Le materie prime, guidate dall’argento, scendono per il secondo giorno. Ancora, ad incidere sulle oscilazioni di mercato, le speculazioni che investono la poliitca economica cinese e, in particolare, la possibilità che la Cina possa alzare i tassi di interesse per contenere l’inflazione, rallentando, di fatto, la domanda di materie prime.
Lo Standard & Poor’s GSCI Index di 24 materie prime è sceso dell’1,3%a 671.99 (10:53 ora di Londra) dopo il calo registrato ieri del 3,9 per cento. Il petrolio greggio è diminuito dell’1,1 per cento dopo che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha tagliato le sue previsioni sulla domanda per il 2011.
Il mese scorso le materie prime sono scese del 12 per cento dal massimo di due anni, sulla preoccupazione per il rallentamento della crescita economica, frutto di strette monetarie adottate dai governi tese al contenimento dell’inflazione. In Cina il dato di aprile sull’inflazione è rimasto superiore al 5 per cento, superando l’obiettivo del 4% fissato dal premier Wen Jiabao.
La volatilità dei prezzi delle materie prime e le preoccupazioni sulla direzione politica futura in Cina hanno aumentato l’incertezza degli investitori.«Gli investitori hanno sempre più paura che la domanda cinese di petrolio e materie prime importati rallenterà se gli sforzi per contenere l’inflazione avranno come effetto una crescita più lenta,» ha scritto Chris Weafer, capo stratega di UralSib Financial Corp.
Gli investitori hanno temperato il loro ottimismo circa l’economia statunitense e globale. Secondo un sondaggio Bloomberg si prevede che per i prossimi sei mesi, si effettueranno maggiori investimenti in contanti a fronte di un diminuzione nelle materie prime.
Il petrolio greggio è sceso fino all’1,7 per cento a 96.51 dollari al barile a New York. L’AIE ha tagliato la stima del consumo di carburante in tutto il mondo dello 0,2 per cento. Le statistiche settimanali del dipartimento Usa per l’Energia hanno evidenziato un inatteso e forte calo delle scorte di benzina, legato alla debolezza dei consumi degli automobilisti americani. La raffica di vendite che ha investito la benzina ha costretto alla sospensione delle contrattazioni, risvegliando il panico in tutto il comparto delle materie prime (e non solo). La benzina ha poi chiuso in ribasso di oltre il 7%. 4 dollari al gallone potrebbe essere il segnale per gli US di una una driving season «anemica».
Il rame con consegna a tre mesi è sceso fino al 2,1 per cento a 8,520 dollari la tonnellata metrica, la più bassa dal 1 ° dicembre. Anche alluminio, nichel, zinco, stagno e piombo hanno registrato un calo. L’oro con consegna immediata è diminuito dello 0,9 per cento a $1,488.80 l’oncia.
I futures dell’argento, scambiati sul Comex di New York, sono crollati più del 5,6 per cento a 33.53 dollari l’oncia, dopo essere caduti ieri, del 7.7 per cento.
«Non sorprende affatto, data l’importanza della Cina, che i prezzi delle merci siano sotto pressione», ha detto oggi ai giornalisti di Hong Kong il presidente di Goldman Sachs Asset Management, Jim O’Neill, che controlla 677 miliardi dollari. L’espansione dell’economia cinese potrebbe rallentare fino a circa l’8 per cento, da giugno fino a dicembre. Lo scorso anno era cresciuta del 10,3%.
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