MiFID II: cosa cambia sui mercati finanziari dal 2018. Le nuove regole

Dal 2018 nuove regole sui mercati finanziari in Europa: cos’è e cosa prevede la MiFID II redatta dall’Unione Europea? Ecco cosa cambia per privati, banche e broker.

MiFID II: cosa cambia sui mercati finanziari dal 2018. Le nuove regole

Dopo vari ritardi, la MiFID II (o MiFID 2) è pronta a fare il suo ingresso ad inizio 2018 e promette di rivoluzionare i mercati finanziari europei. L’obiettivo è aumentare la trasparenza e la tutela degli operatori, ma le banche e i broker continuano a lamentare l’alto costo di gestione e le minacce ai loro profitti.

Analizziamo quali sono le novità in arrivo e in che modo la nuova normativa promette di rivoluzionare la finanza europea.

Il contesto

Dalla crisi finanziaria mondiale del 2008, azioni e obbligazioni sono riuscite a recuperare in modo netto. Ciò che non è mai tornata come prima è invece la fiducia nei mercati. Trading ad alta frequenza, sprazzi di volatilità inspiegabili e scandali vari hanno alimentato la convinzione che i mercati finanziari siano faziosi e manipolati - o almeno che sia troppo difficile per un comune mortale capirli e monitorarli.

Ed è qui che la politica e le autorità di regolamentazione europee hanno voluto agire, attraverso un’ultima rivoluzione necessaria per sistemare i danni dell’ultima crisi finanziaria (e lasciarsela definitivamente alle spalle a 10 anni dal suo scoppio).

In Europa è pronto un pacchetto di nuove normative conosciuto come MiFID II, che promette di convertire gli operatori dei mercati finanziari alla trasparenza e di bandire i conflitti di interesse.

Cos’è la MiFID II

Le nuove regole entreranno in vigore il 1° gennaio 2018 e sono destinate a far superare il modo in cui gli intermediari finanziari condividono informazioni, trovano i prezzi migliori e si pagano a vicenda. È il secondo tentativo di regolamentare i mercati attraverso un’iniziativa da parte dell’Unione Europea denominata Direttiva sui mercati negli strumenti finanziari , o MiFID appunto. Dopo anni di lobbismo da parte di alcuni gruppi finanziari, il tentativo di irrigidire l’applicazione delle norme è ancora in fase di sviluppo.

La nuova MiFID II impone ai broker di spostare le transazioni su un’ampia gamma di titoli all’interno di piattaforme aperte e regolamentate, limitando le offerte tra broker e broker non dichiarate - pratica attraverso cui si svolge tradizionalmente il trading su materie prime, bond e petrolio.

Per aiutare a proteggere i mercati dal trading automatizzato, che è cresciuto fino a rappresentare oltre la metà del totale degli scambi mondiali, gli algoritmi dovranno essere registrati presso gli enti di regolamentazione, testati e dovranno comprendere degli «interruttori» che possano bloccare il loro funzionamento. Le nuove leggi hanno il potenziale di rivoluzionare il modo in cui le banche fanno trading, come anche le istituzioni che commercializzano titoli o obbligazioni europee in tutto il mondo.

Le imprese finanziarie sono già a lavoro nel costruire dei sistemi di report dei dati per adempiere al regolamento della MiFID II - i regolatori stimano un costo fino a 732 milioni di euro per la sua implementazione. Nel 2016, la data di ingresso della MiFID II è stata ritardata perché gli standard tecnici e le reti di computer non erano ancora pronti.

Cosa cambia e cosa prevede la MiFID II

Ecco come la MiFID II promuove la correttezza sui mercati finanziari e promette di cambiare il contesto finanziario europeo:

1) Documentazione e accesso al mercato
La MiFID II richiede ai broker e alle banche di investimento di mostrare chiaramente i prezzi e i trade per una vasta gamma di strumenti finanziari e di operare su piattaforme di trading aperte per poter raggiungere gli obiettivi di trasparenza, competitività e accesso ai prezzi migliori.

2) Dark pool
La MiFID limita il trading sui mercati privati, con l’obiettivo di rendere i mercati pubblici più corretti e allargare la scelta degli investitori.

Per approfondire: Dark pool: cosa cambia per il “trading al buio” con la MiFID II?

3) La condotta delle imprese
La normativa aggiornata richiede di assicurare i prezzi migliori e restringe l’offerta di ricerche di mercato e investimento sotto pagamento. La norma protegge gli investitori limitando la possibilità di vedersi applicare commissioni dirette.

4) Conservazione delle comunicazioni
I protagonisti dei mercati devono conservare tutte le comunicazioni interne ed esterne, comprese le conversazioni telefoniche, dando ai regolatori finanziari la possibilità di investigare e ricostruire la dinamica degli eventi nel caso di comportamenti sospetti.

5) Trading algoritmico e ad alta frequenza
I programmi sui computer devono essere registrati, testati e comprendere la possibilità di essere bloccati in qualsiasi momento da parte delle autorità finanziarie, così da prevedere abusi e ripercussioni sui mercati.

6) Derivati su materie prime
La normativa prevede un’estensione della regolamentazione bancaria, comprese la normativa sul capitale, anche sugli scambi di materie prime, così da limitare la speculazione e prevenire le interruzioni sui mercati che hanno effetto sui prezzi dell’energia e degli alimenti.

Un grande sforzo per cambiare i mercati

Dopo la crisi finanziaria, la politica ha deciso che era necessario cambiare per proteggere i consumatori dalle pratiche di trading poco chiare e truffaldine. Molte delle regole - come quelle che richiedono agli intermediari di sincronizzare gli orologi e memorizzare le registrazioni delle chiamate telefoniche - intendono dar modo ai regolatori di avere le informazioni necessarie per ricostruire gli eventi rapidamente se le cose vanno male.

Alcune delle linee guida della MiFID II, incluso lo spostamento dei derivati su mercati aperti, prendono spunto dalle norme statunitensi Dodd-Frank del 2010. Ma le norme adottate dall’UE - che hanno mercati più frammentati e meno liquidi rispetto a quelli degli Stati Uniti - si estendono ad un maggior numero di titoli e su più aree sul fronte del comportamento dei broker.

Il fronte di banche e broker

Alcune banche e broker credono che i regolatori si stiano spingendo troppo oltre nella ricerca di trasparenza. Solamente la messa a punto della normativa richiede ai broker una raccolta di dati su 15 milioni di strumenti finanziari provenienti da circa 300 punti di negoziazione. I contrari alla MiFID II credono che, costringendo alla divulgazione dei prezzi, la normativa ponga il rischio di inibire il trading e di ridurre la liquidità sul mercato, il che farebbe crollare i profitti delle banche.

Le linee guida che limitano la quantità di titoli che possono essere scambiati nelle cosiddette dark pool sono semplicemente inoperabili, sostengono banche e intermediari, e spingono i trader a cercare nuove scappatoie per mantenere l’anonimato. Le autorità credono che la nuova normativa contribuisca a ripristinare la fiducia e a rafforzare la tutela dei consumatori, promuovendo la concorrenza e incoraggiando una ricerca più indipendente.

Non c’è altra scelta che indurire le regole in considerazione dei traumi finanziari dell’ultimo decennio, dicono le autorità, e un ambiente più astioso per le banche e gli operatori è un prezzo da pagare.

Link utili:
Documentazione sulla MiFID sul sito dell’UE
Le linee guida dell’ESMA

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