Decreto Sostegni contro Rilancio: ha dato più soldi Draghi o Conte?

Antonio Cosenza

31 Marzo 2021 - 10:34

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Sono migliori gli aiuti di Conte o quelli di Draghi? Più risorse, e importi maggiori, con il Decreto Sostegni.

Decreto Sostegni contro Rilancio: ha dato più soldi Draghi o Conte?

Il Decreto Sostegni è stato approvato solo da pochi giorni e i soldi non sono ancora arrivati, ma già c’è chi fa il confronto con il DL Rilancio del Governo Conte.

In televisione si susseguono le testimonianze di ristoratori che affermano che con Giuseppe Conte al Governo gli importi degli aiuti erano maggiori rispetto a quanto fatto da Mario Draghi con il Decreto Sostegni. Un provvedimento che - ricordiamo - cambia le regole per il calcolo dei contributi a fondo perduto, in quanto tiene conto del fatturato di tutto il 2020 (il quale viene confrontato con quello del 2019).

È ovvio, quindi, che ci siano state attività alle quali è andata meglio con il Decreto Rilancio e altre che invece sono state favorite dal Decreto Sostegni approvato dal Governo Draghi. Ma per capire quale effettivamente è il provvedimento più favorevole per le imprese bisogna fare un’analisi più complessiva.

Decreto Sostegni: più imprese coinvolte

L’Agenzia delle Entrate in queste ore ha realizzato uno studio interno con il quale ha messo a confronto il Decreto Rilancio (risalente al maggio scorso) del Governo Conte con il Decreto Sostegni approvato dal Governo Draghi.

Perché mettere a confronto questi due provvedimenti e non scegliere, ad esempio, il Decreto Ristori? Il motivo è chiaro: questi, infatti, fanno riferimento ad una platea generalista di imprese, mentre i Ristori erano limitati ad alcuni codici Ateco.

Uno studio che mette a confronto i due provvedimenti sia per quanto riguarda le risorse impiegate per il supporto alle imprese che il numero dei beneficiari potenziali (per i nuovi contributi a fondo perduto l’Agenzia ha già ricevuto, in un solo giorno, oltre 230 mila domande).

Ebbene, nel caso del Decreto Rilancio sono state 2,39 milioni le Partite IVA che hanno beneficiato dei contributi a fondo perduto. La platea si allarga con il Decreto Sostegni, in quanto il calo del fatturato (con il confronto tra tutto il 2020 e il 2019) necessario per avere diritto ai contributi è sceso al 30%. Una novità che ha portato ad un aumento del 26% del numero delle Partite Iva beneficiarie degli aiuti.

Contributi a fondo perduto: con il Decreto Sostegni più risorse e importi maggiori

Com’è stato possibile questo aumento? Semplicemente incrementando le risorse messe in campo. Ebbene sì: per i contributi a fondo perduto l’investimento effettuato dal Governo Draghi è maggiore rispetto a quello previsto dal Governo Conte. Quest’ultimo, infatti, per il Decreto Rilancio ha stanziato 6,6 miliardi in favore delle imprese; con Draghi c’è stato un incremento del 68%, con ben 11 miliardi di euro previsti per il contributo a fondo perduto.

Ma parliamo di importi: anche qui il Governo Draghi fa meglio di Conte. Ad esempio, per le imprese che hanno un fatturato annuo inferiore ai 100.000,00 euro (ricordiamo, infatti, che il Decreto Sostegni prevede cinque diverse aliquote in base alla fascia di reddito di riferimento) c’è un incremento medio di 725 euro pro capite (il 53% in più del Decreto Rilancio). Salendo di fascia la differenza si fa ancora più notevole: per le imprese che hanno fatturato tra un milione e cinque milioni di euro, infatti, l’importo medio è maggiore del 104% rispetto a quello riconosciuto con il Decreto Rilancio, per una cifra effettiva che supera di poco i 14 mila euro.

Anche se c’è chi si lamenta per le nuove modalità di calcolo, quindi, va detto che in media sono più i soldi riconosciuti da Draghi che quelli previsti dal Decreto Rilancio. E va ricordato che il cambio apportato con il Decreto Sostegni era necessario, in quanto il confronto tra aprile 2020 e aprile 2019 escludeva - o comunque penalizzava - le attività che non si svolgono in quei mesi. La media annuale, quindi, riduce le possibili distorsioni dovute alla stagionalità delle attività economiche.

È vero che questo potrebbe penalizzare alcune attività, ma in media l’importo è comunque più elevato.

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