Pasqua a Piazza Affari: fuori i soliti noti, brillano i nuovi protagonisti

Guido Gennaccari

18/04/2025

Nel rally pasquale dell’indice FTSE MIB brillano industria e telecomunicazioni, mentre restano indietro banche e utilities. Ecco perché.

Pasqua a Piazza Affari: fuori i soliti noti, brillano i nuovi protagonisti

La Pasqua del 2025 ha portato con sé una serie di sorprese per gli investitori del mercato italiano, non tanto in termini di tradizionali festività, quanto per i risultati inaspettati che hanno caratterizzato l’andamento del FTSE MIB, l’indice di riferimento della Borsa di Milano.

Mentre il clima festivo lasciava spazio ai consueti momenti di riflessione sullo stato dell’economia globale, i mercati finanziari hanno evidenziato un segnale chiaro: le forze che per anni hanno spinto l’indice verso alti livelli di performance, come i settori bancari e utilities, sembrano aver perso un po’ di terreno.

A sorpresa, a dominare il podio sono stati titoli legati a settori meno attesi, ma altrettanto cruciali per l’economia italiana: Leonardo, Iveco e Telecom. La loro ascesa in un periodo di incertezze globali e tensioni politiche ha sollevato interrogativi importanti su cosa stia realmente accadendo a Piazza Affari e su quali siano le forze che stanno ridisegnando il panorama dell’investimento nel nostro Paese.

Titoli del FTSE MIB da inizio anno Titoli del FTSE MIB da inizio anno .

Fino a pochi mesi fa, la scena era dominata dai titoli bancari e dalle utilities, con nomi come Unicredit nel settore finanziario e Italgas in quello delle utenze a fare da pilastri per l’indice. Questi due settori avevano beneficiato di un contesto economico favorevole, con tassi di interesse in rialzo che avevano spinto i bancari a beneficiare di ampi margini di interesse. Al contrario, le utilities, che storicamente sono state considerate settori anticiclici, avevano tratto vantaggio da un ambiente di tassi bassi e aspettative di inflazione contenuta. Tuttavia, l’introduzione di politiche monetarie più aggressive, i rialzi dei tassi decisi dalle principali banche centrali mondiali e le continue incertezze legate alla geopolitica globale – in particolare la minaccia dei dazi di Trump, le turbolenze valutarie e il rischio di un conflitto commerciale che coinvolge le principali economie del mondo – hanno messo alla prova i settori tradizionali. Le utilities hanno iniziato a soffrire l’aumento dei tassi, con il loro valore azionario che ha risentito della maggiore difficoltà nell’ottenere finanziamenti a costi competitivi, e le banche, pur traendo inizialmente vantaggio dalla crescita dei tassi, potrebbero presto affrontare una possibile stretta creditizia che potrebbe limitare la loro capacità di generare nuovi prestiti e, quindi, nuovi ricavi.

Nonostante queste difficoltà, i titoli industriali e telecomunicazioni come Leonardo, Iveco e Telecom hanno visto un’impennata nelle ultime settimane, con performance superiori alla media del mercato e una forte spinta verso l’alto grazie a fattori che vanno ben oltre i soliti parametri macroeconomici. La digitalizzazione, l’innovazione nel settore della difesa e le nuove sfide legate alla sostenibilità e alla transizione energetica hanno avuto un impatto significativo su questi settori, facendo riscoprire loro un valore che, fino a poco tempo fa, sembrava nascosto. Leonardo, in particolare, ha beneficiato di una crescente domanda di tecnologie avanzate nel settore della difesa e dell’aerospaziale, mentre Iveco, tradizionale gigante delle macchine industriali, sta cavalcando la transizione verso i veicoli a basso impatto ambientale. Anche Telecom, nonostante le sfide del settore delle telecomunicazioni, sta trovando nuovi equilibri grazie a investimenti in nuove reti e soluzioni tecnologiche che stanno cambiando la forma del mercato delle comunicazioni in Italia.
In un contesto del genere, l’andamento del FTSE MIB ha rispecchiato l’incertezza e la volatilità che caratterizzano questa fase storica, in cui gli investitori si trovano ad affrontare un mix di sfide che spaziano dalla crescita economica rallentata alla crescita dell’inflazione, fino alla gestione di crisi geopolitiche sempre più incalzanti. La media aritmetica dei titoli del FTSE MIB, infatti, ha registrato un aumento del 4,5%, allineandosi con un indice pesato per capitalizzazione che segna una crescita pari al 4,7%. Sebbene la performance complessiva sembri positiva, dietro questa media si nascondono delle divergenze sostanziali tra i settori, con i settori più ciclici come le banche che vedono crescere le loro quotazioni con l’aumento dei tassi di interesse, ma si preparano a scontrarsi con il rischio di una potenziale contrazione del credito a livello globale, mentre le utilities soffrono ancora la pressione dei tassi alti e dell’incertezza inflazionistica.

A fondo classifica, non sorprende trovare aziende come Interpump, Stellantis e Amplifon, che non sono riuscite a sfruttare le dinamiche favorevoli dei settori industriali e telecom. La loro performance più contenuta evidenzia quanto la selezione dei settori giusti e la capacità di adattamento alle nuove sfide economiche possano fare la differenza in un contesto di mercato volatile. La differenza tra i settori che brillano e quelli che arrancano sta proprio nell’adattamento ai cambiamenti strutturali in atto nell’economia globale, con l’alta volatilità e le incertezze politiche che rappresentano uno degli elementi centrali della narrativa economica di questo periodo.

Guardando al futuro, l’incertezza rimane alta. Con il rallentamento della crescita economica globale, il rischio di una nuova ondata di inflazione e la continua pressione sulle politiche monetarie delle banche centrali, i prossimi mesi potrebbero riservare nuove sorprese per i mercati. L’influenza di eventi globali come i dazi di Trump, le guerre valutarie e i conflitti geopolitici sono fattori che potrebbero mantenere alta la volatilità, mentre il futuro di settori come le utilities e i bancari sarà inevitabilmente legato all’evoluzione delle politiche fiscali e monetarie internazionali.