L’Italia è il Paese più sicuro in caso di uscita dall’Euro

Flavia Provenzani

21/02/2017

22/03/2017 - 13:50

condividi

Secondo un’analisi sulla ridenominazione in lira italiana, l’Italia sarebbe il Paese più sicuro dell’Eurozona in caso di rottura dall’Euro.

L’Italia è il Paese più sicuro all’interno della zona euro nel caso di rottura della moneta unica. Di seguito, un’analisi completa della previsione contraria sul futuro dell’Italia in caso di uscita dall’Euro, contenuta in un paper dal titolo “Balance Sheets after the EMU: an Assessment of the Redenomination Risk” (Lo stato patrimoniale dopo l’UEM: una valutazione del rischio di ridenominazione) a cura degli economisti Cédric Durand e Sébastien Villemot.

Il paper sottolinea che la probabilità di una rottura parziale o completa dell’Euro è aumentata nel corso degli ultimi anni. Un tale evento potrebbe creare un problema di bilancio per gli operatori economici, dal momento che il processo di ridenominazione nella nuova valuta nazionale potrebbe introdurre dei disallineamenti significativi tra il fronte attivo e quello passivo.

L’Italia, attraverso questo processo di analisi, risulta essere il Paese con meno rischi in caso di uscita dall’Euro grazie alla mancanza di una forte svalutazione della nuova lira italiana.

L’analisi dà una nuova valutazione al questo rischio di ridenominazione, a seconda del Paese e della relativa posizione istituzionale e in dipendenza da due scenari principali: l’uscita di un singolo Paese dall’Euro o una rottura completa e definitiva della moneta unica.

Ritorno alla lira: Italia il Paese più sicuro in caso di rottura dell’Euro

Nel definire le possibili conseguenze nel caso di rottura dell’Euro e di un ritorno della lira in Italia vi sono diversi fattori da considerare.

In un primo momento la valuta nazionale si svaluterebbe, spingendo così al rialzo l’inflazione e intaccando il potere d’acquisto dei consumatori.
Tuttavia, superati gli effetti negativi del breve termine, secondo il recente studio l’Italia non correrebbe alcun rischio con il ritorno alla vecchia lira.
Il tutto, come sappiamo, sta nelle dinamiche di ridenominazione del debito e dei flussi di capitale del Paese nella nuova valuta nazionale.

Ed è qui la novità: prendendo in esame il caso dell’Italia e il ritorno alla Lira - che secondo lo studio dovrebbe aumentare di circa l’1% - vediamo come il nostro Paese potrebbe correre rischi molto limitati sul fronte del debito pubblico.

La direzione del nuovo tasso di cambio (deprezzamento o apprezzamento) è centrale nel valutare la natura del rischio per Paese e settore nello scenario di una fine dell’Euro. Ma bisogna anche conoscere la grandezza prevista di tale movimento per poter fornire un’analisi più precisa. I movimenti dei tassi di cambio sono particolarmente difficili da prevedere, ancor di più in un contesto senza precedenti come nel caso di un’uscita dell’Euro.

La tabella 5 presenta le ipotesi di aggiustamento dei tassi di cambio su cui si basa la valutazione del rischio presente nel paper francese. I numeri sono derivati dall’analisi degli squilibri interni ed esterni della zona euro.

I dati riportati in tabella corrispondono agli aggiustamenti relativi alla media ponderata dell’area euro. Di conseguenza, i seguenti numeri possono essere utilizzati sia nello scenario in cui un singolo Paese uscisse dall’unione monetaria, sia nel caso di una completa rottura.

Sorprendentemente, l’Italia non mostra né sottovalutazione né eccessivo apprezzamento attraverso questa metodologia di calcolo, per il fatto che il suo bilancio strutturale è vicino all’equilibrio e che la sua posizione patrimoniale a livello internazionale è solo lievemente negativa.

