarsi nel mirino delle rappresaglie cinesi nel contesto delle crescenti tensioni commerciali tra Cina e Unione Europea. Sebbene le auto elettriche siano al centro del dibattito, il settore del lusso potrebbe rappresentare una via più semplice e politicamente accettabile per Pechino per rispondere alle mosse di Bruxelles.