Lavoro, crisi nera al Sud: ecco quanti sono i posti persi nel 2020

Lavoro: Svimez ha stimato quanti saranno i posti di lavoro persi nel 2020 a causa del COVID-19. Saranno più di quelli cancellati in cinque anni di crisi.

Lavoro, crisi nera al Sud: ecco quanti sono i posti persi nel 2020

Lavoro: la crisi nera si abbatte sul Sud Italia perché è qui che verranno persi più posti di lavoro nel 2020.

A fare una stima e dirci quanti saranno è stata l’indagine di Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che disegna un quadro poco edificante. Lo stesso arriva dopo il rapporto di fine giugno sulla crisi che le università del Meridione devono prepararsi ad affrontare.

Prospettive allarmanti per istruzione e occupazione nel Meridione dal momento che il rapporto Svimez pubblicato nella giornata di ieri mostra come i posti di lavoro che andranno persi nel 2020 al Sud saranno almeno 380mila, una cifra enorme e che sembra ancora più tremenda con la recessione già in atto.

Lavoro, crisi nera al Sud: i posti persi nel 2020

I posti di lavoro persi al Sud nel 2020 toccheranno quota 380mila secondo Svimez che annuncia una crisi nera che si abbatterà sul Mezzogiorno. La perdita di posti di lavoro, ed è questo l’aspetto clamoroso, è paragonabile a quella subita nel quinquennio 2009-2013 quando furono 369mila.

Insomma il COVID-19 batte la crisi del 2008, ma d’altronde c’era da aspettarselo. La Svimez stima che il calo dell’occupazione dovrebbe attestarsi:

  • intorno al 3,5% nel Centro-Nord (circa 600mila occupati);
  • intorno al 6% nel Mezzogiorno (circa 380mila occupati).

Per il Mezzogiorno, spiega Svimez, si tratta di un impatto che per intensità è paragonabile a cinque anni di crisi. Il COVID-19 ha determinato un pesante shock all’economia e al mercato del lavoro. Mentre la crisi del 2008, e del quinquennio successivo, spiega Svimez era stata selettiva colpendo principalmente manifatturiero e costruzioni, la crisi innescata dal COVID-19 ha colpito anche i servizi che nella crisi finanziaria avevano il compito di assorbire la forza lavoro. Scrive Svimez:

“L’effetto congiunto di domanda e offerta dello shock da COVID-19, viceversa, ha colpito anche molte attività del terziario ben presenti nelle specializzazioni produttive del Sud. E oggi, per di più, la crisi incrocia un mercato del lavoro ancor più fragile e frammentato di quello interessato dalla grande recessione. Da allora, la struttura settoriale e produttiva delle regioni meridionali ha visto crescere il peso del lavoro irregolare, dell’occupazione precaria e del lavoro autonomo.”

Ad attenuare la crisi nera del Sud e dell’Italia intera è stato il sostegno delle politiche pubbliche, con i vari decreti in ultimo il dl Rilancio appena convertito in legge.

Con un sostegno pari a 75 miliardi di euro la caduta del Pil secondo Svimez è stata contenuta di circa 2,1 punti al Centro-Nord e di quasi 2,8 punti percentuali al Sud, anche se in termini pro-capite il beneficio è maggiore al Centro-Nord (1344 euro) rispetto al Mezzogiorno (1015 euro).

La ripresa del Sud nel 2021 sarà dimezzata con un +2,3% del Pil contro il 5,4% del Centro-Nord.

La ripresa dell’occupazione nel 2021

Svimez stima in percentuale la ripresa del Pil, ma anche quella dell’occupazione e vale a dire quanti saranno i posti di lavoro che si potranno recuperare al Sud nel 2021. La ripresa dell’occupazione nel prossimo anno dovrebbe essere del 2,2% a livello nazionale come effetto di una crescita del:

  • 1,3% al Sud;
  • 2,5% al Centro-Nord.

Come spiega Svimez:

“Per effetto di tali andamenti l’occupazione meridionale scenderebbe intorno ai 5,8 milioni, su livelli inferiori a quelli raggiunti nel 2014 al culmine della doppia fase recessiva. Il tasso di occupazione scenderebbe di circa 2 punti percentuali e mezzo al 42,2% per risalire di un punto nel 2021.”

Come spiega l’associazione per i posti di lavoro e la ripresa dell’occupazione nel 2021 superando la crisi è necessaria una strategia nazionale di sostegno alla crescita che sia volta anche a un riequilibrio a livello territoriale.

La ripresa nel 2021 si prospetta troppo debole per ricolmare il gap Nord-Sud senza un intervento con politiche strutturali. Le politiche di sostegno al reddito, continua il rapporto, hanno contenuto l’emergenza al Sud, ma non è da escludere per il prossimo autunno il rischio di tensioni sociali, pertanto un intervento unitario si rende quantomai necessario.

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