Perché non ci sono rischi per l’Italia in caso di uscita dall’Euro

Abbiamo visto che, a seguito di una forte svalutazione iniziale della lira italiana, la moneta riuscirebbe ad aumentare dell’1%.
Secondo gli studiosi specializzati, lo scenario in cui l’addio all’Euro costerebbe caro a tutti è sbagliato, soprattutto nel caso dell’Italia. Infatti, i Paesi con un alto deficit, come l’Italia e la Spagna, ne trarrebbero addirittura vantaggio, contro i Paesi in surplus che subirebbero invece delle forti svalutazioni.

La tabella 6 spiega ancora meglio il motivo per cui l’Italia è il Paese europeo con meno rischio in assoluto in caso di addio alla moneta unica, che avvenga singolarmente come entità Paese oppure in simultanea in caso di grave crollo dell’Eurozona.

Prendendo in esame il rischio di ridenominazione all’interno dei membri della zona euro, analizzando il bilancio del governo, della banca centrale, del settore finanziario privato e il settore non finanziario insieme a quello dei consumatori, scopriamo che l’Italia è il solo Paese tra tutti con rischio zero nel caso di un ritorno alla lira italiana.

Situazione a basso rischio anche per Francia e Paesi Bassi grazie ai loro bilanci, mentre lo scenario sarebbe grave per Grecia, Lussemburgo e Irlanda.

Il caso Italia è un po’ speciale: dal momento che la stima sul movimento del tasso di cambio atteso è quasi zero (vedi tabella 5), l’indice di rischio dello studio indica l’assenza di rischio.
Se si assumesse invece un deprezzamento 15% della nuova lira, allora il livello di rischio diventerebbe basso (low) per tutti e tre i settori riportati in tabella (come nel caso della Spagna).

Le dinamiche di ridenominazione in valuta nazionale

Il risultato dell’analisi va contro quanto preannunciato da numerosi analisti e testate giornalistiche: con la fine dell’Euro l’Italia non sarebbe affatto a rischio, anzi.
Ad incorrere in più svantaggi troviamo il debito pubblico di Grecia e Portogallo, e il settore finanziario di Grecia, Irlanda e Lussemburgo. E, sopra ogni cosa, gli analisti evidenziano come le conseguenze per il settore privato non finanziario dovrebbero essere alquanto gestibili.

L’impatto sul bilancio di un’uscita dell’Euro sulle economie dell’Eurozona dipende dalla dimensione dei disallineamenti di valuta che appariranno nei bilanci dopo il processo di ridenominazione (leggi: ritorno alla lira, nel caso dell’Italia), dalla direzione della regolazione del tasso di cambio della nuova valuta nazionale, ma anche dalla distribuzione settoriale dei movimenti di bilancio.

Come risultato del processo di ridenominazione di un Paese che esce dall’Euro, varie attività e passività che erano in precedenza denominate in Euro saranno convertite nella nuova valuta nazionale. Ma alcune di queste non saranno convertite, tra cui le voci di bilancio espresse in valuta estera.

Il tasso di cambio della valuta domestica di nuova introduzione sarà poi regolato relativamente all’Euro (o alle altre valute europee nel caso di una rottura completa della zona euro).

Come anticipato, l’impatto di questo movimento sui bilanci dipenderà dalla direzione di questo movimento, ma anche dalla dimensione e dalla direzione del disallineamento di valuta che può apparire in seguito al processo ridenominazione. Il disallineamento di valuta può essere misurato dalla «posizione iniziale netta in valuta estera», vale a dire la differenza tra attività e passività denominate in valuta estera a seguito del processo della ridenominazione prima del movimento di valuta. La tabella seguente riassume l’effetto - espressa in valuta nazionale del Paese in esame - a seconda della direzione del movimento della valuta e la posizione iniziale in valuta estera.

(dove A sta per attività e L per passività)

Una svalutazione avrà un impatto negativo sui bilanci con una posizione iniziale netta in valuta estera negativa, mentre darà beneficio ad un settore o ad un Paese in cui gli asset in valuta estera superano le passività in valuta estera al lordo dei movimenti di valuta. Un apprezzamento della valuta nazionale avrà effetti opposti, migliorando il bilancio di un settore/Paese con una posizione iniziale netta in valuta estera negativa, e peggiorando la posizione di un settore/Paese con una posizione positiva.

Iscriviti a Money.it

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.