Varoufakis contro Troika e oligarchi greci: le critiche dell’ex ministro all’accordo tra il governo greco e i suoi creditori

L’ex Ministro delle Finanze ha scritto sul suo blog note personali sull’accordo che il governo di Tsipras ha siglato con le «Istituzioni»

In un post sul suo blog del 17 Agosto, Yanis Varoufakis ha stilato una serie di annotazioni personali al documento rilasciato dal MES nel quale sono elencate le misure che il governo greco si è impegnato ad applicare da qui ai prossimi anni.

Già qualche tempo fa l’economista greco-australiano aveva attaccato quella che a lui appare essere l’ottusità delle persone che dirigono le istituzioni europee: ora il suo intento sembra proprio quello di svelare le ipocrisie contenute in quelle righe: dietro frasi apparentemente concilianti si nasconderebbero misure molto dure, tese a sottrarre la poca sovranità rimasta alla Grecia e ad imporre politiche economiche recessive, in particolare per le fasce più deboli. L’ex Ministro inoltre approfitta dell’occasione per attaccare in più punti, oltre la Troika, gli oligarchi greci, in particolare i proprietari dei mezzi di comunicazione, colpevoli a suo parere di aver assecondato troppo le ragioni dei creditori della Grecia.

Andiamo a vedere alcune delle sue note (a cui ha aggiunto anche un documento con le controproposte fatte dal governo quando lui ne era parte relativamente a questo accordo, di cui ci siamo occupati in questo articolo).

In primo luogo, ad avviso di Varoufakis l’introduzione del documento, che ricorda che «la Grecia ha richiesto supporto dai suoi partner europei», nasconde la capitolazione a cui il governo di Tsipras è stato costretto. I toni del documento descrivono una sorta di accordo bilaterale in realtà inesistente, perché è sostanzialmente la Troika che deciderà tutto: scrive Varoufakis che "un governo accetta di accordarsi con la troika, persino se non è d’accordo! Certamente non vale l’opposto: la troika non si impegna a «consultarsi e accordarsi con il governo greco»;

In generale, le misure che sono state «accordate» a detta di Varoufakis non scalfiscono gli interessi deigli oligarchi greci: né sul versante della lotta all’evasione fiscale, che a suo dire non li colpirà, né sul versante della lotta ai gruppi privilegiati, che saranno secondo lui avvantaggiati da misure che secondo lui favoriranno la concentrazione nei mercati (es. la liberalizzazione nel settore parafarmaceutico porterà nel mercato multinazionali come CVS e Boots); inoltre le misure prese dal governo greco prima della firma del memorandum dovranno essere riviste alla luce dei nuovi accordi;

Nonostante il documento preveda che siano attuate misure contro la disoccupazione e una schema di rete di protezione sociale includente un reddito minimo garantito e una efficiente riforma della sanità pubblica, Varoufakis sostiene che alle condizioni di questo programma non è erogabile un solo euro per poter procedere a tali politiche. Inoltre aver citato il programma di fondi europei di aiuto allo sviluppo (programma non nuovo perché previsto per molti Stati europei da diversi anno) nasconde la decurtazione operata nel prossimo ciclo: da 38 miliardi erogati nel periodo 2007-2013 a circa 35 promessi per il periodo 2015-2020;

Gli obiettivi riguardanti il surplus da raggiungere nel bilancio pubblico sono secondo l’ex Ministro irrealizzabili. Nonostante sia riportato che tali surplus saranno «compatibili con i tassi di crescita attesi dall’economia greca», a suo dire il piano compie «lo spettacolare errore (che la Troika ha fatto sin dal 2010) di assumere che i tassi di crescita sono esogeni ed indipendenti dagli obiettivi di Medio Termine sul bilancio»; in altre parole, sono obiettivi irrealizzabili perché, per esempio, le decisioni di investimento future sono dipendenti dalle decisioni di finanza pubblica, che li influenzeranno perciò negativamente qualora recessive. Sarà dunque impossibile aumentare nel bilancio pubblico le entrate rispetto alle uscite a causa della mancanza di crescita economica. Inoltre Varoufakis è critico riguardo le richieste di indipendenza nei confronti dell’istituto statistico greco ELSTAT, che rischia di essere completamente nelle mani della Troika, mentre il governo Tsipras intendeva renderla dipendente dal Parlamento greco ;

