Sarà un pessimo Natale in borsa. Almeno secondo questi 3 motivi

Tommaso Scarpellini

9 Dicembre 2025 - 06:54

Un dicembre carico di contraddizioni, che ospita 3 rischi da gestire: valutazioni tirate, sentiment distorto e dinamiche istituzionali che possono ribaltare il finale d’anno.

Sarà un pessimo Natale in borsa. Almeno secondo questi 3 motivi

Conoscete la cosiddetta legge del rally natalizio? In realtà non è una legge, e nemmeno una regola non scritta dei mercati: è più un luogo comune che associa il mese di dicembre a un improvviso ritorno di ottimismo, tale da generare performance inattese proprio a ridosso delle festività. Negli ultimi anni questo schema è stato così evidente da essere diventato una sorta di mantra collettivo, quasi un automatismo psicologico.

Ma il 2025 ci porta in un contesto diverso. Le borse arrivano a questo punto dell’anno in territorio positivo, sì, ma con parecchie paure alle spalle e con indici che continuano a oscillare comunque vicini ai massimi storici. Allora la domanda è semplice: sarà davvero un Natale positivo per il mercato, oppure questo luogo comune rischia di trarre in inganno investitori e trader, generando uno dei periodi più insidiosi dell’anno?

1) Hedge fund: prese di profitto invece che riposizionamenti

La logica tecnica dietro al rally di fine anno è piuttosto chiara: i grandi fondi ribilanciano portafogli, gestiscono le esposizioni in vista delle riconciliazioni contabili e, in alcuni casi, sfruttano finestre di liquidità tipiche di dicembre. Non è manipolazione, è più una fisiologica applicazione degli interessi dei gestori all’interno del mercato. Proprio queste dinamiche generano movimenti spesso più bruschi del solito, ma tendenzialmente orientati verso un miglioramento delle performance aggregate.

Quest’anno però la situazione è anomala: i fondi arrivano alla fine dell’anno in guadagno marcato. Significa una cosa molto semplice: c’è molto più da proteggere. E quando un gestore professionale percepisce un rischio crescente, la reazione più razionale non è certo incrementare le scommesse, è realizzare o riposizionarsi. Le prese di profitto sono ordini di vendita, e ordini di vendita che arrivano da grandi player rappresentano una pressione consistente sulla sezione ask del book. In un contesto di volatilità tendenzialmente più alta nei mesi invernali, questo tipo di scarico potrebbe amplificarsi rapidamente.

Se si aggiunge che gran parte delle performance positive dell’anno sono state accumulate in segmenti di mercato specifici, spesso concentrati sugli stessi titoli, come le big tech, con correlazioni interne ai listini molto elevate, il rischio di movimenti omogenei al ribasso aumenta. Quando tutti hanno guadagnato sugli stessi asset, i realizzi si muovono in massa e la struttura del mercato può mostrare fragilità anche in assenza di veri shock.

2) Valutazioni relative elevate e rischio di mean reversion

In molti guardano ai mercati come se si muovessero a caso, ma la verità è che una parte consistente dei movimenti di lungo periodo è guidata da logiche di mean reversion.

Secondo diversi strumenti elaborati da Goldman Sachs, l’indice S&P 500 si colloca ancora oggi sopra il 70° percentile dei suoi P/E forward degli ultimi dieci anni, e addirittura peggio nella distribuzione trentennale. Significa una cosa molto precisa: non stiamo parlando di valutazioni assolute “care” o “economiche”, ma del fatto che, rispetto alla propria storia, le azioni USA quotano in modo tendenzialmente elevato rispetto agli utili attesi.

Se a questo quadro aggiungiamo che il Buffett indicator, rapporto tra capitalizzazione del mercato e PIL, rimane vicino ai massimi assoluti, emerge una distanza rilevante tra economia reale e mercati finanziari. Una distanza confermata anche dalla divergenza persistente tra il LEI (Leading Economic Index) e il CEI (Coincident Economic Index) del Conference Board. Il primo anticipa i cicli economici, il secondo li misura in tempo reale. Quando divergono, spesso anticipano fasi di rallentamento o di volatilità crescente.

Questo insieme di elementi non indica un crollo imminente, ma sottolinea che il mercato si trova in una situazione di vulnerabilità se osservato in ottica probabilistica. A dicembre, un contesto così tirato potrebbe quindi aumentare ulteriormente la voglia di prese di profitto rispetto al classico entusiasmo tipico delle feste.

3) Sentiment ribassista in un mercato ancora sui massimi

Il paradosso finale riguarda il sentiment. Nonostante il mercato sia ancora relativamente vicino ai suoi massimi, gli indicatori comportamentali mostrano una prevalenza di pessimismo. Il Fear & Greed Index di CNN non solo non è in paura, ma addirittura in zona Extreme Greed. Un eccesso di compiacenza che, storicamente, rappresenta uno dei peggiori cocktail possibili.

Parallelamente, la domanda per ETF short sull’azionario USA sta raggiungendo livelli alti, e lo short interest sui titoli dell’S&P 500 continua a crescere. Questi dati suggeriscono due interpretazioni:

  • la prima, quella degli ottimisti: un potenziale short squeeze. Se il mercato dovesse mantenere forza, posizioni corte eccessive potrebbero essere forzate alla chiusura, generando acquisti violenti.
  • la seconda, più prudente: il mercato si trova già in eccesso di valutazione e molti investitori istituzionali stanno decidendo di proteggersi. Una frase che riecheggia nei desk è proprio: “ho guadagnato tanto, ci sono rischi evidenti, perché restare esposto?”. E questo atteggiamento può preparare il terreno a una rotazione verso asset più conservativi, come ad esempio alcuni titoli value o segmenti difensivi.

Entrambe le letture sono possibili, ma quel che conta è che il sentiment, quando estremizzato, è un detonatore, non una garanzia. Ed è proprio nei periodi in cui la narrativa collettiva è più forte che i rischi tendono a essere sottovalutati.

Quindi?

Non è affatto chiaro se il Natale porterà davvero un rally, o se invece metterà in difficoltà chi si aspetta un altro dicembre euforico. Il contesto nel quale ci avviciniamo a questa fase dell’anno è complesso, stratificato e molto distante dai luoghi comuni che circolano da anni sui mercati. L’unica cosa certa è che servono attenzione, prudenza e una lettura meno superficiale degli indicatori. Perché spesso non è la stagione a determinare i movimenti del mercato, ma il modo in cui gli investitori interpretano ciò che accade intorno a loro.