Euro digitale sta arrivando: cos’è e come funziona

1 marzo 2021 - 11:27 |

Euro digitale, ci siamo quasi: entro la fine del 2021 dovrebbe iniziare la sperimentazione della moneta elettronica della Banca centrale europea. Ecco cos’è, come funziona, a cosa serve e a che punto siamo con la sua creazione.

Nel 2021 l’euro digitale potrebbe diventare realtà. A metà gennaio si è conclusa la consultazione pubblica della Bce avviata lo scorso ottobre, e in primavera uscirà l’analisi completa dei risultati da cui dipenderà la decisione sul lancio dell’euro digitale. Nei piani della Banca centrale, la sperimentazione del progetto dovrebbe partire entro la fine dell’anno.

Vediamo cos’è l’euro digitale, come funziona, a cosa serve, vantaggi e possibili rischi. Qui tutte le cose utili da sapere.

Cos’è l’euro digitale

L’euro digitale sarebbe la CBDC (Valuta Digitale della Banca Centrale) dell’Eurozona. Simili e ispirate alle criptovalute, ma da non confondere con queste, le CBDC sono la versione digitale della moneta fiat.

In sostanza l’euro digitale sarebbe l’equivalente elettronico dell’euro fisico in contanti. Una moneta virtuale parallela alle banconote, con corso legale e garantito dalla Banca centrale europea, usata per i pagamenti nei 19 Paesi del blocco e accessibile a imprese e cittadini per pagare in modo più veloce, sicuro e innovativo.

L’arrivo dell’euro digitale consentirebbe per la prima volta ai privati cittadini di depositare denaro direttamente presso la BCE, al di fuori delle banche commerciali.

L’obiettivo non è quello di sostituire i contanti, ma di integrarli. L’euro digitale combinerebbe l’efficienza di uno strumento di pagamento digitale con la sicurezza di una valuta virtuale controllata dalla banca centrale.

Come descritto nel report della Bce sull’euro digitale redatto in occasione della consultazione pubblica, la moneta elettronica sosterrebbe alcuni obiettivi strategici dell’Eurosistema: dalla possibilità di fornire servizi di pagamento all’avanguardia che vadano incontro ai nuovi trend e alle nuove esigenze dei consumatori (emerse anche in seguito alla pandemia di Covid-19), alla promozione dell’innovazione nel campo dei pagamenti e dell’inclusione finanziaria. Inoltre l’euro digitale potrebbe rappresentare un’opzione per ridurre i costi complessivi e l’impronta ecologica dei sistemi monetari e di pagamento.

Come funziona l’euro digitale

L’euro digitale funzionerebbe come il Bitcoin, quindi sarebbe emesso e trasferito utilizzando la blockchain e conservato nei portafogli digitali (wallet). A differenza delle classiche criptovalute, però, sarebbe implementato e controllato centralmente, tramite database gestito da banca centrale, dal governo o società terze approvate, anche se distribuito su registro pubblico a blocchi.

Perché un euro digitale?

Un euro digitale disegnato dalla banca centrale per abbracciare l’innovazione tecnologica finanziaria renderebbe più veloci i pagamenti e più semplice il tracciamento e il contenimento dei reati finanziari, anche se non mancano dubbi e perplessità sul fronte privacy e libertà fondamentali.

I motivi per cui la Bce dovrebbe adottare l’euro digitale sono riportati nel documento sopracitato, e sono essenzialmente i seguenti:

1) la digitalizzazione e l’indipendenza dell’economia europea può trarre vantaggio di una forma digitale della moneta emessa dalla banca centrale. L’euro digitale potrebbe tenere il passo con la tecnologia all’avanguardia in modo da soddisfare al meglio le esigenze del mercato per quanto riguarda, ad esempio, usabilità, convenienza, velocità, efficienza dei costi;

2) l’euro digitale sarebbe utile nel caso in cui il contante venga utilizzato sempre meno. L’euro digitale come forma aggiuntiva di denaro pubblico e mezzo di pagamento andrebbe a soddisfare le esigenze degli utenti. Dovrebbe però essere economico da usare, sicuro e senza rischi, efficiente e di facile utilizzo per tutti;

3) una forma di moneta diversa da quella fisica diventa un’alternativa plausibile come mezzo di scambio e, potenzialmente, come riserva di valore nell’eurozona.

