Nasdaq crolla: rischio bolla per Goldman Sachs. C’è da fidarsi?

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Nasdaq crolla: rischio bolla per Goldman Sachs. C'è da fidarsi?

Nasdaq: venerdì il peggior crollo da oltre un anno. Goldman Sachs lancia l’allarme di una nuova bolla sul settore tecnologico. C’è da fidarsi?

Lo scorso venerdì l’indice Nasdaq è improvvisamente crollato, zavorrato dalle vendite che hanno colpito i principali titoli tecnologici americani.
L’indice Tech ha perso l’1,8% segnando la peggior seduta da metà marzo, un crollo che non si vedeva da più di un anno.

A pesare la nota di Goldman Sachs, secondo la quale i “FAANGtastic Five” - Facebook, Google, Apple, Netflix e Amazon - potrebbero essere saliti troppo negli ultimi tempi alimentando la possibilità di un aver gonfiato una bolla speculativa.

Il crollo del Nasdaq ha sicuramente sollevato una crepa nella tendenza rialzista dei mercati americani, ma gli investitori devono davvero temere lo scoppio di una bolla? Ecco i fattori da non trascurare secondo Goldman Sachs.

Nasdaq: rischio bolla per Goldman Sachs. C’è da fidarsi?

A Wall Street le più importanti aziende tecnologiche americane, tra cui Apple, Nvidia, Facebook e Microsoft, sono crollate lo scorso venerdì pomeriggio in scia ai timori che il forte rialzo visto dal settore tech degli ultimi tempi abbia alimentato una bolla speculativa.
A suscitare questi timori una nota diffusa da Goldman Sachs, che intende mettere in guardia gli investitori sui rischi che aleggiano sul settore tecnologico americano.
Alla notizia gli indicatori di settore sono crollati sulla scia dei ribassi segnati da titoli del calibro di Apple, che ha chiuso la seduta a -3,88%, Microsoft -2,28%, Google -3,40% e Facebook -3,28%. Amazon ha lasciato sul terreno il 3,27%, mentre Netflix ha chiuso con un -4,72%.
Ecco la dinamica delle variazioni percentuali dei principali titoli tecnologici durante la sessione del 9 giugno.

Per prima cosa Goldman Sachs ritiene che i cosiddetti “FAANGtastic Five”, acronimo utilizzato per indicare il gruppo delle 5 azioni che hanno contribuito in misura maggiore al rally dei listini americani dopo la vittoria di Trump alla Casa Bianca, siano alla base del rischio bolla che incombe sul settore.

In particolare il messaggio di Goldman Sachs si riferisce ai fondamentali di questi titoli che hanno rafforzato la loro capitalizzazione di borsa nel 2017 di ben 600 miliardi di dollari, “l’equivalente del PIL di Hong Kong e Sudafrica”. La banca fa inoltre notare che, anche se nel loro insieme le “FAANGtastic Five” rappresentano il 13% del valore del paniere S&P 500, dal primo gennaio ad oggi hanno contribuito alla crescita per ben il 40%.

Questo dimostra che la crescente enfasi sulle “FAANGtastic Five” potrebbe rappresentare un serio problema, specialmente se gli investitori più passivi iniziano ad orientarsi su queste azioni, attratti dalla loro volatilità relativamente bassa. Secondo Goldman Sachs non si stanno considerando in maniera adeguata alcuni rischi inerenti queste società quali l’esposizione ciclica e l’aspetto normativo.

Un altro rapporto di Bank of America mette in evidenza il fatto che i fondi di investimento di larga capitalizzazione hanno incrementato il margine della loro esposizione sui titoli tecnologici in una misura mai vista prima. Addirittura l’esposizione sarebbe maggiore di quella che caratterizzava gli stessi fondi prima dello scoppio della bolla delle “dotcom” del 2000, che tutti ricordano come il peggior crollo dei titoli internet della storia.
All’epoca i titoli che hanno gonfiato la bolla erano Lucent, Cisco, Oracle, Intel e la stessa Microsoft. La situazione che si sta verificando ha delle similitudini preoccupanti con gli eventi che hanno preceduto lo scoppio di quella bolla e questo sta alimentando le vendite sui titoli del settore.

Nella storia delle borse si sono verificati quattro momenti in cui i titoli tecnologici hanno visto uno sviluppo simile a quello attuale, ed in ogni caso l’epilogo è stato un “bagno di sangue”.
Questa volta il crollo potrebbe addebitarsi a semplici prese di profitto dopo la brillante performance dei titoli del settore ma se è vero che la “storia si ripete” le preoccupazioni non sono di certo infondate.

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