Secondo lavoro in Italia, quando è legale: le regole per evitare sanzioni

Simone Micocci

16/03/2022

05/04/2022 - 16:00

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È legale avere un doppio lavoro in Italia? Sì, ma nel rispetto di alcune regole e principi, indipendentemente che si tratti di lavoro subordinato o autonomo.

Secondo lavoro in Italia, quando è legale: le regole per evitare sanzioni

Avere due lavori in Italia è consentito dalla legge, nel rispetto di alcune condizioni, e dunque è assolutamente legale. A patto, ovviamente, che entrambe le attività siano regolari e dunque soddisfino i requisiti previsti dalla normativa.

Sono diverse le combinazioni possibili e autorizzate dalla legge: ad esempio, si può avere un lavoro come dipendente e nello stesso tempo un’attività da autonomo. E contemporaneamente si possono anche avere due lavori di tipo subordinato, oppure due attività come autonomi.

Tutto legale, dunque, ma purché si rispettino le regole imposte dalla normativa vigente, comprese quelle riguardanti l’orario di lavoro. In questa guida vedremo quali, partendo dalla situazione più comune, quella in cui nello stesso momento sussistono due rapporti di lavoro di tipo subordinato.

Avere due lavori come dipendente: le regole da seguire

Come anticipato, è legale avere due lavori in Italia, anche quando si tratta di contratti di lavoro subordinato con due differenti datori di lavoro. Tuttavia, sono diverse le norme da osservare per non rischiare di essere sanzionati. In particolare le possiamo raccogliere in due punti sostanziali:

Partiamo dal primo principio, ossia l’obbligo di fedeltà disposto dal Codice civile con l’articolo 2105, dove si legge:

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, ne’ divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Dunque, non è opportuno svolgere due impieghi dove l’attività svolta a favore di un datore di lavoro può essere in concorrenza con quella effettuata per l’altro, e viceversa. E allo stesso tempo è importante rispettare l’obbligo di riservatezza delle informazioni, non rivelando alle due aziende fatti riservati dell’altra.

Il mancato rispetto di tali regole può anche portare al licenziamento per giusta causa da parte di entrambe le aziende, con il rischio improvvisamente di trovarsi senza lavoro.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro, invece, la normativa stabilisce che non è possibile lavorare per più di 48 ore settimanali su un periodo di 4 mesi. Come dire: la media delle ore lavorate ogni settimana negli ultimi 4 mesi deve risultare inferiore alle 48 ore settimanali, straordinari compresi.

Per il calcolo del suddetto limite si tiene conto di tutti i rapporti di lavoro subordinati in svolgimento: ciò significa che se presso un datore di lavoro si presta servizio per 30 ore settimanali, per l’altro non si può superare il limite delle 18 ore.

In caso di superamento della soglia sarebbero entrambi i datori di lavoro passibili di sanzioni, i quali tuttavia potrebbero rifarsi sul lavoratore dipendente. Compete, infatti, a quest’ultimo comunicare a ogni azienda qual è l’orario di lavoro osservato presso l’altra, così che queste possano restare entro i limiti imposti dalla normativa. E questo vale anche per il limite giornaliero (massimo 13 ore di lavoro con 11 ore di riposo continuativo) e per il riposo settimanale (almeno un giorno di riposo ogni settimana).

Il dipendente che non informa l’azienda riguardo all’orario di lavoro svolto presso un altro datore di lavoro è dunque passibile di sanzioni disciplinari, le quali dovranno essere proporzionate all’accaduto.

Secondo lavoro dipendente pubblico: è legale?

Un approfondimento lo merita la situazione del lavoratore subordinato nel pubblico impiego. Generalmente, come stabilito dall’articolo 60 del D.P.R. 3/1957 e ribadito dal D.lgs 165/2001, i dipendenti pubblici non possono svolgere un secondo lavoro, pena l’applicazione di sanzioni disciplinari che possono portare al licenziamento.

Nel dettaglio, a questi viene vietato di:

  • lavorare alle dipendenze di datori di lavoro privati;
  • rivestire cariche in società aventi scopo di lucro;
  • svolgere attività di carattere commerciale o industriale;
  • svolgere incarichi retribuiti che non provengono dall’amministrazione di appartenenza.

L’unico caso in cui è invece consentito svolgere una seconda attività è quello in cui l’impiego presso le dipendenze pubbliche è a tempo parziale, per un massimo del 50%. Allora sì che il secondo lavoro sarebbe possibile, ma solo dopo aver chiesto l’autorizzazione all’amministrazione di appartenenza la quale valuterà il profilo di compatibilità della seconda professione. Nel dettaglio, è necessario che il secondo lavoro sia conforme ai principi di legge e non deve comportare alcun conflitto d’interesse.

Mettersi in proprio conservando il lavoro come dipendente

Allo stesso tempo è possibile aprire una Partita Iva, mettendosi in proprio, mantenendo il rapporto di lavoro come dipendente. In questo modo si avranno due lavori, uno di tipo subordinato e l’altro come autonomo.

I limiti imposti dalla normativa sono sempre gli stessi: il lavoratore dipendente che vuole esercitare una seconda attività lavorativa come autonomo deve comunque rispettare il patto di non concorrenza - non può aprire un’azienda in competizione con quella dove è assunto - e l’obbligo di riservatezza delle informazioni aziendali, non potendo dunque divulgare a terzi le informazioni recepite durante l’attività da dipendente.

Ci sono poi degli obblighi sul piano previdenziale, in quanto in determinati casi bisogna versare i contributi anche per l’attività svolta come autonomo.

Si possono svolgere due lavori autonomi?

Non ci sono particolari limitazioni per chi invece decide di occuparsi di due diverse attività da autonomo. È importante però informarsi presso un commercialista su quali sono le procedure da seguire, ad esempio se nel proprio caso specifico è possibile svolgere due attività come autonomo nel rispetto di tutte le normative.

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