4) l’emissione di un euro digitale andrebbe a sostenere la sovranità e la stabilità monetaria e finanziaria europea davanti alle minacce rappresentate dalla creazione di CBDC da parte di banche centrali straniere a disposizione dei cittadini europei e dallo sviluppo di soluzioni di pagamento come le stablecoin globali da parte di grandi aziende private;

5) l’euro digitale potrebbe aiutare a mitigare le probabilità che un cyber attacco, un disastro naturale, una pandemia o altri eventi estremi possano ostacolare la fornitura di servizi di pagamento. Pensiamo alla possibilità che un attacco informatico interrompa i pagamenti con carta o i prelievi agli sportelli. In questi scenari un euro digitale, come soluzione vicina al contante, potrebbe essere un rimedio di emergenza per i pagamenti elettronici al dettaglio, in funzione quando le altre soluzioni non sono disponibili.

Anche la pandemia rientra in questo scenario. Pensiamo ad esempio al distanziamento sociale che modifica le abitudini di pagamento dei consumatori, rendendoli più inclini a utilizzare pagamenti contactless o cashless per evitare i rischi di contagio associati alle banconote.

Valute digitali delle banche centrali: a che punto siamo

Un sondaggio condotto tra 66 banche centrali della Bank of International Settlement mostra che l’80% è al lavoro su valute digitali delle banche centrali.

Il progetto, annunciato circa un anno fa, in Europa sta iniziando essere testato. In Francia la Banca centrale, in collaborazione con Sociéte Générale, ha già effettuato una transazione di prova di euro digitale sulla blockchain consistita nell’emissione di 40 milioni di euro di obbligazioni garantite sulla blockchain pubblica sotto forma di token di sicurezza. Si tratta di uno dei più grandi esperimenti del genere svolti finora nell’Eurozona e potrebbe aprire la strada a un futuro euro digitale da estendere a banche, imprese e consumatori.

E sempre in Europa la Svezia, Paese più vicino al raggiungimento della cashless society, progetta l’introduzione dell’e-corona come valuta digitale entro novembre 2022.

La Bce aveva sempre negato questa possibilità, finché a dicembre 2019 non ha annunciato che “continuerà a valutare i costi e i benefici dell’emissione di una valuta digitale della banca centrale (CBDC) che potrebbe garantire che il pubblico rimanga in grado di utilizzare la moneta della banca centrale anche se l’uso del contante fisico alla fine diminuisce”.

Intanto la strada delle monete elettroniche delle banche centrali è stata già tracciata: in Cina la sperimentazione dell’e-yuan, la versione digitale dello yuan, è già iniziata e ha coinvolto le città di Pechino e Suzhou, per un totale di 40 milioni di yuan (6,2 milioni di dollari).

Anche il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, si è detta favorevole ai tentativi di creare un dollaro digitale, stampato dalla Federal Reserve e basato sulla tecnologia blockchain.

I rischi legati a un euro digitale su blockchain

Una moneta digitale della banca centrale sarebbe basata su token digitali che circolerebbero in modo decentralizzato e consentirebbero l’anonimato nei confronti della banca centrale come i contanti, nel rispetto pieno degli standard di privacy e libertà finanziaria che l’Europa deve garantire ai suoi cittadini.

Eppure non sono mancati i dubbi: non si rischia di esporre i propri dati sensibili? Non si rischia di mettere a repentaglio la propria libertà e di essere controllati dai poteri forti?

C’è chi, come Christian Miccoli, ceo di Conio (app italiana per vendere e comprare Bitcoin), sostiene che “Un euro digitale, strutturato come lo yuan digitale, implicherebbe la possibilità da parte del governo nazionale di controllare i movimenti finanziari con la possibilità di bloccare i fondi individuali a propria discrezione e programmare smart contract per obbligare o vietare determinate categorie di spesa”

La BCE il problema se lo è posto, spiegando che l’introduzione di un euro digitale al dettaglio potrebbe avere risvolti molto seri sull’intero sistema finanziario, ed è per questo che finora le banche centrali non hanno fornito accesso al dettaglio al denaro nonostante la tecnologia per farlo fosse già disponibile

“Alcuni sostengono che una valuta digitale basata su token potrebbe non garantire il completo anonimato. Se ciò si dimostrasse, solleverebbe inevitabilmente problemi sociali, politici e legali”, ha detto Yves Mersch, governatore della Banca del Lussemburgo, in un suo discorso sull’euro digitale. Ma non solo. “La disintermediazione sarebbe economicamente inefficiente e giuridicamente insostenibile. Un CBDC al dettaglio creerebbe una concentrazione sproporzionata di potere nella banca centrale. Questi effetti potenzialmente avversi sul sistema finanziario sembrerebbero superiori ai benefici previsti dall’introduzione di un CBDC al dettaglio”, ha concluso il funzionario della Bce.

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