Fed, Trump vuole la testa di Powell

Il presidente Trump non sopporta il continuo aumento dei tassi imposto dalla Federal Reserve

Fed, Trump vuole la testa di Powell

L’ulteriore aumento dei tassi di interesse deciso dalla Fed, mercoledì scorso, e il conseguente tonfo del mercato azionario ha mandato su tutte le furie il presidente degli Usa Donald Trump.

Il Tycoon, in un colloquio con i suoi consiglieri, avrebbe ipotizzato il licenziamento del numero uno della Banca centrale americana, Jerome Powell.

Secondo la notizia, riportata dall’agenzia Bloomberg, Trump ne avrebbe parlato più volte negli ultimi giorni.

Per l’equipe della Casa Bianca il licenziamento sarebbe una mossa disastrosa

Il licenziamento del presidente della Fed sarebbe un unicum nella storia americana: mai nessun governatore degli Stati Uniti, prima di oggi, ha mai interferito così tanto nelle politiche della Banca centrale, arrivando persino a minacciare di mandare a casa il responsabile della politica monetaria del Paese.

Lo staff di Trump ha cercato di arginare la rabbia del presidente, che in queste ore ha diverse gatte da pelare, mettendolo in guardia sul fatto che un eventuale licenziamento sarebbe una ‘mossa disastrosa’.

Ma Trump non sembra farsi intimorire; l’ennesimo forte attacco alla Federal Reserve arriva anche nella giornata odierna, con un tweet in occasione della vigilia di Natale. Il presidente accusa la Fed di essere l’unico problema dell’economia americana e di non avere alcuna percezione di mercati, di guerra commerciale o di andamento monetario.

Intanto, buone nuove arrivano dal Congresso americano. La Cnn parla di un accordo sullo stanziamento per la costruzione del muro al confine con il Messico.

Donald Trump potrebbe accettare meno di 5 miliardi di dollari per la costruzione del muro con il Messico.

La Casa Bianca –come riferisce l’emittente americana- si potrebbe accontentare di 2 miliardi e mezzo di dollari per garantire la sicurezza del confine ed evitare il rischio shutdown. La cifra sarebbe indicata nell’ultima offerta presentata ai democratici.

Nelle scorse ore, Trump è riuscito a togliersi anche un altro sassolino dalle scarpe: il nodo dimissioni del capo del Pentagono.

Se infatti, in un primo momento, il numero uno della Casa Bianca era rimasto spiazzato dalla lettera di dimissione di Jim Mattis, arrivata a sorpresa, non si è fatta attendere la contromossa.

Trump ha nominato a capo del Pentagono l’attuale numero due, Patrick Shanahan. Il mandato partirà dal primo gennaio 2019.

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