Crediti deteriorati: smaltimento sul mercato o gestione in house? La view di Mediobanca

Che fare con gli NPL? Smaltirli sul mercato o tentare una gestione in house al fine di preservarne il valore da ulteriori svalutazioni? Ecco cosa ha detto Gabriele Barbaresco di Mediobanca.

L’accumulo di Non performing loans (NPL) è il frutto non solo della sconvolgente crisi che ha sferzato l’Italia, ma anche dei problemi di ordine strutturale che ne affliggono il circuito creditizio da molti anni. In più, soluzioni in house di gestione degli NPL risultano essere più efficaci rispetto alla cessione a terzi. Lo dice Gabriele Barbaresco, capo dell’Ufficio studi di Mediobanca.

Mediobanca interviene in un dibattito che vede i propositi della Banca d’Italia contrapporsi a quelli della BCE. Da mesi Francoforte sollecita le banche italiane a liberarsi degli NPL attraverso la loro commercializzazione. Opzione che in molto stanno avvalorando. Diversamente, per Via Nazionale quella della cessione a terzi non rappresenterebbe una soluzione ottimale.

Se Unicredit, per esempio, ha ricevuto il plauso della BCE per aver varato un piano di costante cessione delle sofferenze nel tempo, Intesa Sanpaolo appare ancora restia nell’intraprendere questa strada, e nel piano recentemente presentato alla BCE ha sottolineato che manterrà buona parte dei crediti deteriorati in house al fine di evitare un’ulteriore svalutazione connessa al tasso di sconto applicato dal mercato.

NPL: come si sono formati?

Mediobanca è del parere che la piaga degli NPL nasca sulla scorta di un meccanismo creditizio che la crisi ha contribuito in buona dose a inceppare, benché fosse di per sé già seriamente compromesso. In altre parole, se guardiamo - come sottolinea Barbaresco - alla ratio dei crediti deteriorati italiani (dato dal rapporto NPL totali e impieghi totali), notiamo che già prima dello scoppio della crisi pesavano sull’esigibilità dei crediti alcuni fattori:

  • “fiscalità svantaggiosa”;
  • “giustizia civile inefficiente”;
  • “difformità nel riconoscimento degli NPL”.

La crisi ha semplicemente stravolto in maniera definitiva il meccanismo di allocazione del credito. Incagli e sofferenze sono quindi il frutto di un problema la cui natura è al contempo strutturale e congiunturale. Naturalmente, continua Barbaresco, là dove la crisi ha picchiato duramente la NPL ratio è stata più alta (in Italia, per esempio, è stata del 18%).

Come ha sottolineato l’ABI, infatti,

“L’80% della crescita degli NPL italiani tra il 2007 e il 2014 è dipesa da tre spread italiani: giustizia (49%), bassa crescita (34%) e tassi (17%).”

Stando all’argomentazione di Mediobanca a soffrirne di più sono le Popolari e le Bcc rispetto alle Spa, aspetto ben evidenziato dalle condizioni in cui versano le Venete.

Se si guarda al Texas ratio, che misura il rapporto tra NPL e patrimonio netto tangibile di una banca (la percentuale fornisce la dimensione di NPL protetta dal patrimonio dell’istituto), si nota che “forti concentrazioni di credito cattivo abbassano il capitale regolamentare”, continua Barbaresco. A questo punto, si ha che in virtù di un Texas ratio del 100%, la svalutazione degli NPL è da concepirsi nell’ordine del 41%. Per quanto concerne il range Texas ratio 75%-50% equivale a una svalutazione del 35%.

Smaltimento NPL: quale è la soluzione migliore?

Sullo smaltimento degli NPL il dibattito è molto confuso. Da un lato è presente la BCE, la quale da mesi sollecita le banche seriamente compromesse a liberarsi delle sofferenze attraverso la cessione dei portafogli sul mercato (e gli acquirenti non mancano - si pensi solo al fatto che Banca Ifis, piccolo intermediario con solidi interessi nel mercato factoring, ha acquistato un pacchetto di NPL per un valore di 2 miliardi di euro); dall’altro, come ha rammentato Barbaresco, la Banca d’Italia, più scettica nel ritenere che una qualche correlazione diretta tra mantenimento degli NPL in house e fluidità del credito esista.

“Forzare le banche a cedere gli NPL può essere controproducente, se ciò deteriora la loro dotazione di capitale (via perdite e adeguamento del valore di carico”. [In più], secondo la Banca d’Italia, il tasso di recupero delle sofferenze tra il 2006 e il 2015 è stato pari al 43%. Il tasso medio di recupero delle sofferenze gestite in house è stato pari al 47%, di quelle cedute a terzi al 23%.”

La cessione a terzi implica un elevato tasso di sconto che tende a svalutare ancor di più il valore del credito in sofferenza. Per questa ragione Intesa Sanpaolo, in più di occasione sollecitata dalla BCE a liberarsi degli NPL sul mercato, ha preferito varare l’Asset Strategy Template, dal quale l’istituto spera - attraverso una gestione in house - di proteggere da svalutazione certa “150 milioni di euro per ogni punto percentuale di valore” non immesso sul mercato.

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