Banche centrali: la fine del Qe potrebbe non essere così scontata

Money.it ha interpellato Edoardo Fusco Femiano, market analyst per l’Italia di eToro, sui temi d’attualità per quanto riguarda le politiche monetarie di Fed e BCE

Banche centrali: la fine del Qe potrebbe non essere così scontata

Ieri la Federal Reserve ha ufficializzato il rialzo dei tassi d’interesse americani di un quarto di punto, portandone l’attuale livello al 2%. Oggi tocca invece alla BCE scoprirsi sul futuro del Qe in Europa.

Money.it ha interpellato Edoardo Fusco Femiano, market analyst per l’Italia di eToro, su questi temi. Femiano ha fatto notare che le economie di Usa ed Europa si trovano in una fase di «late cycle», tuttavia l’esperto ha ribadito di «non credere alla fine del Qe». Ecco i punti salienti dell’intervista concessa da Femiano a Money.it.

Ieri la Fed ha alzato i tassi di interesse americani al 2%. Quanti altri rialzi si attende per il 2018?

Il Future sui FED Funds mostrano un discreto grado di indecisione circa la possibilità di vedere ancora due o tre rialzi dei tassi. Nello specifico, ieri gli operatori hanno analizzato con attenzione l’aggiornamento delle proiezioni economiche del FOMC, tra cui il Dot Plot, ossia le aspettative in ordine ai futuri rialzi dei tassi. Le indicazioni chiave verranno dalle valutazione circa gli ultimi dati su inflazione, produzione industriale e vendite al dettaglio, oltre alle indicazioni in ordine alla riduzione delle dimensioni del bilancio della FED e ai potenziali sviluppi di costanti e crescenti tensioni commerciali tra aree economiche.

Come vede lo stato congiunturale americano e quali sono le sue attese sull’inflazione?

L’economia americana continua a crescere in linea con le aspettative, specie con riferimento ai dati relativi a produzione industriale e vendite al dettaglio. Sul fronte dell’inflazione, se il dato generale si attesta al 2.7%, l’ultimo dato core mostra una crescita del 2.2% su base annuale. A fronte di una crescita dei prezzi moderata è quindi lecito attendersi una FED che proseguirà prudentemente sul fronte dei rialzi, ponendo grande attenzione a quei potenziali fattori esogeni che possono incidere sul ciclo economico. Tra questi, le tensioni commerciali tra aree economiche e l’andamento del mercato del credito negli USA.

In Europa il tema focale è rappresentato dal termine del Qe, previsto per fine settembre. Crede che sia corretto finire al termine del 2018 o forse l’economia europea avrebbe bisogno di ulteriori stimoli per consolidare la crescita?

Se confrontiamo l’andamento dell’economia europea con quella americana negli ultimi dieci anni, appare evidente come, in termini di riduzione del tasso di disoccupazione e rilancio di consumi ed investimenti nella regione, il vecchio continente solo negli ultimi 18-24 mesi si sia allineato agli USA. A mio avviso, la BCE proseguirà nel fornire stimoli monetari oltre la data prevista per la fine del QE, tuttavia è necessario che l’Europa produca una forte accelerazione sul fronte delle riforme economiche e sociali. Diversamente, si troverà impreparata di fronte di una riduzione del supporto della BCE.

Nel processo di normalizzazione della politica economica, quando pensa che la Bce inizierà ad alzare i tassi?

Non credo alla fine del QE, tuttavia è difficile fare una previsione in questo senso. Dipenderà dall’orientamento del prossimo Board della BCE e dalla fase del ciclo economico globale, visto che siamo in fase di “late cycle” e che diversi indicatori di momentum economico, sia negli USA che in Europa, hanno raggiunto livelli storicamente considerati di top.

Parlando di euro dollaro, come vede il cambio e dove pensa possa indirizzarsi nei mesi a venire?

La fase rialzista di EURUSD ha nella figura 1.1450-1.1550 il supporto più significativo. Romperlo al ribasso, significherebbe rientrare in un canale laterale iniziato a Gennaio 2015 e rotto a Luglio 2017. Tuttavia non riteniamo che esistano significativi catalysts per assistere ad un ulteriore apprezzamento del USD. Il COT report peraltro mostra un generale posizionamento long EUR ancora solido, nonostante la discesa da inizio anno dai livelli di 1.25. Riteniamo possibile l’inizio di una nuova fase di lateralità che lentamente riporti il cross su resistenze più significative quali 1.20, 1.21 e 1.2150.

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