Geneve Invest spiega gli impatti finanziari della Brexit

Geneve Invest: il crollo post-referendum della sterlina ha visto aumentare la redditività di molte società quotate sull’FTSE 100.

Geneve Invest spiega gli impatti finanziari della Brexit

Le dinamiche di una Brexit via via sempre più complessa, con lo spettro di un’uscita no-deal, senza accordo, vistosamente sullo sfondo, ha visto la sterlina continuare a indebolirsi anche nel 2018, seguendo un trend negativo ormai stabile da giugno 2016, quando il Regno Unito votò per lasciare l’Unione Europea.

Il calo del valore della sterlina è senza dubbio una cattiva notizia per i consumatori e per tutte le imprese che dipendono dalle importazioni: una sterlina più debole aumenta infatti il costo delle merci dall’estero, un fattore determinante in un paese che ha una bilancia negativa da 222 miliardi di dollari per quanto riguarda il rapporto fra esportazioni e importazioni (395 miliardi di export, 617 miliardi di import).

C’è però anche un bicchiere mezzo pieno da analizzare, ed è quello che attiene agli investimenti finanziari.

Nel 2018, la debolezza della sterlina ha funzionato, in parte, come volano a favore degli investitori britannici - spiega Marialaura Pompilio di Geneve Invest, società di gestione patrimoniale attiva nel settore degli investimenti finanziari indipendenti - considerando i rendimenti medi sia dei fondi che degli indici, si può infatti notare come gli investimenti in sterline abbiano prodotto risultati interessanti rispetto a quelli in altre valute, come il dollaro USA e l’euro”.

Uno studio attento dei dati mostra come il comparto a più forte rendimento sia stato quello della sanità, che ha fornito agli investitori un rendimento dell’8,9%, seguito da società di servizi pubblici, che hanno restituito agli investitori l’8,3%.

Il crollo post-referendum della sterlina ha visto aumentare la redditività di molte società multinazionali quotate sull’FTSE 100 - spiegano ancora da Lussemburgo gli analisti di Geneve Invest - il calo della valuta britannica è stato responsabile diretto di questi rendimenti, legati ai molti investimenti dall’estero arrivati nel Regno Unito grazie alle dinamiche valutarie in essere.

D’altronde, il 75% del reddito prodotto dalle società quotate sull’FTSE 100 - continuano da Geneve Invest - è generato all’estero, quindi una sterlina debole significa automaticamente rendimenti più alti. Certo, bisogna tenere in considerazione che ci sono poche probabilità che i tassi di interesse aumentino dopo il voto per lasciare l’UE, ma il trend è abbastanza chiaro e per questo i mercati finanziari non si sono lasciati intimorire dalle dinamiche politiche dell’uscita britannica dall’Unione Europea.

La Brexit - chiudono da Geneve Invest - ha permesso a diverse società che registrano costi in sterline ed entrate in dollari di mettere a referto importanti aumenti dei profitti, con la conseguenza di una posizione più stabile per il pagamento di dividendi”.

La forza dell’FTSE 100 riflette un dato evidente: la Brexit non ha avuto, per adesso, un impatto particolarmente pesante sull’economia britannica. Certo, andranno valutate nel tempo le ricadute effettive sul sistema una volta che la misura sarà effettivamente attiva, ma non vanno sottovalutate le dinamiche complessive di un’UE in forte difficoltà.

L’Europa è legata a doppio filo al monitoraggio di contesti, come quello economico-politico italiano, che potrebbero far precipitare molto rapidamente la situazione e, alla lunga, giocare a favore della scelta britannica.

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