La riscossa dei beni essenziali: un settore azionario ignorato ma da rivalutare. Ecco perché

Redazione Money Premium

7 Dicembre 2025 - 07:15

Dopo anni di disinteresse, il settore dei beni essenziali mostra nuovi segnali di forza: crescono gli investimenti difensivi e aumenta l’attenzione su un comparto dato troppo presto per spacciato.

La riscossa dei beni essenziali: un settore azionario ignorato ma da rivalutare. Ecco perché

Il comparto dei beni essenziali — alimentari, bevande, tabacchi, beni per la casa e distribuzione — è stato per quasi un decennio il grande dimenticato dei mercati. Mentre altri settori crescevano a ritmi sostenuti, questo rimaneva indietro, frenato da ricavi stagnanti e da un progressivo indebolimento dei marchi storici, sempre più insidiati dai brand di nicchia.

Solo la distribuzione, sostenuta dai colossi della grande vendita, ha evitato il tracollo completo, ma le altre componenti del settore hanno accumulato ritardi difficili da colmare.

La recente ondata di paura legata ai settori più rischiosi, in particolare la tecnologia, ha riportato alla ribalta i comparti difensivi. I beni essenziali sono tornati tra i pochi segmenti a registrare rendimenti positivi durante le turbolenze autunnali, mentre molti investitori hanno iniziato a riconsiderare la loro esposizione a settori più stabili. Anche i gestori professionali, pur restando ancora sottopesati, hanno iniziato a incrementare la presenza dei beni essenziali nei portafogli, segnando un cambio di atteggiamento dopo anni di abbandono.

L’ostilità verso i beni essenziali deriva da una crescita dei ricavi troppo debole. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso i redditi reali e spinto i consumatori a ridurre le spese. Le abitudini alimentari sono cambiate, anche per effetto dei nuovi farmaci dimagranti che stanno modificando la domanda in segmenti chiave. I marchi indipendenti hanno continuato a sottrarre quote di mercato ai grandi gruppi, che faticano a rinnovare l’offerta. Perfino colossi globali hanno ammesso che solo una parte marginale delle loro principali categorie mantiene o aumenta la propria presenza nei mercati internazionali.

Chi considera temporaneo l’indebolimento dei consumi può vedere in questa fase una possibile occasione. Se la pressione sui redditi dovesse allentarsi, se il consumo di snack e prodotti quotidiani dovesse riprendersi e se i marchi storici riuscissero a invertire la tendenza, il settore avrebbe margini di recupero significativi. I beni essenziali, inoltre, hanno spesso sovraperformato nei periodi di maggiore instabilità, dalla crisi tecnologica alla grande recessione, fino all’anno dominato dall’inflazione. In uno scenario di stagflazione, molti analisti ritengono che potrebbero comportarsi meglio delle obbligazioni e di altri comparti più vulnerabili.

Nonostante il lungo periodo di difficoltà, i titoli non sono particolarmente economici. Gli alimentari e i beni per la casa scambiano a sconto moderato rispetto al mercato, ma la loro crescita ridotta non è sufficiente a convincere gli investitori in cerca di vere occasioni. Non si tratta di titoli brillanti né di offerte imperdibili. Tuttavia, in un contesto di incertezza pesante, l’idea di rafforzare l’esposizione ai beni essenziali — proprio come accade nei momenti di maggiore paura — potrebbe rivelarsi una scelta meno banale di quanto sembri.