La nuova era della Grecia: stop a piani di salvataggio, ma la crisi morde ancora

Da oggi Atene dovrà farcela da sola. I dati economici sono promettenti, ma per il ritorno alla normalità c’è ancora molto da fare.

La nuova era della Grecia: stop a piani di salvataggio, ma la crisi morde ancora

Stop agli aiuti internazionali per la Grecia, che oggi esce ufficialmente dal piano di salvataggio e dopo 8 anni di austerità dice addio alla Troika, l’organismo composto da Commissione europea, Bce e Fmi, che fino ad oggi si è occupata della questione ellenica, concedendo aiuti a fronte di condizioni durissime per il Paese.

Per molti è una giornata storica, ma la fine del programma di aiuti non significa necessariamente anche fini della crisi.

Atene ha evitato la bancarotta ma ora dovrà ancora fare i conti da sola con una crescita economica che stenta a decollare.

La Grecia esce dal piano di salvataggio

La Grecia, da oggi, dice addio al programma di salvataggio messo in campo dalla Troika per salvare il Paese dalla crisi, evitandone anche l’uscita dall’euro.

Dal 2010 ad oggi, la Repubblica ellenica ha fatto i conti con quel piano di “lacrime e sangue” che ha portato a una serie di pesanti riforme, ritenute necessarie per superare la tragica situazione finanziaria in cui era sprofondata. In cambio, Atene ha ricevuto in prestito complessivamente 289 miliardi di euro da Ue, Bce e Fmi.

Dopo 8 anni di austerità, era rimasta l’unico Paese dell’Eurozona a beneficiare ancora degli interventi internazionali dopo Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro.

Riforme e cambiamenti sociali

Le riforme richieste alla Grecia in cambio degli aiuti concessi dai partner internazionali hanno avuto un costo sociale molto elevato. Necessario, si è detto, per evitare la bancarotta all’addio alla moneta unica.

Le riforme sul fronte del lavoro e delle liberalizzazioni, hanno consegnato un Paese più povero e ancora in affanno, sebbene i dati economici sembrano dare qualche segnale positivo per il futuro.

Ed è meglio che sia così, anche perché da oggi Atene dovrà fare da sola e “tornare alla normalità” come auspicato a giugno dal premier Alexis Tsipras, non sarà poi così semplice: la crisi morde ancora.

Oltre ad accompagnare la crescita, ancora stentata, bisognerà ricucire anche i legami sociali, dopo le grandi proteste e gli scioperi che hanno scandito la politica austera degli ultimi 8 anni.

Segnali di ripresa

L’austerità è servita? A quanta pare sì, almeno sul fronte dei freddi numeri. L’economia del Paese sta per tornare a crescere, sebbene timidamente, ma quanto basta per guardare al futuro con ottimismo.

Secondo l’Ocse, la disoccupazione, balzata al 27% nel 2013, è tornata sotto il 20% e anche il Pil, calato del 26% negli anni più cupi della crisi, inizia la risalita verso il 2% nel 2018 e al 2,3% nel 2019.

Stime in calo per il rapporto tra debito e Pil, che sempre secondo l’Ocse, a fine 2019 potrebbe scivolare al 168,3% con un avanzo primario di bilancio del 4,5%.

Dopo i pesanti tagli alla spesa pubblica, la Repubblica ellenica ora può tornare a investire, forte di una domanda interna che a breve potrebbe aumentare di quasi il 3% e delle esportazioni che crescono del 5% all’anno.

Ancora molta strada da fare

Come detto, lo stop all’austerità non significa fine della crisi. “Resta molta strada da fare” ha detto lo stesso governatore della Banca Centrale di Grecia, Yannis Stournaras.

Perché oggi, la popolazione sta ancora facendo i conti con problemi piuttosto seri, come la drastica riduzione di salari e pensioni, che incidono soprattutto sulle fasce più deboli.

Da oggi si guarda avanti e, avverte ancora Stournaras, “non si deve tornare indietro”.

Che la situazione sia ancora particolarmente delicata, lo sottolinea anche la stampa ellenica. Emblematico, in questo senso, il titolo che il quotidiano Ta Nea, non proprio vicino al governo, ha scelto per ricordare che da domani non bisogna abbassare la guardia: “21 agosto, ora zero. Il salvataggio è finito, l’incubo continua”.

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