Tra le 10 novità del Decreto Lavoro varato dalla squadra di Letta per sostenere l’occupazione figura una struttura di missione sotto il coordinamento del Ministero del lavoro per dare attuazione alla Garanzia Giovani (Youth Guaranteee) e per promuovere la ricollocazione dei lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga.
Della struttura di missione fanno parte i presidenti dell’Isfol e di Italia Lavoro, il Direttore generale dell’INPS, i dirigenti delle Direzioni generali del Ministero con competenze nell’ambito specifico di intervento, nonché tre rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, due dell’Upi e uno delle Camere di commercio, industria artigiano ed agricoltura.
L’ambizione della Garanzia Giovani è quella di realizzare 3 degli obiettivi della strategia Europa 2020, ovvero:
- il 75 % delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni inserite nel lavoro entro il 2020;
- meno del 10 % di abbandoni scolastici;
- 20 milioni di persone sottratte alla povertà e all’esclusione sociale.
Il presidente della Commissione UE Josè Manule Barroso ha spiegato che la misura deve essere realizzata nel triennio 2014-2016 e poi eventualmente rifinanziata.
Gli obiettivi
I destinatari della Garanzia Giovani sono i ragazzi under 25 (anche se in ballo c’è la proposta di estenderla agli under 29) neo-diplomati, neo-laureati, disoccupati, inattivi. La Garanzia può essere applicata nei territori in cui il tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni) supera il 25%. In Italia parliamo di tutto il territorio nazionale tranne le due Province autonome di Trento e Bolzano e il Veneto. Secondo i dati ISTAT, relativi al 2012, le zone più colpite dalla disoccupazione sono:
- il Lazio (28,01%);
- il Molise (33,51%);
- la Campania (40,06%);
- la Puglia (32,38%);
- la Basilicata (36,49%);
- la Calabria (40,26%);
- la Sicilia (41,67%);
- la Sardegna (36,27%).
A queste si aggiungono due regioni che hanno un tasso di disoccupazione maggiore del 25% solo per quanto riguarda il genere femminile:
- l’Umbria (28,6%);
- l’Abruzzo (29,35%).
La Garanzia Giovani si inserisce in un quadro d’emergenza: disoccupazione giovanile record e NEET che raggiungono quota 7,5 milioni nell’UE (il 2,9% tra 15 e 24 anni). L’obiettivo principale è quello di sostenere e facilitare la transizione dalla formazione al lavoro.
La Raccomandazione del Consiglio europeo per rilanciare l’occupazione giovanile insiste sul fatto che la Garanzia Giovani venga realizzata nella sua massima espressione:
- deve garantire agli under 25 entro 4 mesi dal termine degli studi o dall’inizio della disoccupazione un’offerta di lavoro (avvalendosi anche di EURES, il sistema per le opportunità di occupazione all’estero), tirocinio, apprendistato, proseguimento degli studi e/o di formazione professionale o un percorso di avviamento all’attività d’impresa con il riconoscimento e la certificazione delle competenze acquisite;
- deve essere sostenuta da partenariati istituiti tra servizi pubblici e privati per
l’impiego, parti sociali e datoriali, rappresentanti delle organizzazioni di giovani, al fine di aumentare le opportunità di occupazione, apprendistato e tirocinio soprattutto per i
giovani NEET. Deve essere previsto il rafforzamento della capacità istituzionale
necessaria per progettare, realizzare e gestire gli strumenti di Garanzia per i giovani; - deve prevedere misure di sostegno per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani,
soprattutto i più vulnerabili, migliorandone le competenze, incoraggiando gli
imprenditori ad offrire loro dei lavori e promuovendo la mobilità lavorativa; - deve prevedere la valutazione e il monitoraggio costante delle misure dal punto di vista anche dell’efficienza della spesa, nonché tempi veloci di erogazione dei servizi.
Il piano Isfol
L’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) ha predisposto un piano in 6 mosse:
- accoglienza da parte del Centro per l’impiego e primo orientamento;
- orientamento;
- formazione;
- tirocinio;
- mediazione per l’inserimento lavorativo (apprendistato e/o lavoro);
- invio alla consulenza per l’avviamento di attività autonoma e imprenditoriale.
La prima fase, meramente informativa, si associa ad un vero e proprio orientamento, volto a fare un bilancio delle competenze del candidato per comprendere le reali abilità o eventuali gap su cui si dovrà intervenire. Attraverso uno screening multidimensionale il centro per l’impiego dovrà capire le reali esigenze del candidato, nonché i profili più bisognosi di assistenza.
Lo step della formazione dovrà essere indirizzata a sviluppare una serie di competenze, utili per: la ricerca attiva di lavoro, la comunicazione efficace in ambito professionale, le key competence europee per l’apprendimento permanente, le competenze trasversali (diagnosticare le situazioni, relazionarsi e affrontare), la sicurezza sui posti di lavoro.
Segue la fase di tirocinio (da 8 a 12 settimane) grazie a cui il candidato deve maturare la capacità di affrontare e gestire i problemi e le difficoltà sul lavoro, grazie a nuovi stili di pensiero job oriented e nuove strategie di analisi.
La fase di mediazione per l’inserimento lavorativo dei giovani interviene:
- al termine del tirocinio;
- dopo la prima fase di orientamento per i giovani che non svolgono un tirocinio;
- al termine del percorso di formazione professionale.
L’Italia avrà a disposizione 500 milioni di euro. Come gestirli? L’Isfol presenta due ipotesi:
- assegnare le risorse alle Regioni e Province in funzione del bacino dei NEET sui vari
Territori; - assegnare a ciascun giovane in possesso dei requisiti richiesti dalla Garanzia Giovani un
sostegno al reddito e voucher di servizio.
Gli ostacoli
Ci sono però due problemi alla versione italiana di Garanzia Giovani. Il primo riguarda i centri per l’impiego, come spiega il sottosegretario al Lavoro, Carlo Dell’Aringa:
“La Garanzia Giovani necessita di una rete efficace, ma le nostre strutture non sono sufficienti ed adeguate. I Centri per l’impiego sono 500, vi lavorano 7.000-8.000 operatori. Ma in Francia, Germania, Inghilterra sono 10 volte tanto, da 70 a 100 mila. E i rispettivi governi vi investono 5 miliardi l’anno. Noi 500 milioni. Un gap difficile da colmare in sei mesi”.
A questo si aggiunge il problema delle risorse. Partendo dai dati Eurostat 2012 sappiamo che in Italia i giovani tra i 15-24 anni sono 6.041.000, di questi ci sono 1.275.000 NEET (15-24 anni). I NEET tra i 15 ed i 29 anni sono invece 2 milioni e 256.000 giovani.
500 milioni di euro alla luce dei dati suddetti sono:
- circa 400 euro pro capite per i NEET tra i 15 ed i 24 anni;
- circa 225 euro se si considera la fascia più ampia fino ai 29 anni.
Basteranno?
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