Elezioni europee 2019: cosa ne pensano i broker

Trader ed investitori questo fine ottava sono ormai concentrati sulle elezioni UE 2019. Da un lato i partiti sovranisti anti-euro, dall’altro il mantenimento dello status quo e le basi per rilanciare l’economia dell’Eurozona. Cosa ne pensano i Broker? quali gli impatti sui mercati finanziari? Ne abbiamo parlato con Vincenzo Longo, Market strategist per IG e Carlo Alberto De Casa, Capo analista per ActivTrades

Elezioni europee 2019: cosa ne pensano i broker

Siamo alle porte del tanto atteso appuntamento dell’anno con le elezioni europee 2019. Domenica 26 maggio si vota per eleggere i rappresentanti italiani al Parlamento europeo per i prossimi 5 anni.

La fase storica è una fra le più delicate degli ultimi anni e vede l’Italia e l’Europa galleggiare su un fragile equilibrio che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro, in un contesto dove le tensioni non mancano ad arrivare dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina.

Visto l’impatto atteso sui mercati finanziari abbiamo interpellato alcuni dei principali broker attivi in Italia per capire cosa si aspettano dai risultati delle elezioni europee che emergeranno dai risultati delle urne. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Longo, Market strategist per IG e Carlo Alberto De Casa, Capo analista per ActivTrades.

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Il commento di Vincenzo Longo, Market strategist per IG


Vincenzo Longo, Market strategist per IG

L’impressione generale è che, nonostante l’escalation dei partiti populisti, il mercato giudica questa scelta non come una reale minaccia, considerata nel suo complesso. Mi spiego meglio. Secondo gli ultimi sondaggi il Partito Popolare e il Partito Socialista rimarranno i due grandi leader, quindi la nuova leadership non verrà intaccata, mentre gli altri partiti, cosiddetti populisti dovrebbero aver un ruolo molto più circoscritto. Nonostante tutto la maggioranza dei seggi non dovrebbe essere raggiunta da un singolo partito.

Questo scenario crea qualche difficoltà nel processo di formazione del Parlamento che dovrà quindi trovare una maggioranza con altri piccoli partiti. La cosa più interessante in queste elezioni europee sarà vedere quale sarà il risultato del voto all’interno dei singoli Paesi. Ovviamente spiccano due casi emblematici che sono il Regno Unito, per la questione Brexit, e l’Italia dove la Lega dovrebbe, all’interno del ENF, avere la maggioranza relativa intorno al 30%.

Inoltre, sarà molto interessante capire quale sarà il risultato del partito M5S, del PD e del Centro Destra nel suo complesso. Questo perché potrebbe creare volatilità sull’aspettativa appunto che, all’indomani del voto, il Centro Destra superi la soglia dei 40% a livello unitario. In questo caso sarà alta la possibilità di ritornare alla urne.

Tuttavia questo scenario non è da considerare come un evento nefasto. Nel senso che potrebbe esserci una volatilità di breve, ma successivamente il mercato potrebbe prezzare la stabilità politica di un Governo di Centro Destra unito e compatto rispetto all’attuale Governo, che invece continua a mostrare fragilità e incertezza, sopratutto nelle ultime settimane.

Altro caso è quello del Regno Unito dove la situazione è molto molto delicata: c’è il partito a favore della Brexit che sta crescendo a causa delle incertezze relative al processo che avrebbe dovuto portare il Regno Unito il 29 marzo fuori dall’UE. Ci sono tantissimi dubbi su come andrà a finire, visto che la May viene sempre di più messa all’angolo e costretta a elezioni anticipate. Sarà quindi utile sapere come andrà il risultato di questo voto nel Regno Unito.

L’impressione è che una maggioranza «hard Brexit» potrebbe mettere in crisi definitivamente la May che appunto potrebbe arrivare infine sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni. Questo è lo scenario più probabile.

Anche altri Paesi sono piuttosto interessanti. Il meno interessante forse è la Spagna, che è andata al voto un mese fa, quindi grosso modo le posizioni rimarranno più o meno quelle. Più interessanti invece la Germania e la Francia. La Germania perché la la leadership della Merkel è stata messa un po’ in discussione all’interno del Paese e questo potrebbe aprire una lotta di Governo anche in Germania.

Per quanto riguarda la Francia, dopo il successo di Macron alle elezioni, i consensi sono andati poi scemando con i vari problemi dei gilet gialli. Tantissimi dubbi quindi anche per la seconda economia dell’Eurozona.

