La guerra commerciale al centro dei report delle aziende cinesi

Un’analisi dei report relativi alla prima metà del 2018 evidenzia come la guerra commerciale abbia influito sui dati e soprattutto sulle prospettive future delle aziende di Pechino

La guerra commerciale al centro dei report delle aziende cinesi

Le aziende cinesi temono le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

Di fronte alle tariffe su gran parte dell’export verso il suo maggiore partner commerciale, Pechino ha finora mantenuto una posizione risoluta, che non ha risparmiato contromisure.

Ma diverse società, molte di proprietà dello stato, non hanno nascosto preoccupazioni per la situazione attuale, che ha avuto riflessi sugli ultimi dati trimestrali e semestrali e ha costretto più di una realtà a programmare già da ora diverse mosse in ottica futura.

Bank of China - che vanta il maggior patrimonio del mondo - ha annunciato all’interno di un report semestrale che la principale sfida da affrontare sta nell’aumento dell’instabilità nell’ambiente internazionale, unito all’intensificarsi della volatilità dei mercati finanziari. Elementi aggravati in molti settori proprio dalla battaglia a colpi di dazi tra Pechino e Washington.

Nell’elaborato dell’istituto bancario si fa cenno diverse volte ai rischi commerciali, tramite dichiarazioni di analisti e letture di dati finanziari degli ultimi mesi.

Guerra commerciale protagonista dei report aziendali in Cina

Che influenzi i conti o meno, il tratto inequivocabile che emerge da un’analisi dei report è proprio il ricorrere delle tensioni commerciali nei documenti. Anche le ipotesi di inasprimento - ricorrenti in una guerra che sembra concentrarsi più sul piano verbale che su quello commerciale - vengono prese ampiamente in considerazione dalle compagnie cinesi, con particolare riferimento a quelle quotate in Borsa.

In particolare, Yantai China Pet Foods ha esposto un’analisi dettagliata dell’impatto potenziale in arrivo dai dazi del 25% proposti da Trump su beni cinesi per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari - che includono, tra le altre cose, anche cibo per cani e gatti.

Circa il 30% dei ricavi operativi della società proviene dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Il suo rendimento relativo al 2017 sulle attività, escluse le voci una tantum, è stato del 16,49%. Con imposizioni pari al 10% o al 25% quella cifra si fermerebbe al 13,16% o all’8,31% secondo l’azienda.

Guardando al futuro, la compagnia ha affermato che, se dovesse effettivamente essere caricata di dazi del 25%, il rendimento delle attività di quest’anno non supererà il 4,6%. Fermare l’export verso gli Stati Uniti ridurrebbe il rendimento almeno del 5%.

La società prevede che un aumento della domanda in Cina e in Europa possa compensare il calo, e ha sottolineato come il suo stabilimento che ha sede negli USA rappresenti circa il 15% delle vendite totali.

Questo, unito agli altri dati in un computo totale porterebbe il colosso di cibo per animali in un periodo di due anni a perdere non più del 6% del suo rendimento.

Anhui Zhongding Sealing, azienda che produce articoli in gomma e plastica, ha dichiarato che tutti i suoi prodotti fanno parte dell’ultima tornata di beni per 200 miliardi di dollari bersagliati dal tycoon USA. Ma la società ha sottolineato che gli States rappresentano una percentuale relativamente bassa del loro intero mercato.

In ultimo China Southern Airlines, la maggiore compagnia aerea cinese, ha notato nel suo report relativo alle prospettive per la seconda metà del 2018 che le tensioni commerciali potrebbero aumentare le pressioni al ribasso sull’economia cinese.

Allo stesso tempo - ha aggiunto - l’industria aerea di Pechino si trova ad affrontare anche il prezzo del petrolio in rialzo e le oscillazioni dello yuan, tutti elementi che costituiscono sfide non irrilevanti per il profitto dell’azienda.

Per quanto riguarda la seconda metà dell’anno, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti potrebbe aumentare le incertezze che ruotano attorno all’economia nazionale secondo la Banca di Shenzhen. Di conseguenza, la crescita è probabilmente destinata a rallentare rispetto al primo semestre dell’anno.

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