L’Italia non abbandona il contante: pagamenti cashless non decollano

L’Italia è terzultima in Europa per l’utilizzo di forme di pagamento diverse dal contante, il cash resta la modalità preferita per effettuare transazioni. Eppure ci sarebbero almeno cinque buone ragioni per preferire il cashless

Gli italiani preferiscono il contante. Nonostante nel nostro Paese si registrino lievi miglioramenti sull’utilizzo di altre forme di pagamento, il cash resta la modalità preferita per le transazioni.

È l’Osservatorio Community Cashless Society di The European House-Ambrosetti, nel suo ultimo rapporto, a delineare lo scenario italiano relativo alle forme di pagamento maggiormente utilizzate.

Rispetto agli altri Paesi di riferimento, l’Italia non fa molti passi avanti e resta legata al contante più che altrove.

Eppure, suggeriscono gli esperti autori del report, i benefici di un cambiamento di rotta non sono da trascurare.

Come si posiziona l’Italia in Europa

Dalle retrovie della classifica europea stilata dagli analisti dell’Osservatorio Ambrosetti, l’Italia sembra non volersi proprio scostare e si posiziona in una poco lusinghiera terzultima posizione, davanti a Romania e Bulgaria.

Nel nostro Paese, la quasi totalità dei pagamenti nel 2017 sono stati infatti effettuati in contante e solo una minima parte in modalità cashless : 86% contro il 14%.

“Il posizionamento dell’Italia resta basso negli altri indicatori di sviluppo della cashless society, confermando così che un miglioramento della situazione dei pagamenti senza contante in Italia debba essere necessariamente accompagnato da un miglioramento delle altre tre componenti monitorate dal CSI: società, aziende e infrastrutture”

si legge nel rapporto.

Dati che spingono l’Italia al di sotto della media europea che attesta al 74% l’utilizzo del contante e al 26% le altre modalità di pagamento. Niente a che vedere, dunque, con le performance dei Paesi del Nord Europa, dove il contante sta diventando ormai un ricordo.

Qualche buona notizia, sebbene non sufficiente per un reale cambiamento di rotta, arriva dall’ecosistema business e corporate, dove il posizionamento dell’Italia è leggermente migliorato rispetto al 2016

“collocandosi in ventesima posizione tra gli Stati Membri dell’UE (+5 posizioni rispetto alla classifica del CSI 2016)”

è scritto nel report.

Lo scenario italiano

Banconote e monete restano dunque ben salde nelle tasche degli italiani, pronte ad esser utilizzate all’occorrenza: aumentano, infatti, sia il contante in circolazione (+3,8 rispetto al 2016) che i prelievi agli sportelli bancari (+8,9%).

In questo scenario, appare evidente che, rispetto agli altri Paesi europei, resta ancora irrilevante l’utilizzo delle carte di pagamento per le transazioni. Basti pensare che la media pro-capite del numero di pagamenti effettuati con questa modalità è di appena 43,1.

Continuano, infine, a diffondersi i pagamenti effettuati attraverso lo smartphone e anche se il dato sull’utilizzo fa registrare un notevole +48,6%, resta ancora irrilevante il peso sul totale delle transazioni con appena lo 0,05%.

Cinque buone ragioni per abbandonare il contante

Nel rapporto, gli esperti dell’osservatorio sottolineano che

“avere un’economia fortemente cash-based rappresenta un freno alla modernizzazione e alla competitività del Paese e genera costi ed esternalità negative”.

Ecco perché vengono spiegati i benefici derivanti da una maggiore diffusione di strumenti di pagamento cashless. Insomma, abbandonare il contante conviene anche il sistema Paese per almeno cinque buone ragioni.

Innanzitutto, si legge nel rapporto, perché favorirebbe la riduzione dei costi associati all’utilizzo del contante ma anche l’emersione dell’economia sommersa,

“dato che i Paesi con il maggior utilizzo di strumenti di pagamento cash-based soffrono tendenzialmente di elevati livelli di evasione fiscale”.

Una maggiore diffusione dei pagamenti elettronici, inoltre, incrementerebbe il ciclo dei consumi garantendo da una parte una maggiore sicurezza delle transazioni e dall’altra si configurerebbe come uno stimolo all’innovazione e alla digitalizzazione dell’economia

“abilitando così la creazione e il rafforzamento di una filiera competitiva dei pagamenti digitali”.

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