Qualora dal voto dovesse esserci una conferma della perdita di potere in mano a Macron, potrebbe potenzialmente aprirsi una situazione di debolezza di Governo, anche se forse è il caso meno eclatante tra quelli precedentemente argomentati. Nel complesso, quindi, non dovrebbero essere così sorprendenti queste elezioni UE. La cosa interessante sarà capire cosa accadrà a livello di singoli Paesi.

Per quanto riguarda l’impatto sui mercati finanziari, l’Italia è la più fragile proprio per la sua situazione economica. Quindi, è normale che una vittoria del Centro destra compatto con voti che vanno sopra il 40% potrebbe essere uno scenario di allarme, perché si potrà assistere ad una fase abbastanza volatile, almeno all’inizio.

Perchè poi l’aspettativa, come già detto precedentemente - quella di avere un fronte compatto - potrebbe essere apprezzato dai mercati più di quanto non sia questo attuale esecutivo.

Questo scenario quindi potrebbe aprire ad una maggiore stabilità rispetto quella che si è vista da maggio 2018 fino ad oggi. Sul fronte obbligazionario ci aspettiamo vendite sulla parte governativa, mentre attendiamo un mercato azionario piuttosto fragile, come già si è visto negli ultimi giorni.

I BTp dovrebbero finire sotto pressione su instabilità politica, scenario che dovrebbe durare fino al momento in cui sappiamo per certo che il Governo cadrà e poi si andrà alle urne.

Aspettative che comunque già alcune Banche d’affari avevano ipotizzato mesi fa. In conclusione, ribadisco che la volatilità potrebbe interessare solo il brevissimo termine perché poi, spostandoci già con i primi sondaggi prima del voto, si potrà avere una maggiore stabilità sull’aspettativa di un governo comunque stabile di centrodestra.

Da Londra, la view di Carlo Alberto De Casa, Capo analista per Activtrades


Carlo Alberto De Casa, Capo analista per Activtrades

Lo scenario è chiaramente complesso con i mercati in ribasso nelle ultime ottave. Credo che qualcosa possa emergere già anche nella giornata odierna anche perché qua a Londra si sta votando già oggi.

Importante capire se c’è questa maggioranza socialisti-popolari oppure se dovesse venire meno come sembrerebbe dagli ultimi numeri. Sul fronte italiano, sono abbastanza scettico sulle questioni «Salviniane» che dovrebbe a mio avviso attuare in modo riservato a Bruxelles o comunque a livello di UE, piuttosto che fare uscite come quelle che sono emerse in questi giorni che non fanno che destabilizzare i mercati finanziari e che si pagano di conseguenza con un allargamento dello spread.

È chiaro che con questo governo non vi è un grande entusiasmo. Invece pare ci sia maggior cautela sul fronte dei Cinque Stelle che nelle ultime settimane hanno provato – mettiamola così – ad «istituzionalizzarsi».

C’è da capire quali saranno le ripercussioni per i mercati, in particolare per il settore bancario. Intesa Sanpaolo ha staccato quasi 20 centesimi di dividendo, però da 2,30 euro è passata ad essere scambiata ad 1,90 euro. Ci sono stati 20 centesimi di dividendo, ma altri 20 di discesa dei corsi.

Se sale lo spread il FTSE Mib tende a scendere con Intesa e Unicredit che ne sarebbero fortemente penalizzate. Altra cosa interessante da monitorare è la performance del Brexit Party qui a Londra che, secondo alcuni sondaggi, viene dato anche al 34%. Personalmente non ci credo, ma credo che risulterà sopra il 20%.

La novità qui è che è il partito conservatore, al momento al governo, viene dato al 10-11%, numeri incredibilmente bassi. In calo anche il Partito Laburista dal 32% al 22%. Personalmente non credo che i conservatori prendano il 10%, credo almeno un 15% lo portino a casa, nonostante la débâcle.

Lo scenario è intricato sul fronte britannico, così come quello italiano con questi dissidi all’interno del Governo, e quello a Bruxelles per un eventuale - o non eventuale - maggioranza dei popolari-socialisti.

Lo scenario è abbastanza complesso su tutti i fronti, intanto l’euro continua a perdere terreno e rimane saldamente inserito in un canale ribassista che sta spingendo al ribasso il cambio a 1,1100.

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