Debito e investimenti: c’è da preoccuparsi nel medio termine?

Negli anni a venire il graduale ritiro dei sistemi di sostegno temporaneo metterebbe in luce la fragilità intrinseca dei sistemi economici e potrebbe di nuovo far scoprire le profonde ferite inflitte dalla crisi.

Debito e investimenti: c'è da preoccuparsi nel medio termine?

Al di là dell’attuale ripresa economia - secondo me una «finta ripresa a V», in gran parte meccanica - il vero recupero sarà lento e potrebbe mostrare segni di indebolimento se si realizzasse la seconda ondata di Covid-19, come molti temono in questi giorni di Ottobre.

Questi segni sono particolarmente evidenti nelle indagini sulla fiducia dei consumatori, dove i risultati si stanno assestando o addirittura calando dopo un chiaro aumento dei mesi precedenti.

Nel timore di una recrudescenza della pandemia e di nuovi lockdown è possibile che si realizzi un nuovo calo della fiducia di famiglie e imprese, ed esso potrebbe manifestarsi come movimento naturale, un calo della fiducia dei consumatori alimentato dalle cattive notizie sulla capacità degli stati di controllare il diffondersi del virus.

Anche supponendo che non vengano adottate nuove misure drastiche di riduzione della libertà di circolazione, un ritorno alla «piena circolazione» delle persone (e delle merci) è in qualche modo fuori luogo nel brevissimo periodo, e ciò è dovuto al naturale timore delle persone per la propria salute e per quella dei propri cari.

Aumentano i timori per la ripresa economica

Se i timori di nuovi contagi dovessero essere così forti da frenare i consumi delle famiglie e i piani di investimento delle imprese, allora dovremmo seriamente preoccuparci circa la forza del rimbalzo economico attualmente in atto e sulla sua sostenibilità nel tempo.

Inoltre, guardando oltre i 12 mesi, cosa ne sarà del recupero dell’economia una volta che l’aiuto monetario e fiscale sarà ridotto negli anni a venire? Oppure le economie diventeranno dipendenti in eterno dalle banche centrali e dai governi?

Negli anni a venire il graduale ritiro dei sistemi di sostegno temporaneo (sgravi fiscali, differimento di contributi, contratti di lavoro a tempo parziale, pagamenti diretti a sostegno del reddito delle famiglie) metterebbe in luce la fragilità intrinseca dei sistemi economici e potrebbe di nuovo far scoprire le profonde ferite inflitte dalla crisi, in particolare in termini di nuovo aumento della disoccupazione e di nuovi fallimenti aziendali.

Il ruolo cruciale dei piani di stimolo

Certo, sono già in cantiere ulteriori misure di sostegno e di stimolo da attuare nei principali paesi sviluppati. Questo è il caso dell’Unione Europea, con l’attuazione del piano Recovery Fund da far partire nella primavera del 2021. Ed è anche il caso degli Stati Uniti, nonostante le difficili trattative tra Repubblicani e Democratici circa l’entità dei nuovi interventi di spesa a favore della popolazione, trattative frenate dal fatto che gli USA si stanno avvicinando alle elezioni.

Con una tale debolezza dei tassi d’interesse, infatti, tutte queste misure potrebbero essere finanziate con nuove e pressanti misure di bilancio supplementari. Con un inevitabile aumento del rapporto deficit/PIL e debito/PIL. Sia in area euro che in USA. E con un aumento degli asset in seno al bilancio delle banche centrali.

Cosa ci aspetta?

Prima questione: ma per quanti anni ancora le banche centrali inietteranno liquidità a costo zero? Il risultato dovrebbe essere - prima o poi - una enorme inflazione. Sia di origine monetaria che da eccesso di domanda, per effetto di un aumento degli occupati.

Seconda questione: come smaltire la mole di debito pubblico creato per finanziare gli enormi disavanzi di cassa statali? Fino a quando le banche centrali potranno «digerire» titoli di stato tramite le manovre di QE senza creare distorsioni nel mondo delle obbligazioni corporate, nel mondo azionario e nel settore immobiliare?

La soluzione è nella “quantità di crescita” che queste misure intraprese nella primavera del 2020 riusciranno a creare nei prossimi anni. Una forte crescita aumenterà il gettito fiscale dei governi e ridurrà piano piano il deficit e il debito. Una debole crescita porterà invece ad una stagflazione persistente di lenta risoluzione.

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