Tagli alle tasse e price cap riducono inflazione e tassi, i trasferimenti li aumentano. La scelta fiscale guida tempi e intensità della stretta monetaria.
L’Europa torna a confrontarsi con un aumento dei prezzi dell’energia e la risposta dei governi riprende uno schema già sperimentato.
Tagli alle tasse, limiti ai prezzi dell’energia (qualcosa di simile al famigerato price cap di Draghiana memoria) e trasferimenti alle famiglie. Nel 2022 il sostegno pubblico ha raggiunto in diversi Paesi valori superiori al 3–4% del PIL, con un mix distribuito in modo abbastanza equilibrato tra aiuti diretti e misure di contenimento dei prezzi. Secondo l’Istituto Bruegel, il totale degli aiuti statali nell’UE fu alla fine tra gli 800 e i 1.000 miliardi di euro.
Anche oggi si osservano interventi simili, ad esempio in Spagna, che ha ridotto le imposte sull’energia e congelato il prezzo del gas per i consumatori, e in Italia, dove il governo è intervenuto sulle accise su benzina e diesel. Grecia e Croazia hanno combinato limiti agli aumenti con trasferimenti alle fasce più esposte economicamente.
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