Il pericoloso accordo con la Cina e le divisioni che piacciono al potere

Il pericoloso accordo con la Cina, le divisioni che piacciono al potere, la misteriosa morte di Imane Fadil, il dirottatore del bus dei bambini: una settimana piuttosto inquietante

Il pericoloso accordo con la Cina e le divisioni che piacciono al potere

Comunque la si veda, l’arrivo in pompa magna in Italia di Xi Jinping, qualche perplessità la suscita. Quando poi parte la carrellata di commenti unanimi a cominciare dal presidente Mattarella, appare lecito stare in campana. La cosiddetta Via della Seta, si dice, porterà ad accordi commerciali e prosperità per le imprese italiane. Le arance siciliane saranno vendute in Cina grazie ad AliBaba. La bandiera cinese sventola sul Quirinale. Siamo un paese strano. Ci preoccupiamo quotidianamente dell’immigrazione da sbarchi ma non abbiamo mai messo la dovuta attenzione sulla penetrazione cinese nei gangli della nostra economia. Sia nel commercio del negozio sotto casa diventato improvvisamente l’ennesimo supermarket di cianfrusaglie varie, sia ad alti livelli, con aziende cinesi riuscite ad entrare in società operanti in settori cruciali come quello della telefonia, dell’elettricità, delle auto e delle assicurazioni. Un sistema economico, il loro, molto chiuso e certamente non libero in cui possono fare il bello ed il cattivo tempo nelle condizioni di importazione dei prodotti esteri. L’Italia importa inoltre di più di quanto riesce ad esportare in Cina ed anche questo non va sottovalutato. I rapporti di forza non sono e non potranno mai essere alla pari nel relazionarsi con una potenza del genere che per natura è solerte a far valere la sua supremazia (in Africa ne sanno qualcosa)

Non tutti i regimi sono uguali

La Cina è un regime totalitario...ma un tempo non si giustificano guerre in giro per il mondo dove c’era qualche dittatore cattivo da abbattere? Evidentemente ci sono dittatori e dittatori. A questo proposito epiche le dichiarazioni del sottosegretario Geraci, tra i principali negoziatori dell’accordo con Pechino, che vennero rilasciate a Byoblu prima di assumere l’incarico istituzionale. Aveva definito la Cina una democrazia “ex post” in cui il Partito Comunista interpreta il sentimento popolare ed in base ad esso sceglie il governo che darà vita a quelle riforme chieste dalla gente in modo da evitare possibili rivoluzioni che, aggiungiamo noi, sarebbero sicuramente accettate di buon cuore dal magnanimo regime. Viste le ataviche difficoltà italiane nel trovare maggioranze stabili potrebbe essere anche una buona idea. Geraci però in quell’intervista si era spinto oltre: ai cinesi in fondo, interessa solo alzarsi ed andare a lavorare, mantenere la propria famiglia, stare bene di salute e, udite udite, mangiare! Del resto, insomma, interessa poco. L’unica “piccola” accortezza (si fa per dire) che deve prendere il cinese medio è quella di non criticare il governo. Questa libertà compressa, secondo questa visione, non sarebbe un grande problema: d’altronde i cinesi sono abituati così, non ce l’hanno mai avuta e dunque non ci fanno nemmeno caso più di tanto. Al di là di questa rappresentazione della società cinese, il reale impatto di questo accordo lo scopriremo solo nel tempo ma la sensazione non è proprio buona. Anche perché, tradizionalmente, la Cina è solita portare fino in fondo i suoi progetti ed una eventuale futura ritirata italiana non sarebbe ben accetta e le ripercussioni potrebbero essere inimmaginabili.

Qualcuno si preoccupa

In realtà, una voce contraria c’è stata, quella del presidente del Parlamento Ue Tajani che si è detto preoccupato. Dice che non bisogna permettere cessioni di sovranità italiana ed europea alla Cina. Ben venga la sua inquietudine ma le cessioni di sovranità andrebbero considerate tutte alla stessa stregua. Quella con la Cina ufficialmente non lo è, le preoccupazioni possono essere soprattutto di tipo economico. Quelle che invece ha subito l’Italia dagli anni ’90 in poi ci sono state davvero, determinate dai trattati e non solo. In quel caso andavano bene, anzi, sono state e sono ancora un mantra da pensiero unico a reti e giornali unificati. Se provi a esprimere qualche critica scatta la tagliola delle etichette ed allora, a seconda dei casi, diventi sovranista, populista, irresponsabile e se proprio ti impegni anche un bel complottista non te lo toglie nessuno. E quando ti affibbiano un’etichetta decade ogni forma di dialogo. Non puoi rispondere, qualunque cosa tu dica, sei ormai quell’etichetta e dunque bollato ad divinis. Questo tipo di preoccupazione per l’alleanza commerciale con la Cina sembra invece dovuta non tanto a ragioni di sovranità smarrita quanto per l’uscita dai consueti schemi di relazioni internazionali.

I misteri della bella Imane

Prima si è detto che era stata avvelenata. Poi che non sono stati rintracciati elementi radioattivi evocando la morte per cause naturali dovuti ad una imprecisata ma fulminea gravissima malattia. La morte di Imane Fadil, la bellissima ragazza marocchina tra le testimoni chiave del Bunga Bunga e dintorni, lascia aperti enormi dubbi. Stava scrivendo un libro probabilmente con scottanti rivelazioni già anticipate in una intervista al Fatto Quotidiano di qualche tempo fa, in cui aveva evocato inquietanti scenari demoniaci in stile quasi Eyes Wide Shut nelle serate a casa del Cavaliere. Secondo un giornalista marocchino potrebbe essere stata eliminata dai servizi segreti del suo Paese perché finita in un brutto giro. Se davvero è stata una tragica eliminazione di una ragazza diventata scomoda, purtroppo non sorprenderebbe, per le repentine modalità della sua morte e per lo strano periodo di degenza che l’ha preceduta. Con un interrogativo di fondo: cosa accade davvero di incoffessabile negli ambienti di potere?

La chiamavano strategia della tensione

É stata anche la settimana del terrore sul bus di bambini dirottato da Ouesseynou Sy. Dietro il folle gesto dell’uomo, scrivono giornali e agenzie, ci sarebbe l’ostilità verso le politiche migratorie italiane, con lo scopo di esortare gli africani a non sbarcar,e evitando così nuovi morti in mare. Molte polemiche si sono levate per i precedenti penali del senegalese, assolutamente incompatibili con quel tipo di lavoro a contatto con i bambini. Ed è partito così il consueto can can da barricate tra inflessibili dell’immigrazione e buonisti di vario tipo e spessore. Se analizziamo il grave episodio nel merito, dovremmo dire che non può essere il Paese di origine a spiegare il comportamento di un singolo. Le cronache italiane sono piene di atti gravissimi e barbari compiuti da italiani, anche in divisa. Non possiamo sapere se Ouesseynou Sy abbia escogitato tutto da solo o se possa esserci una regia invisibile dietro il suo gesto ma il risultato finale è chiaro: si accentuano le divisioni ed i contrasti sociali. E da che mondo e mondo nelle divisioni, le varie forme di potere gongolano. Negli ultimi anni ed anche negli ultimi mesi episodi come questo stanno, in ultima analisi, ottenendo lo stesso risultato. Un tempo la chiamavano strategia della tensione.

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