Metalli in rally: quali materie prime osservare nel 2022?

Violetta Silvestri

14 Gennaio 2022 - 15:15

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Il 2022 è iniziato all’insegna di prezzi in aumento per i metalli e le materie prime, soprattutto per le risorse legate alla transizione energetica. Quali previsioni? L’impennata potrebbe durare anni.

Metalli in rally: quali materie prime osservare nel 2022?

I prezzi delle materie prime potrebbero rimanere alti per decenni considerando che le compagnie minerarie lottano per tenere il passo con la domanda dalla transizione energetica.

Questo è l’esplicita analisi di BlackRock, la più grande società di investimento al mondo.

Le materie prime e le azioni di alcune società che le producono hanno raggiunto livelli record lo scorso anno, poiché massicce misure di stimolo globale hanno sostenuto i consumi. Allo stesso tempo, il passaggio a un mondo più verde sta creando una nuova spinta alla domanda di metalli come rame, litio e nichel.

La tendenza non è destinata a cambiare nel breve periodo. Anzi, per un decennio metalli e altre materie prime potrebbero proseguire l’impennata. L’analisi.

Perché i metalli saranno in rally per molto

BlackRock non ha dubbi sul trend delle materie prime come i metalli:

“Ci attendono decenni di alti tassi di investimento in infrastrutture mentre il mondo cerca di decarbonizzare...Quello che probabilmente vedremo è una forte domanda che manterrà i prezzi a livelli molto buoni per i produttori per tanti anni nel futuro, anche decenni.”

I suoi commenti rialzisti fanno eco a quelli di banche tra cui Goldman Sachs, che stima un superciclo delle materie prime con la potenziale durata di 10 anni. Mentre la spesa per le infrastrutture richiederà grandi quantità di materiali come acciaio e cemento, la rivoluzione verde richiederà anche più metalli tra cui cobalto e nichel per prodotti come le batterie.

Risorse come carbone, rame e litio hanno raggiunto record nell’ultimo anno, aiutando i minatori a realizzare enormi profitti e dividendi. Eppure alcuni analisti vedono ancora il settore minerario come sottovalutato, data la sua importanza nel fornire i materiali necessari per dare la svolta green all’economia globale.

Cosa succede alle quotazioni dei metalli?

In attesa di capire come proseguirà il nuovo anno sul fronte delle materie prime, i segnali del balzo dei metalli sono già tutti evidenti in questo inizio 2022.

Nei primi giorni di gennaio, le scorte di metalli tra cui alluminio e nichel sono nuovamente diminuite, alimentando le preoccupazioni per forniture più strette che di recente hanno fatto salire i prezzi.

Mercoledì 12 gennaio l’indice dei prezzi del London Metal Exchange è salito al massimo da ottobre.

Le scorte di alluminio in garanzia - quelle accessibili per il ritiro - hanno toccato un nuovo minimo da 16 anni, con l’aumento degli ordini di metallo in Asia che ha guidato il calo.

Il nichel immagazzinato ha subito un ribasso, aggiungendo timori al fatto che il mercato si stia dirigendo verso una storica contrazione dell’offerta. Proprio questo metallo, che viene utilizzato nelle batterie dei veicoli elettrici, è aumentato di ben il 4% mercoledì scorso, toccando il massimo in 10 anni di $22.745 la tonnellata, poiché le scorte nei magazzini del London Metal Exchange sono diminuite per il 51° giorno consecutivo.

Il nichel ha guadagnato il 12% nell’ultimo mese, sulla scia della crescente domanda di veicoli elettrici: una vendita di auto nuove su quattro nel Regno Unito a dicembre era a batteria, mentre le vendite totali di veicoli a nuova energia sono aumentate del 169% in Cina l’anno scorso.

BHP, il più grande minatore del mondo, ha sostenuto un enorme progetto di nichel in Tanzania, mentre la casa automobilistica Tesla ha firmato il suo primo accordo di fornitura negli Stati Uniti per l’acquisto di 75.000 tonnellate di metallo dal giacimento di Tamarack nel Minnesota.

Intanto il rame, il metallo industriale più importante del mondo, è stato scambiato sopra i 10.000 dollari per tonnellata per la prima volta da ottobre, sulla scia dei segnali che Pechino fornirà ulteriori stimoli per sostenere l’economia.

Il mercato di queste materie prime è in fibrillazione.

I prezzi dei metalli sono aumentati di recente, pressati dalle interruzioni di produzione e dalle scorte più piccole, che fanno rivivere le preoccupazioni per le forniture globali di materiali cruciali per la produzione e la transizione verso l’energia verde.

I fattori di supporto a questo trend includono anche una crisi energetica che sta fermando la produzione di zinco e alluminio in Europa e una potenziale tassa all’esportazione su alcuni prodotti di nichel dall’Indonesia.

Tutto il quadro fa dunque supporre che il 2022 sarà un anno caldo sul fronte materie prime.

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