Ex festività (soppresse) in busta paga: calendario 2022, cosa spetta e perché

Redazione Lavoro

14/02/2022

04/03/2022 - 11:32

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Nei giorni coincidenti con le festività soppresse spetta un permesso retribuito di cui il lavoratore può goderne in caso di necessità. Ecco il calendario aggiornato al 2022.

Ex festività (soppresse) in busta paga: calendario 2022, cosa spetta e perché

Con l’arrivo del nuovo anno va aggiornato il calendario delle ex festività (soppresse), ossia di quelle giornate che pur non essendo riconosciute come festivi - non essendo dunque tutelati come tali - danno diritto a delle ore di permesso che in alternativa possono anche essere monetizzate in busta paga.

La norma di riferimento è la legge 54/1977 - e successive modifiche - dove vengono identificate quattro festività ormai soppresse che danno diritto a un permesso aggiuntivo di cui godere in caso di necessità. Festività soppresse che - come vedremo di seguito - nel solo caso dei lavoratori impiegati a Roma si riducono a tre, visto che per questi la giornata del 29 giugno - San Pietro e Paolo - è a tutti gli effetti un festivo.

Vista l’importanza di tali ex festività e delle modifiche che intercorrono ogni anno, è bene guardare al calendario aggiornato. Il primo appuntamento del 2022 è quello previsto per la Festa del Papà, giorno in cui ricorre l’onomastico di San Giuseppe; si conclude invece il 4 novembre, con la ex Festa dell’Unità Nazionale.

Scendiamo nel dettaglio e vediamo quali sono le festività non più riconosciute dall’ordinamento per le quali tuttavia continua a spettare un permesso orario (per un totale di 8 ore per ex festività) che si aggiunge ai ROL tradizionali.

Quali sono le ex festività

Le ex festività, oggi soppresse, sono quattro e sono riconosciute in busta paga al lavoratore che deve comunque verificare il proprio Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro di riferimento.

Partiamo dal ricordare le festività nazionali civili oggi riconosciute dall’ordinamento italiano e che sono tre:

  • la Festa della Liberazione il 25 aprile;
  • la Festa dei Lavoratori il 1° maggio;
  • la Festa della Repubblica il 2° giugno.

Ci sono poi delle festività religiose, ovvero l’Immacolata, Natale, S.Stefano, Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto e Ognissanti il 1° novembre durante le quali ai lavoratori spetta il diritto ad astenersi dall’attività lavorativa.

Tuttavia in passato tra le festività riconosciute dal nostro ordinamento ve ne erano altre cinque:

  • San Giuseppe (Festa del papà);
  • Ascensione;
  • Festa dell’Unità Nazionale;
  • Corpus Domini;
  • S.S. Pietro e Paolo.

Queste, infatti, erano disciplinate dalla legge 269/1949, salvo poi essere abrogate dalla legge 54/1977 e da successive disposizioni e non sono state più ripristinate.

Pur non essendo più riconosciute come giorni in cui ci si può astenere dal lavoro, le ex festività hanno comunque un peso in busta paga dal momento che vengono trasformate in permessi retribuiti.

Ovviamente questo accade se la ex festività cade in un giorno lavorativo del dipendente e le condizioni dipendono e possono variare, come abbiamo anticipato, dal CCNL applicato.

Vediamo quindi quali sono le ex festività riconosciute nel 2022 e in quali casi al dipendente spetta un giorno di permesso.

Ex festività, quando spetta il permesso: calendario 2022

Dopo aver visto cosa si intende per ex festività, vediamo nello specifico quali sono quelle che i lavoratori troveranno per l’anno 2022 in busta paga partendo dalla festa del papà di sabato 19 marzo e finendo con venerdì 4 novembre.

Le ex festività indicate in busta paga per il 2022 sono quattro, ovvero:

  • San Giuseppe: sabato 19 marzo 2022;
  • Ascensione: giovedì 26 maggio 2022 (il 39° giorno dopo la domenica di Pasqua);
  • San Pietro e Paolo: mercoledì 29 giugno 2022;
  • Festa dell’Unità Nazionale: venerdì 4 novembre 2022.

L’ex festività del Corpus Domini (il 19 giugno nel 2022) cade come ogni anno di domenica e non dà diritto alla maturazione dei permessi ex festività. Negli altri quattro giorni indicati, invece, il lavoratore ha diritto a un giorno di permesso extra - indicato in busta paga - di cui può godere in caso di necessità.

Attenzione però: i permessi vengono riconosciuti solamente nel caso in cui l’ex festività coincida con un giorno in cui è prevista la prestazione lavorativa ordinaria con diritto all’intero trattamento economico. Ad esempio, quest’anno per il giorno di San Giuseppe non spetterà nulla a quei lavoratori impiegati dal lunedì al venerdì.

Il discorso è differente per la festività di S.S. Pietro e Paolo del 29 giugno e in particolare per chi lavora a Roma. Per costoro infatti quella del 29 giugno non si considera come un’ex festività: trattandosi della festa patronale della Capitale è a tutti gli effetti un giorno festivo. Per tutti gli altri lavoratori dipendenti risulta essere una ex festività.

Ex festività in busta paga: come sono retribuite?

Come anticipato le ex festività - quando riconosciute come tali - vengono convertite in permessi retribuiti di cui può godere il lavoratore. Il dipendente, quindi, in busta paga potrà beneficiare di ulteriori ore di permesso per il 2022.

Ma facciamo qualche esempio pratico andando a consultare alcuni CCNL per capire come vengono trattate in busta paga le ex festività.

Nel CCNL Commercio, che è uno dei più applicati, si legge chiaramente che dai lavoratori vengono fruiti “gruppi di 4 o di 8 ore di permesso individuale retribuito, in sostituzione delle 4 festività abolite dalla legge.”

Il lavoratore al quale si applica il CCNL Commercio avrà diritto, in base a quanto abbiamo visto, nell’anno fino a 32 ore di permessi retribuiti per ex festività, 8 delle quali proprio in riferimento al 4 novembre 2022, l’ultima dell’anno in corso.

Ma cosa succede se il lavoratore decide di non fruire di queste ore in più di permessi retribuiti, 8 ore che corrispondono a una giornata lavorativa? A venirci in aiuto ancora una volta è il CCNL Commercio nel quale si legge:

“I permessi non fruiti entro l’anno di maturazione decadranno e saranno pagati con la retribuzione di fatto, in atto al momento della scadenza, oppure potranno essere fruiti in epoca successiva e comunque non oltre il 30 giugno dell’anno successivo.”

Al termine del 2022 quindi, se le ore di permesso in busta paga per ex festività scadono perché non fruite, le stesse vengono pagate con la retribuzione di fatto e solitamente nelle mensilità di dicembre o di gennaio dell’anno successivo.

In alternativa i permessi per ex festività possono comunque essere utilizzati, ma non oltre il 30 giugno dell’anno successivo a quello di scadenza (per il 2022 entro il 30 giugno 2022). Quanto detto vale avendo preso come riferimento il solo CCNL Commercio, ma potrebbe variare per altri contratti e settori di applicazione.

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