Eurozona in allarme: rischio seconda recessione nel 2021

Riccardo Lozzi

12 Gennaio 2021 - 10:17

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L’Eurozona rischia una seconda recessione per il 2021, con le maggiori banche internazionali che prevedono un segno negativo per il primo trimestre. Le ragioni principali: Covid-19 e Brexit.

Eurozona in allarme: rischio seconda recessione nel 2021

L’economia dell’Eurozona rischia di dover fronteggiare una seconda recessione, il PIL è previsto in calo anche per il primo trimestre 2021.

Dopo che la stessa BCE aveva espresso diverse preoccupazioni nel bollettino di gennaio riguardo la ripresa, anche gli analisti operanti nelle maggiori banche internazionali stanno abbassando le loro previsioni.

Mentre alla fine del 2020 le prospettive erano ottimistiche, ora invece viene prefigurata una contrazione, anche se meno grave rispetto ai mesi più duri dell’anno passato.

Le ragioni legate alla seconda recessione per i Paesi europei sono, neanche a dirlo, la pandemia da Covid-19 e la Brexit. La situazione rischia di andare a gravare pesantemente sulle casse degli Stati e della stessa Banca Centrale Europea, che si stanno indebitando per tenere a galla l’Eurozona.

Eurozona in allarme: rischio seconda recessione nel 2021

Uno scenario negativo quello che si sta delineando, nonostante i parametri per la prima settimana del 2021 fossero in crescita dopo il ritorno di gran parte delle persone al proprio lavoro. Tuttavia, rispetto a 12 mesi fa, si nota una sensibile diminuzione degli stessi indici.

In quest’ottica non stupisce come gli esperti del settore stiano rivedendo al ribasso le aspettative sui prossimi mesi. Ad esempio, Bloomberg Economics afferma che l’Eurozona subirà una decrescita del 4% nel primo trimestre, mentre in precedenza prevedeva un’espansione dell’1,3%.

Leggermente migliori sono i pronostici di JP Morgan, con una contrazione dell’1% e un’antecedente crescita attesa del 2%, e UBS, secondo cui, invece di un incremento del 2,4%, si farà fronte a un -0,4%.

Per Goldman Sachs il futuro riserva ulteriori rischi verso il basso. I vertici di ING Group affermano come nella migliore delle ipotesi ci sarà una crescita zero, ma, allo stesso tempo, l’economia tornerà ai livelli pre-pandemia non prima del 2023.

Covid-19 e Brexit spingono giù l’economia europea

Tutti i gruppi finanziari sono concordi nel ricercare le ragioni di questa ulteriore crisi nella crescita della curva dei contagi registrata in tutti i Paesi membri e un piano vaccinale che sta procedendo a rilento.

A giocare un ruolo di ulteriore freno è l’ufficializzazione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La Brexit, nonostante il deal trovato tra Governo inglese e Commissione Europea, sta causando infatti ostacoli nelle esportazioni a causa dei nuovi controlli doganali.

Inoltre, la spesa finanziata dal debito incoraggiata anche dal piano di aiuti dell’Europa, se da una parte riesce a sostenere aziende e famiglie, dall’altra rischia di causare nuovi problemi in futuro.

Possibile ripresa dal secondo trimestre

Sono invece più ottimistiche le stime a partire dalla fine del secondo trimestre, in caso di una distribuzione più massiccia dei vaccini anti-Covid, e di conseguenza, un allentamento delle misure restrittive.

In questo quadro si riuscirebbe a scatenare la domanda repressa durante il periodo delle chiusure, la quale viene quantificata in centinaia di miliardi di euro di risparmi involontari, permettendo un balzo in avanti dei consumi.

Contestualmente inizieranno ad arrivare i fondi previsti nel Recovery Fund, i quali dovranno essere impiegati dai governi in investimenti pubblici con l’obiettivo di sostenere la crescita per le imprese al momento in grave difficoltà.

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