Valerio Malvezzi: la moneta? Deve essere pubblica (VIDEO)

Euro sì o euro no? Ormai da diversi anni il dibattito politico vede contrapposti sostenitori e detrattori della moneta unica europea. Money.it ha intervistato Valerio Malvezzi. Ecco il punto di vista dell’ex parlamentare

Inizia oggi un nuovo programma di Money.it: Testa o Croce. Il format mette a confronto detrattori e sostenitori della moneta unica europea. La prima intervista ha come protagonista Valerio Malvezzi, commercialista e ex parlamentare. Questo il pensiero del co-fondatore di Win the Bank.

Il vero indicatore: il risparmio

Spesso i telegiornali ci presentano come indicatore economico prevalente il consumo oppure l’ottimismo dei cittadini. C’è una variabile determinante per capire se un paese sia in buona salute o meno: è il risparmio. Molti dimenticano che nel 1980 l’Italia era il paese più ricco del mondo, avevamo un rapporto risparmio/reddito del 25% fino a scendere catastroficamente al 2%. Come dire che prima con uno stipendio medio di 2000 euro si riusciva a mettere da parte 500 euro ed oggi appena 40. La gente capisce che c’è stato qualcosa che non è stato funzionato.

Questione di sovranità monetaria

A me non interessa parlare di Euro, lira o doblone. Voglio una moneta che sia di controllo pubblico. L’Euro non ha questa caratteristica fondamentale. La questione essenziale non è la moneta ma il modello di Europa, abbiamo l’unico posto al mondo dove il Parlamento non fa le leggi. C’è una Banca Centrale che non fa la banca centrale, per questioni legate ai trattati non fa da prestatore di ultima istanza. Di questo dipende il problema dello spread e dell’indebitamento sui mercati. Una storia lunga che nasce nel 1981 con la separazione tra Ministero del Tesoro e Banca D’Italia, proseguita con le liberalizzazioni degli anni ’90: il debito pubblico esplode così passando dal 60% al 120%. Il debito è prodotto dal debito e non come pensano molti dalla spesa pubblica. Dal 1991 l’Italia è in avanzo primario, abbiamo cioè più entrate che uscite. Da 27 anni continuiamo ad usare la ricetta della cucina liberista, alzando le tasse e riducendo le spese: cosi facendo abbiamo notevolmente peggiorato il rapporto debito-pil. Pretendo una banca centrale pubblica, basta con questa favola dell’indipendenza della politica con cui si è ingannato la gente: indipendenza dalla politica significa dipendenza dai mercati finanziari. Voglio avere il controllo del canale, della liquidità altrimenti non è possibile fare politica economica, quindi occorre il controllo del sistema bancario. Invece in questi anni abbiamo fatto delle follie come le riforme delle banche popolari e di credito cooperativo, distruggendo il sistema bancario locale che invece rappresenta la nostra ricchezza e le piccole-medie imprese. Bisogna cambiare il livello economico, dove c’è debito pubblico c’è ricchezza privata, nessun paese al mondo ha mai rimborsato debito pubblico, perché dovremmo farlo noi? Il problema è semmai quindi di sovranità monetaria, di saldi settoriali.

Manipolazione dei cervelli

Il popolo italiano subisce continuamente il lavaggio del cervello con il livello del debito presentato come una variabile in grado di cambiare in pochi secondi. Si dice che ogni nuovo nato abbia 38000 euro di debiti. Se vale questo principio allora bisognerebbe anche domandarsi quanti mattoni del Colosseo abbia di proprietà lo stesso bambino. I bilanci non si guardano solo da una parte, cioè unicamente dalla parte del debito che comunque crea ricchezza e valore dalla parte opposta, generando asset tangibili e intangibili. Bisogna guardare da entrambe le parti altrimenti si è strabici o stronzi.

La favola dello spread

Di spread prima del 2011 non si era mai sentito parlare fino a che non c’è stato l’interesse politico e speculativo a farlo diventare continuamente l’argomento del giorno. Il valore dello spread era molto più più alto negli anni ’90 quando avevamo anche un rating più alto dei giorni nostri. Io definei lo spread come la lunghezza della catena alla quale è legato il cane. Non hai sovranità monetaria, hai abdicato al diritto politico di governare un Paese, la moneta è diventata di proprietà privata, le donne non fanno più figli con una correlazione positiva tra fertilità della donna e il livello di interessi pagato ai banchieri privati e ci chiediamo ancora cosa sia lo spread? È semplicemente un’arma di controllo politico e speculativo usata per spostare le ricchezze da una parte all’altra del pianeta, prendendo la direzione dei mercati finanziari. Vogliamo avere una pensione, un lavoro, vogliamo stare bene. Sono le domande rivolte dai popoli ai loro governanti. Dopo 40 anni di inganno del pensiero neoliberista continuare a procedere in questa direzione non è solo inefficiente ma è anche deficiente.

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