Infortunio sul lavoro: quale indennizzo se il dipendente è in trasferta?

Valentina Pennacchio

5 Marzo 2014 - 10:30

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La circolare n. 52/2013 dell’INAIL ha stabilito i criteri per la trattazione dei casi di infortunio avvenuti in missione e in trasferta.

Infortunio sul lavoro: quale indennizzo se il dipendente è in trasferta?

Cosa succede se il dipendente ha un infortunio in trasferta? Cerca di far luce sulla questione la circolare n. 52/2013 dell’INAIL. Prima di conoscere tutti gli episodi che possono verificarsi, è opportuno specificare che con il termine trasferta si intende il cambiamento temporaneo del luogo in cui si presta abitualmente la propria attività lavorativa.

La circolare INAIL stabilisce che si devono ritenere «meritevoli di tutela tutti gli eventi occorsi a un lavoratore in missione e/o trasferta dal momento dell’inizio della missione e/o trasferta fino al rientro presso l’abitazione» e che le disposizioni si applicano:

  • ai casi futuri;
  • alle fattispecie in istruttoria;
  • a quelle per le quali sono in atto controversie amministrative o giudiziarie o che non siano prescritte o decise con sentenza passata in giudicato.

Infortunio sul lavoro: la trasferta

Cosa succede quando il dipendente è in trasferta?

  • Occasione di lavoro. L’evoluzione della giurisprudenza ha legittimato «l’indennizzabilità di tutti gli infortuni derivanti dai rischi connessi con il lavoro inteso nella sua accezione più ampia. Da ciò è derivata la tutelabilità di tutte le attività prodromiche e strumentali all’esecuzione della prestazione lavorativa, necessitate dalla stessa e alla stessa funzionalmente connesse», al contrario di quanto veniva stabilito prima, ovvero che «il diritto alle prestazioni assicurative doveva essere condizionato dal presupposto che l’evento fosse riconducibile a un rischio specifico, proprio dello svolgimento della prestazione lavorativa dell’assicurato». Esistono limiti all’indennizzabilità di un infortunio? L’unico è nel rischio elettivo «in quanto esso, essendo estraneo e non attinente all’attività lavorativa, è correlato a una scelta arbitraria del lavoratore il quale crea e affronta volutamente, sulla base di impulsi o ragioni del tutto personali, una situazione diversa da quella inerente all’attività lavorativa, ponendo così in essere una causa interruttiva del nesso tra lavoro, rischio ed evento»;
  • Infortunio in itinere. In tal senso la normativa stabilisce che l’indennizzabilità dell’infortunio è dovuta se detto infortunio si verifica nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro e se il percorso è effettuato a piedi, con mezzo pubblico o con mezzo privato se necessitato. E per gli infortuni in bicicletta? La normativa (nota INAIL 7 novembre 2011, n. 8476) prevede che l’indennizzo sia previsto quando l’infortunio ha luogo su pista ciclabile o zona interdetta al traffico. Se il tragitto prevede un percorso in parte su pista ciclabile o zona interdetta al traffico e in parte su strada aperta ai veicoli a motore, l’indennizzo per quest’ultimo tratto è previsto solo in caso sia stato necessario l’uso della bicicletta;
  • Tragitto da casa al lavoro e viceversa. Se «in sede» il percorso che collega la propria casa al luogo di lavoro abituale dipende anche dalla scelta del lavoratore, diverso è il caso della trasferta dove il tragitto da casa al luogo in cui durante la trasferta il dipendente deve espletare la prestazione lavorativa è imposto dal datore di lavoro. Come specifica la circolare «tutto ciò che accade nel corso della trasferta deve essere considerato come verificatosi in attualità di lavoro, in quanto accessorio all’attività lavorativa e alla stessa funzionalmente connesso, e ciò dal momento in cui la missione ha inizio e fino al momento della sua conclusione». Esistono tuttavia due cause di esclusione dell’indennizzabilità di un infortunio occorso a un lavoratore in trasferta:
    - nel caso in cui l’evento si verifichi nel corso dello svolgimento di un’attività che non ha alcun legame funzionale con la prestazione lavorativa o con le esigenze lavorative dettate dal datore di lavoro;
    - nel caso di rischio elettivo, cioè nel caso in cui l’evento sia riconducibile a scelte personali del lavoratore, irragionevoli e prive di alcun collegamento con la prestazione lavorativa tali da esporlo a un rischio determinato esclusivamente da tali scelte.
  • Spostamenti effettuati dal lavoratore per recarsi dall’albergo al lavoro e viceversa. Questi casi devono essere disciplinati come infortuni in attualità di lavoro e non come infortuni in itinere;
  • Infortuni nella stanza d’albergo. Questi infortuni sono indennizzabili come «infortuni avvenuti in occasione di lavoro, in attualità di lavoro, proprio perché condizionati dalla particolare situazione determinata dalla condizione di missione e/o trasferta». Se per l’infortunio avvenuto nella propria abitazione non è previsto alcun indennizzo, diversa è la situazione in albergo per due motivi:
    - il soggiorno in albergo è evidentemente necessitato dalla missione e/o trasferta ed è perciò necessariamente connesso con l’attività lavorativa;
    - il lavoratore, con riguardo al luogo in cui deve temporaneamente dimorare, non ha quello stesso controllo delle condizioni di rischio che ha, al contrario, nella propria abitazione.

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