Le misure volte a raggiungere tali surplus sono considerate dannose dall’economista: le agevolazioni IVA precedentemente garantite alle isole erano state promulgate per facilitare le condizioni di vita e di lavoro in luoghi atmosfericamente difficili e con trasporti intermittenti, e sono peraltro misure che in altre isole europee nelle stesse condizioni (Canarie e diverse isole nel mar Baltico) sono ancora in vigore. Ingiusti e recessivi appaiono all’ex Ministro anche il taglio delle agevolazioni sulla benzina agli agricoltori (che operano in un settore chiave per il Paese), gli aumenti alle rendite sui terreni, l’abolizione di due leggi importanti fatte dallo stesso governo Tsipras: quella permetteva pagamenti rateali sulle tasse dovute da contribuenti non abbienti e quella che prevedeva l’impignorabilità da parte dello Stato della parte eccedente il 25% di salari e pensioni e di lasciare almeno 1500 euro nei depositi dei contribuenti con debiti fiscali;

L’azione rivolta alla necessaria lotta all’evasione fiscale sarà secondo Varoufakis meno efficace se, come previsto, l’amministrazione della riscossione fiscale sarà totalmente sotto il controllo della Troika, e per questo quando era Ministro proponeva una unità amministrativa davvero indipendente e controllabile dal Parlamento; teme in questo senso degli eccessi di durezza nei confronti dei contribuenti morosi;

Dietro le richieste riforme volte alla «sostenibilità» del sistema pensionistico, si celerebbe in realtà ulteriori tagli ad un settore che ha già subito pesanti decurtazioni con le misure previste nei precedenti memorandum; in particolare, la prevista abolizione del fondo EKAS, che redistribuiva denaro nei confronti dei pensionati più poveri, è a detta di Varoufakis «un attacco alla decenza»; oltretutto il memorandum intenderebbe violare lo spirito delle decisioni della Corte Suprema greca che aveva giudicato alcuni dei precedenti tagli come incostituzionali;

Riguardo gli interventi sul settore finanziario, l’economista rimprovera al programma la mancanza della fondazione di una «bad bank» dove riversare crediti inesigibili ed asset deteriorati; inoltre rimprovera BCE e Commissione Europea di ipocrisia nel riconoscere solo ora quanto le banche avessero bisogno di maggiori finanziamenti, cosa riconosciuta dal FMI già a Giugno 2014 (e in mezzo, ricorda, c’è la riduzione dei finanziamenti decisa durante il concitato periodo del referendum); inoltre anche qui c’è una sottrazione di sovranità perché il fondo HSHF destinato al rifinanziamento del settore bancario (che in parte peserà sui contribuenti greci) sarà esclusivamente sotto il controllo della Troika;

Sul fronte del mercato del lavoro, la Troika impedirà il ritorno alla contrattazione collettiva che il governo Tsipras era precedentemente orientato a istituire dopo che i precedenti governi l’avevano smantellata; secondo Varoufakis inoltre i licenziamenti collettivi saranno riformati in maniera peggiorativa per i lavoratori e i programmi di formazione previsti non saranno adeguati ai lavori già esistenti; tutto questo in un mercato già ampiamente flessibilizzato (800.000 persone con contratti a zero ore e molto precariato);

Per quanto riguarda il mercato dei prodotti, Varoufakis denuncia l’imposizione di vecchi piani di riforme dell’OCSE a cui la stessa Organizzazione aveva rinunciato, e rivela che era già al lavoro con il segretario generale, Angel Gurrìa, per la preparazione di uno nuovo; ma ad avviso dell’economista greco la Troika vuole proseguire piuttosto con il vecchio programma, basato su una fede totale nelle ricette neoliberiste su come gestire energia, acqua e trasporti, solo per far sentire la propria autorità;

Il governo Tsipras si era impegnato a non privatizzare più asset pubblici; come è noto, l’attuale memorandum prevede cessioni di beni pubblici per il valore di 50 miliardi di euro, 25 da destinare al ripagamento dei prestiti europei e 25 da destinare al rifinanziamento della banche. Ma secondo Varoufakis, con i prezzi di svendita che si prefigurano, questo programma non genererà mai la cifra stabilita;

Per quanto riguarda la riforma della pubblica amministrazione, tra le altre cose Varoufakis critica la richiesta del memorandum di imporre un tetto ai salari che sia compatibile con i difficilmente raggiungibili obiettivi di bilancio, quando sarebbe più utile assumere più impiegati pubblici in settori come quello della riscossione fiscale e della cultura, e la mancanza di una lotta alla corruzione che preveda anche un intervento su quella presente nelle banche e nei media, mai affrontata dalla Troika.

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