L’UE bastona l’Italia: mancano i soldi e servono sforzi maggiori sul debito pubblico

Simone Casavecchia

13 Dicembre 2014 - 11:00

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Juncker chiede a Paesi con il maggiore debito pubblico di contribuire al piano di investimenti e intanto viene siglata una tregua valida fino a Gennaio 2015, per portare risultati tangibili sul terreno delle riforme.

L'UE bastona l'Italia: mancano i soldi e servono sforzi maggiori sul debito pubblico

Intervenuto al congresso del partito della Csu a Norimberga, il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, con il suo ormai proverbiale aplomb, ha spiegato chiaramente, che sul fronte del piano dei finanziamenti ai Paesi dell’Eurozona:

«Io non ho denaro fresco (...) Ma se gli Stati vogliono contribuire con risorse nazionali al fondo sono benvenuti, (...) Lo dico ai romani e ai parigini, a cui tutto questo non basta».

Si tratta di una chiara stoccata indirizzata a Italia e Francia, i Paesi «too big to fail» con il maggiore debito pubblico dell’Eurozona. Una risposta alle parole di Jucker non ha tardato ad arrivare dal ministro Padoan che, se, da un lato, ha giudicato il piano d’investimenti europeo come una misura molto opportuna in un contesto in cui l’economia stenta a ripartire e la crescita deve essere necessariamente sostenuta con misure anche politiche, dall’altro lato, ha indicato alcune necessarie condizioni per rendere davvero efficace il piano di investimenti:

«i progetti devono essere profittevoli ma devono anche tener conto della distribuzione delle risorse tra i vari membri»

Oltre all’equa distribuzione, è stata anche sottolineata l’urgenza di un rapido avvio del piano di investimenti

«bisogna fare presto e questo perché la crisi non cessa, non se ne esce. Naturalmente ci vogliono parecchi mesi affinché il meccanismo possa diventare operativo, rischiano di essere tanti ma nel frattempo si può fare già qualcosa, e qui penso al ruolo della Bei».

Infine, il ministro Padoan ha indicato anche la necessità di altre misure al livello europeo affinché gli investimenti crescano e si moltiplichino: non solo servono le riforme strutturali in ogni singolo Paese ma occorre anche riattivare il mercato interno all’UE, soprattutto nei settori dell’energia e del digitale.

Al di là delle poco felici considerazioni di Juncker, il commissario agli Affari Economici dell’Unione Europea Pierre Moscovici ha fissato una tregua alla terza settimana di Gennaio, termine entro il quale Italia, Francia e Belgio dovranno fornire maggiori informazioni sulle riforme strutturali che stanno tentando di attuare.
Il problema più importante che si profila all’orizzonte è quello di una violazione delle regole comuni sui bilanci, per questo, in attesa di dare un giudizio finale sulle riforme italiane, è stato chiesto al nostro Paese di attuare uno sforzo maggiore sulla riduzione del deficit strutturale per far sì che il rapporto deficit/PIL (secondo solo alla Grecia, in Europa) diminuisca rapidamente.
Moscovici ha spiegato di aver fissato, insieme al ministro Padoan, alla terza settimana di Gennaio, il termine ultimo entro il quale

«fornire maggiori dettagli sui progetti di riforma e sulle azioni compiute in modo da valutare la crescita potenziale e il quadro di finanza pubblica»

Un’idea chiara sul bilancio del 2015 dei Paesi con il debito maggiore, è indispensabile non solo per evitare l’avvio di una procedura di infrazione per debito eccessivo, ma anche per mettere in campo misure che favoriscano effettivamente quella crescita economica ormai dimenticata, dopo quasi 7 anni di crisi. Quel che, almeno a detta di Moscovici, la Commissione UE intende valutare meglio è proprio il reale impatto delle riforme sul problema della crescita economica.

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