In Europa si notano i primi segnali anticipatori di una recessione economica. In questo caso si tratta di un raffreddamento artificialmente dell’economia derivante direttamente dall’operato delle banche centrali per cercare di domare un’inflazione a doppia cifra. Un primo segnale arriva dall’inversione della curva dei rendimenti che in passato ha spesso indicato l’inizio di una recessione.
Da un punto di vista reale l’allarme è stato recentemente lanciato dalle imprese, impegnate ad affrontare i primi problemi di stabilità finanziaria che potrebbero ripercuotersi direttamente sugli istituti di credito stessi.
L’inversione della curva dei rendimenti europei
In molti stimano che in Europa la recessione sarà decisamente più impattante rispetto che negli Stati Uniti. Il motivo viene spesso attribuito al fatto che il continente europeo è appesantito anche da dinamiche esterne come la gestione dei prezzi del mercato energetico e l’evoluzione del conflitto russo. Queste difficoltà si riflettono direttamente nei rendimenti obbligazionari di breve periodo che risultano da tempo in aumento nei principali Paesi dell’Eurozona.
L’inversione della curva dei rendimenti è ormai un dato di fatto e in passato ha indicato nella maggior parte dei casi l’inizio di una recessione. L’aumento dei tassi d’interesse e le prospettive rialziste evidenziate dai pivot delle banche centrali potrebbero appesantire eccessivamente i conti di molte aziende impattando direttamente sulla realtà di tutti i giorni. È presumibile quindi attendersi un taglio delle spese da parte dei consumatori e, di conseguenza, l’inizio di un processo di raffreddamento economico «artificiale», specialmente in Europa.
L’aumento dei tassi inizia a pesare sulle imprese
I primi segnali di recessione arrivano proprio dalle imprese , che in Europa stanno alimentando il boom delle richieste di liquidità. È il caso delle «cash call»: le aziende vendono al mercato ulteriori azioni con il fine di ricercare fonti di finanziamento più convenienti e veloci. Tipicamente questo avviene in contesti di forte aumento del tasso d’interesse in quanto il credito bancario diventa una forma troppo onerosa di liquidità. Di solito ciò evidenzia anche contesti di forte instabilità finanziaria.
Le imprese più dipendenti dal debito potrebbero essere costrette a ridimensionare la propria attività impattando negativamente sulla produzione. Uno sguardo di preoccupazione va anche agli istituti di credito che potrebbero dover affrontare importanti inesigibilità o svalutazioni a causa della perdita di valore delle proprie garanzie.
Fra le avvertenze presentate dall’ultimo rapporto della BCE arriva anche un allarme legato all’interruzione dell’espansione immobiliare causata dell’aumento dei tassi sui mutui. I consumatori sono il target finale del processo di raffreddamento economico, specie il ceto medio basso, gli individui a cui è stata principalmente indirizzata la liquidità negli anni passati e quindi coloro che realmente incidono sull’andamento dell’inflazione.