Alta tensione sulle borse asiatiche, appesantite dal brusco rallentamento dell’attività manifatturiera in Cina (indice Pmi ai minimi da 7 mesi) e dalle indicazioni poco chiare provenienti da Bernanke, che ha confermato il piano di quantitative easing della Fed ma non ha escluso una exit strategy. La borsa di Tokyo ha registrato il peggior calo giornaliero da metà marzo 2011, ovvero quando il paese del Sol Levante fu sconvolto da un tremendo terremoto e da uno tsunami che creò gravi danni alle centrali nucleari di Fukushima. L’indice Nikkei-225 ha perso il 7,32% a 14.483,98 punti, bruciando così più di mille punti in una sola seduta.
Il tonfo della borsa nipponica deriva anche dal forte incremento della volatilità sul mercato dei tassi di interesse giapponesi. La politica monetaria ultra-espansiva della Bank of Japan inizia a creare le prime problematiche: sui titoli di stato si è innescato un brusco sell-off, con il rendimento dei JGB decennali balzato sopra l’1% (a inizio aprile scorso era allo 0,55%). Si tratta del tasso più alto da aprile 2012. La BoJ è intervenuta annunciando un’operazione di fund supplying da 2mila miliardi di yen.
Saranno, quindi, erogati prestiti a breve termine e a tasso fisso alle istituzioni finanziarie nipponiche per far fronte a questo improvviso aumento dela volatilità sui tassi a lungo termine. Tuttavia, per la BoJ non sarà facile fermare il rialzo dei tassi, soprattutto se la politica monetaria della Fed si farà più restrittiva. Intanto, gli investitori giapponesi hanno sospeso gli acquisti di bond esteri. Sul forex ci sono stati forti riscatti sullo yen. Il cross dollaro/yen è sceso sotto 101,50, euro/yen a 130,20.
© RIPRODUZIONE RISERVATA