Lombardia e Campania, rischio coprifuoco: a Milano possibile lockdown

Aumentano i nuovi contagi da coronavirus, con Lombardia e Campania che sono le due regioni maggiormente a rischio di nuove misure restrittive: si parla di un possibile coprifuoco come in Francia, mentre il governatore Fontana inizialmente non aveva escluso un possibile lockdown a Milano.

Lombardia e Campania, rischio coprifuoco: a Milano possibile lockdown

La situazione coronavirus torna a farsi allarmante in Italia. I numeri dell’ultimo bollettino parlano di 7.332 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore, il numero più alto nel nostro Paese da quando è iniziata questa pandemia.

Oltre ai 43 morti che si sono registrati, a destare maggiormente preoccupazione è l’aumento del numero dei ricoveri, anche se finora non si registrano particolari problematiche a livello di pressione ospedaliera.

Sono due però le regioni osservate speciali: la Lombardia e la Campania. Rispettivamente ieri si sono registrati 1844 e 818 nuovi casi di positività al coronavirus, con 1.032 contagi solo a Milano.

Abbiamo predisposto per la Campania, come per tutte le regioni - ha spiegato il premier Giuseppe Conte - la possibilità per gli stessi presidenti di poter introdurre delle misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità”.

Decisivi saranno a riguardo i prossimi giorni: se la curva epidemiologica dovesse continuare a salire al pari del numero dei ricoveri, non sono da escludere nuove misure restrittive mirate con Lombardia e Campania a rischio coprifuoco un po’ come fatto in Francia, il tutto per evitare un lockdown che rimane sempre l’ultima drastica opzione per contenere il contagio.

Lombardia e Campania a rischio coprifuoco

Come ribadito più volte dal governo, l’obiettivo principale in questa seconda ondata del coronavirus è quello di evitare a tutti i costi un nuovo lockdown totale in Italia come quello scattato a marzo.

Così come sta avvenendo in altri Paesi europei come Francia, Olanda e Regno Unito, se la situazione dovesse precipitare la strategia è quella di un lockdown soft con tanto di coprifuoco nelle zone più colpite.

Tutto adesso è nelle mani dei singoli governatori. Vincenzo De Luca nella scorse ore ha emesso un’ordinanza che prevede ulteriori in materia di jogging, trasporto pubblico e orari di chiusura di bar e ristoranti.

Presto però potrebbero arrivare misure più stringenti così come in Lombardia. Tutto dipenderà dall’andamento dei nuovi contagi e delle terapie intensive dei prossimi quattro giorni, con ogni decisione che dovrebbe essere presa nella giornata di domenica.

L’opzione più drastica sul tavolo è quella della chiusura di una intera Regione: oltre a Lombardia e Campania le altre osservate speciali sono Veneto, Sardegna, Liguria e la provincia autonoma di Trento.

Si potrebbe però seguire la strada imboccata in Francia, dove si è optato per il coprifuoco serale nelle zone più colpite dal virus, così come quella di un lockdown più soft rispetto a quello di marzo ristretto però a determinate città o anche quartieri.

Lockdown a Milano?

A riguardo c’è una sorta di caso Milano. Inizialmente il governatore lombardo Attilio Fontana non aveva escluso la possibilità di un lockdown proprio nella città meneghina, correggendo poi il tiro dopo alcune ore.

Abbiamo la garanzia di non essere in affanno” ha spiegato Fontana, che poi si è recato dal prefetto Roberto Saccone per parlare di possibili nuove misure restrittive da adottare in Lombardia o in specifiche città.

Intervenuto a Radio Popolare, per Fabrizio Pregliasco direttore dell’Irccs Galeazzi a Milano invece “potrebbe essere possibile un nuovo lockdown”, descrivendo questo scenario come immaginabile viste le scelte simili fatte nel Regno Unito.

Desta preoccupazione soprattutto l’indice Rt, che misura la forza espansiva della malattia, visto che nel capoluogo lombardo negli ultimi giorni è superiore a 2: vuol dire che di media una persona positiva ne contagia altre due.

In caso di lockdown mirati, la città di Milano sarebbe di conseguenza al momento la più a rischio visto che, stando a una testimonianza anonima raccolta dal Fatto di un addetto al contact tracing dell’Ats di Milano, ci sarebbero “oltre 2.500 casi-inchiesta in sospeso, frutto dei contagi avvenuti in estate”.

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