Draghi, BCE: la disoccupazione nell’Eurozona minaccia l’unione monetaria

Al Forum della BCE in Portogallo, il presidente della BCE Mario Draghi sottolinea quanto sia inaccettabile un livello così alto di disoccupazione nell’area Euro e delle enormi divergenze tra gli Stati membri, che minacciano la salute dell’unione monetaria.

Gli alti tassi di disoccupazione in Europa rappresentano una grave minaccia per la salute dell’economica della regione nel lungo termine, come hanno riferito i membri della banche centrali e gli economisti durante il Forum della BCE nel finesettimana a Sintra, Portogallo.

Detto questo, però, non sono state offerte delle valutazioni specifiche sulle misure migliori da adottare riguardo il grave problema europeo sulla disoccupazione.

Il Forum sul tema occupazione e inflazione della BCE, il secondo incontro annuale tenutosi nella località turistica di Sintra sulla costa occidentale del Portogallo, ha riunito i banchieri centrali ed economisti provenienti da Europa, Stati Uniti e Asia per esaminare le cause profonde dell’alta disoccupazione e della persistente debolezza dell’inflazione in Europa.

I partecipanti si sono soffermati molto sul concetto economico noto come «isteresi», una riduzione della produzione economica causata da una crescita debole che dà luogo a una disoccupazione di lunga durata.

I rimedi a tali problemi, tuttavia, si trovano in parte in carico ai funzionari della politica fiscale e ai banchieri privati.
Alla conferenza vi è stata una notevole mancanza dei rappresentanti dei ministeri delle finanze e delle imprese.

Ma il presidente della BCE Mario Draghi ha riferito che la posta in gioco è troppo alta perché banchieri centrali possano tacere, in particolare nell’Eurozona, in cui i paesi profondamente diversi, dalla potente Germania alla devastata Grecia, impostano le proprie politiche economiche e di bilancio, condividendo al contempo un’unica moneta e la stessa politica monetaria.

«In un’unione monetaria non ci si può permettere di avere delle così grandi e crescenti divergenze strutturali tra i vari Paesi»,

ha detto Draghi.

«Tendono a diventare esplosive, pertanto possono minacciare l’esistenza dell’unione monetaria

L’area Euro è la seconda economia più grande del mondo dopo gli Stati Uniti, ma negli ultimi anni è emersa come uno dei principali focolai della crisi dell’economia globale, dopo aver lottato attraverso un paio di recessioni dal 2009 che hanno spinto il tasso di disoccupazione del blocco a segnare cifra doppia. La regione ha iniziato a recuperare, ma il danno è provocato da enormi lacune in termini di disoccupazione in tutta la zona euro.

«La disoccupazione in Europa, in particolare la disoccupazione giovanile, non è solo insopportabilmente alta. E’ anche insopportabilmente diversa tra i vari Paesi appartenenti ad un’unione economica e monetaria,»

ha detto Tito Boeri, presidente dell’INPS.

La BCE ha finalmente fornito la sua risposta alla stagnazione economica e all’inflazione troppo bassa a marzo con il lancio di un piano di quantitative easing da 1,1 trilione di euro, dopo che simili politiche sono state seguite anni fa da Stati Uniti, Regno Unito e Giappone.

Ma un mercato del lavoro flessibile e la produzione dovrebbero volgere un ruolo fondamentale affinché si riesca ad incanalare l’allentamento della politica monetaria in nuove attività.

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