Naspi anticipata e restituzione in caso di nuovo contratto: considerazioni

Lorenzo Rubini

24 Maggio 2021 - 14:59

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Per chi chiede la Naspi anticipata per avviare una attività di auto impresa vi è un paletto molto stringente da rispettare: no all’assunzione con lavoro subordinato.

Naspi anticipata e restituzione in caso di nuovo contratto: considerazioni

Per il percettore di Naspi vi è la possibilità di chiedere, in caso di apertura di Partita Iva o di sottoscrizione di quota di una cooperativa, l’anticipo delle somme spettanti non ancora erogate. Ma allo stesso tempo si accetta uno stringente limite: per tutta la durata dell’anticipo non si può essere assunti con contratto subordinato.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Buongiorno,
Io ho chiesto l’anticipazione della Naspi a settembre 2020 ed a marzo 2021 sono stato assunto a tempo indeterminato. Ora ho chiesto all’INPS che cosa devo fare e mi hanno detto che devo restituire l’intero importo, comprensivo anche della parte che va da settembre 2020 a marzo 2021. Mi sembra un po’ strano anche perché se non avessi chiesto l’anticipazione della naspi io avrei:
- preso l’indennità di disoccupazione che adesso devo restituire;
- avuto i contributi figurativi che invece io mi sono dovuto pagare di tasca mia.
Questa norma mi sembra che produca un danno nei confronti di chi fa la richiesta di anticipazione della naspi.
Ossia, in parole povere, chi decide di tirarsi su le maniche e di fare qualcosa quando è rimasto a casa dal lavoro a tempo indeterminato viene punito severamente, mentre chi si sdraia sul divano e aspetta la naspi viene premiato e coccolato.
Cosa ne pensate?”

Anticipo Naspi e restituzione

Purtroppo in tal senso l’INPS avvisa al momento della richiesta: per tutta la durata del periodo coperto dall’anticipo non si può in alcun modo sottoscrivere un contratto di lavoro subordinato, pena la restituzione dell’intero importo anticipato.

Agli occhi di chi subisce la richiesta di restituzione può sembrare una palese ingiustizia ma le cose vanno osservate nella loro globalità. L’INPS eroga una cifra che alle volte può essere anche importante al disoccupato che intende avviare un’attività con partita IVA.

Ovviamente la somma erogata serve proprio ad incentivare l’autoimprentorialità e al lavoratore che chiede l’anticipo dell’indennità di disoccupazione non sono posti limiti dai ricavi possibili dalla nuova attività (che in costanza di erogazione mensile avrebbe dovuto tenere al di sotto dei 4800 euro l’anno per non perdere l’indennità e che comunque avrebbero comportato una riduzione pari all’80% dei guadagni sulla quota di Naspi spettante).

Ma allo stesso tempo la normativa vincola il beneficiario a non poter accettare nuovo contratto di lavoro subordinato nel periodo coperto dall’anticipo nonostante in costanza di pagamento mensile sia prevista la possibilità di sottoscrivere contratti a tempo determinato.

Il decreto Legislativo numero 22 del 4 marzo 2015, all’articolo 8 prevede infatti che il lavoratore che richiede l’anticipo ed instaura un nuovo rapporto di lavoro subordinato prima dell’ipotetica scadenza della Naspi è tenuto a restituire tutto l’importo anticipato.

La limitazione imposta ha delle motivazioni evidenti, ovvero quella impedire che la richiesta di anticipo, volta all’avvio di un’attività di lavoro autonomo, venga impiegata per altre cose che non siano, appunto, il fornire un capitale iniziale per avviare la propria attività.

E’ pur vero che se non avesse chiesto l’anticipo avrebbe fruito per questi mesi (da settembre a marzo) non solo della Naspi mensile ma anche della contribuzione figurativa, ma è anche vero che nonostante abbia avuto la somma erogata in anticipo, se in questi mesi ha avuto dei ricavi o dei guadagni dalla sua attività autonoma questi non hanno portato ad una sospensione o una riduzione della Naspi ricevuta.

Di fatto, quindi, nel momento che si richiede l’anticipo l’INPS chiarisce quali sono i vantaggi e quali i limiti del beneficio e nel presentare domanda per fruirne il cittadino accetta anche il vincolo di dover restituire quanto ricevuto in caso di nuovo contratto di lavoro subordinato.

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