Disoccupazione giovanile: ecco 4 motivi secondo The Economist

I paradossi della modernità? La generazione odierna è quella più preparata, quella che ha studiato di più, eppure i tassi di disoccupazione giovanile in tutta Europa sono spaventosi: 12,2%.

Le percentuali più drammatiche sono quelle di Grecia e Spagna, rispettivamente, 62,5% e 56%. I dati Istat mostrano un ulteriore incremento anche di quella italiana: 41,9%. Insomma, il mercato del lavoro europeo è un vero disastro storico. La crisi europea, con l’ossessione per l’austerità, sta causando un assurdo spreco della generazione più istruita della storia del continente.

Fonte: www.theatlantic.com

In un articolo del 27 aprile l’Economist ha stimato che nel mondo sono circa 290 milioni (1/4 dei giovani del pianeta) i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano. Tra questi molti non lavorano per ragioni culturali (donne del Sud Asia), altri hanno impieghi temporanei. Nel mondo industrializzato i NEET sono 26 milioni di giovani.

Fonte: The Economist

I 4 motivi

I dati della disoccupazione giovanile possono essere spiegati solo con la crisi economica? Evidentemente no, ecco 4 motivi secondo The Economist:

  • un mercato del lavoro troppo rigido con tasse alte sul lavoro;
  • la formazione troppo teorica e la mancata corrispondenza tra le competenze che i giovani offrono e quelle di cui hanno bisogno i datori di lavoro;
  • il difficile passaggio dall’università al mondo del lavoro. I Paesi con i più bassi tassi di disoccupazione giovanile hanno invece una stretta relazione tra istruzione e lavoro. Curare questo canale di accesso, ad esempio con il contratto di apprendistato, è un modo per abbattere la disoccupazione. Si pensi che in Germania quasi tutte le imprese con più di 500 dipendenti assumono apprendisti;
  • ragioni geografiche e anagrafiche. Ci sono zone più “deboli” di altre nel mercato del lavoro, ad esempio l’Europa meridionale e/o i mercati emergenti. Inoltre è più facile licenziare un lavoratore giovane, appena entrato in azienda, piuttosto che un lavoratore più anziano e più qualificato.

Misure ad hoc o problema macroeconomico?

In un articolo del Sole24Ore di Daniel Gros (tradotto da Marzia Pecorari) sulla disoccupazione giovanile, definito “falso problema in Europa”, sono messi in luce spunti interessanti che vogliamo sottolineare. Il target a cui ci si riferisce (15-24 anni) contempla:

  • una piccola quota di adolescenti (15-19 anni) che ancora non hanno completato gli studi e, per ovvie ragioni, sono poco qualificati ed adatti al mercato del lavoro;
  • i giovani tra i 20 e i 24 anni che vogliono inserirsi nel mercato del lavoro perchè non hanno proseguito con gli studi universitari o hanno finito presto.

Quest’ultimo sembrerebbe il dato più allarmante, ma bisognerebbe capire effettivamente quanto la disoccupazione giovanile contribuisca al tasso di disoccupazione totale. E soprattutto risolvere un problema fondamentale, che l’autore dell’articolo dell’articolo sintetizza in maniera efficace:

L’Europa ha un problema macroeconomico generale determinato dal fatto che i fattori della domanda si trovano ad interagire con un mercato del lavoro rigido e non un problema specifico di disoccupazione giovanile. Ciò significa che non c’è bisogno di misure ad hoc per i giovani che rischiano semplicemente di sovraccaricare il sistema del welfare attraverso nuove esenzioni e norme speciali”.

Il problema è a monte, perchè i giovani non possono essere considerati una categoria a parte della popolazione. La disoccupazione giovanile è «semplicemente» una conseguenza di un sistema che non va. E’ quello che bisogna cambiare.

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