Liquidazione TFR: regole, tempistiche e obblighi del datore di lavoro

Redazione Lavoro

23 Dicembre 2021 - 14:15

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Quali sono le regole e le tempistiche per la liquidazione del TFR? Come comportarsi se il datore di lavoro non liquida il TFR? Ecco la soluzione.

Liquidazione TFR: regole, tempistiche e obblighi del datore di lavoro

Liquidazione TFR: regole e tempistiche. Cosa fare se il datore di lavoro non paga?

Come noto, il lavoratore subordinato durante il rapporto di lavoro matura una determinata quota di TFR (Trattamento di Fine Rapporto), ossia una somma di denaro che si aggiunge alla normale retribuzione, a totale carico del datore di lavoro.

L’emolumento, in generale, spetta alla cessazione del rapporto di lavoro e per qualsiasi motivo (ad esempio licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dimissioni, giustificato motivo soggettivo, ecc...). Inoltre, riguarda sia chi è titolare di un contratto di lavoro a tempo determinato che indeterminato, a prescindere dalla tipologia (part-time, full.-time, intermittente, ecc.).

Il TFR trova la sua disciplina fondamentale nel codice civile, e in particolare all’art. 2120. Come appena accennato, l’articolato specifica che il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Inoltre, nel secondo periodo, definisce altresì la modalità di calcolo per definire l’importo del TFR: nello specifico, per ciascun anno di servizio, si somma una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5.

Ciò detto, entro quanto tempo il datore di lavoro deve pagare il TFR al dipendente? E se il datore di lavoro di mostra insolvente cosa bisogna fare? Vediamo nel dettaglio come comportarsi.

Liquidazione TFR: entro quanto tempo pagare?

All’atto della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro, oltre alla retribuzione di riferimento, le ferie maturate e non godute, i permessi non fruiti, eventuale indennità di preavviso non rispettato, e altre, è tenuto anche a liquidare il TFR. Quindi, in via generale, il TFR, accantonato nel corso degli anni di servizio, deve essere pagato con l’ultima busta paga.

Chiaramente tale ipotesi vale nel caso in cui il lavoratore abbia preferito lasciare il TFR in azienda, quindi non in un fondo complementare.

Esistono, però, delle eccezioni, che sono principalmente dettate dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) applicato dal datore di lavoro. I CCNL, infatti, possono prevedere un diverso termine di liquidazione del TFR, che deve essere riportato nella lettera di assunzione.

Pertanto, qualora il datore di lavoro ritardi senza motivo la liquidazione del TFR, il lavoratore ha diritto di richiedere su tale somma anche gli interessi e rivalutazione monetaria.

Si segnala, tuttavia, che è prassi comune per l’azienda – all’atto della cessazione del rapporto di lavoro – indicare nella lettera di licenziamento che l’importo del TFR venga liquidato entro una determinata scadenza, in genere di 10 o 15 giorni.

Liquidazione TFR: cosa fare se il datore di lavoro non paga?

Abbiamo quindi compreso che:

  • il TFR spetta al lavoratore all’atto della cessazione del rapporto di lavoro;
  • occorre guardare se il CCNL prevede un diverso termine per la liquidazione del TFR;
  • è prassi comune liquidare il TFR 10 o 15 giorni dopo la cessazione del rapporto di lavoro;
  • se il datore di lavoro ritarda il pagamento, il lavoratore può richiedere sulla somma spettante interessi e rivalutazione monetaria.

Ma cosa accade se il datore di lavoro non intende proprio pagare il TFR, perché magari in fallimento? Ebbene, nell’ipotesi del fallimento il lavoratore può appellarsi dal cd. “Fondo di garanzia dell’INPS”. Si tratta di un Fondo che interviene a tutela del lavoratore in tutti i casi di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, a condizione che sia stato accertato lo stato d’insolvenza del datore di lavoro.

Tale Fondo è alimentato da un contributo a carico dei datori di lavoro, pari allo 0,20% della retribuzione imponibile ai sensi dell’art. 12 della L. n. 153/1969, elevato allo 0,40% per i dirigenti di aziende industriali.

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