Centri per l’impiego a rischio? Ecco le 2 principali ragioni

Valentina Pennacchio

14 Giugno 2013 - 12:21

Centri per l’impiego a rischio? Ecco le 2 principali ragioni

I centri per l’impiego nel mirino del Governo. Il ministro Enrico Giovannini ha espresso la volontà di potenziarli, nonché trasformarli in strutture di orientamento e uffici di collocamento grazie al progetto Garanzia Giovani.

Il sistema va migliorato per evitare di sprecare le risorse stanziate per l’occupazione giovanile, ma queste risorse sono poche. Non solo. Con l’abrogazione delle province prevista alla fine del 2013, quali problemi finanziari e istituzionali si porranno a partire dal 1 gennaio 2014? Centri per l’impiego a rischio?

Centri per l’impiego: come funzionano?

I centri per l’impiego sono strutture differenti dalle agenzie interinali, quelli gestiti dalle province sono circa 550 e vi lavorano 6.600 individui, che si dividono tra chi svolge funzione di: assistenze e informazione, orientamento e inserimento al lavoro.

Il problema per cui in Italia i centri per l’impiego hanno un ruolo sempre più marginale è legato, come sempre, alle risorse. I dati Eurostat mostrano chiaramente la situazione: l’Italia è tra i Paesi europei che sostiene la spesa più bassa per i centri per l’impiego, si tratta, in media, di 600 milioni di euro l’anno, cifra diminuita nel 2008, in concomitanza della crisi e dell’aumento della disoccupazione giovanile. Ciò anche in funzione della destinazione dei fondi FSE (Fondo sociale europeo) agli ammortizzatori in deroga.

A titolo di esempio, vi indichiamo la spesa media sostenuta da altri paesi europei nel periodo 2005-2011:

  • Germania: 8 miliardi di euro;
  • Francia: 5 miliardi di euro;
  • Spagna: più di 1 miliardo di euro.

Secondo i dati dell’UPI, l’Unione province italiane, in Italia c’è una situazione altamente disomogenea per quanto riguarda i centri per l’impiego. Le Regioni che hanno performance migliori e usano queste strutture, che assicurano un’ampia gamma di servizi, sono, oltre alle province autonome di Trento e Bolzano:

  • l’Emilia Romagna (1° posto in Italia, ma 63° in Europa);
  • la Toscana;
  • il Veneto;
  • il Piemonte.

Centri per l’impiego a rischio?

Sui centri per l’impiego aleggiano due pericoli, non solo fondi, ma anche problemi di gestione a partire dal 1 gennaio 2014. L’assessore alle Attività produttive, Lavoro e Formazione della Regione Toscana, Gianfranco Simoncini, si è soffermato sull’incertezza a cui sono destinate queste strutture:

“Il problema più urgente è legato alla sorte delle Province dalle quali ad oggi i servizi per l’impiego dipendono per la gestione, competenza che sappiamo verrà meno a partire dal 31 dicembre 2013. Si tratta di una competenza concorrente ma, ad oggi, non c’è nessun atto del governo che permetta di chiarire l’incertezza sul futuro. A questo si aggiunge il problema delle risorse, visto che i servizi per l’impiego sono finanziati in parte con risorse delle Province e in parte con risorse del FSE che, da gennaio 2014, non saranno disponibili almeno fino a fine anno, per i ritardi dei programmi a livello UE".

Per evitare il blocco dei servizi sul territorio, Simonicini ha proposto:

Un’agenzia ’federale’, con un sistema nazionale che si articola in un’agenzia centrale, che elabora e propone gli standard delle prestazioni e svolge funzioni di supporto e monitoraggio degli interventi, e con agenzie regionali che gestiscono operativamente il rapporto con il territorio e con i privati".

In sostanza, Simoncini individua 4 punti:

  • un disegno più uniforme a livello nazionale, fissando standard qualitativi uguali per tutti;
  • un radicamento del servizio sul territorio;
  • una semplificazione, mediante l’unificazione delle sedi delle politiche attive e di quelle passive;
  • una maggiore integrazione tra pubblico e privato.