Banche italiane in crisi: cause, rischi, prospettive

Le cause delle crisi delle banche italiani, i rischi per l’Italia, gli investitori e i risparmiatori italiani. Tutto ciò che c’è da sapere sulla crisi delle banche ad oggi.

Le banche italiane sono in crisi. I titoli delle banche crollano alla borsa italiana, il Governo cerca disperatamente delle soluzioni con le autorità europee, gli investitori e i risparmiatori sono sempre più preoccupati.

Cosa succede alle banche italiane? Perché le banche sono in crisi e cosa rischiano i cittadini italiani?
Guida completa ed accessibile su cosa sta succedendo alle banche, le cause e i rischi della crisi per essere informati su uno dei problemi più gravi nel nostro Paese.

In televisione, sui giornali e su internet si è tornato a parlare della crisi delle banche italiane. Non è esagerato dire che le banche italiane rappresentano un problema molto grave per tutta l’eurozona, al pari (se non di più) della Brexit.

Per questo motivo Forexinfo.it ha raccolto in un unico articolo tutto ciò che c’è da sapere sulla crisi delle banche italiane.

Crisi banche italiane: le cause

Le cause della crisi delle banche italiane sono da ricercarsi negli alti livelli di debito degli istituti di credito, o meglio, tutti i prestiti che le banche hanno concesso a cittadini ed imprese italiane ma che è molto improbabile che vengano recuperati.
In altre parole, molte persone e imprese non riescono a restituire il prestito che hanno contratto con la banca e questo prestito si trasforma in «prestito cattivo» (bad loan) per la banca stessa.
Miliardi e miliardi che le banche italiane non recupereranno mai.
Questi sono i «crediti deteriorati» a cui i media fanno riferimento.

Il totale dei crediti deteriorati in Italia ammonta ad un livello record di 360 miliardi di euro, più di tutti i crediti deteriorati degli altri paesi dell’Eurozona messi insieme.

Altre cause sono da ricercare nei bassissimi tassi di interesse attuali: la Banca Centrale Europea, nel tentativo di stimolare la crescita dell’Eurozona, ha tagliato i tassi di riferimento a minimi record. I tassi che le banche italiane - come le altre banche di tutta l’Eurozona - applicano ai clienti che chiedono un mutuo sono ancorati ai tassi di riferimento della BCE e se questi sono bassi, saranno bassi anche i costi che la banca chiede al cliente per il fatto di stare prestandogli del denaro.
Questo abbassa i profitti che le banche hanno nel prestare liquidità, alimentando la crisi nel settore.

Tra le radici del problema dell’Italia troviamo circa 20 anni di crescita economica molto debole. Sulla base del PIL, l’economia italiana è al di sotto di circa l’8% rispetto ai livelli precedenti alla crisi finanziaria mondiale del 2008.

Ad oggi l’economia dell’Italia è più o meno agli stessi livelli della fine del secolo scorso.

Tutto questo ha reso più difficile pagare le tasse a persone e imprese, rendendo impossibile per lo Stato coprire il debito del Paese con il gettito fiscale.
Come in un classico circolo vizioso, questo contesto ha portato ad una crisi delle imprese, che non sono più state capaci di ripagare i debiti contratti con le banche.

Il risultato?
Le banche italiane sono appesantite dai crediti deteriorati, anche detti Non Performing Loans: 360 miliardi di euro, circa un quinto del valore annuale dell’economia italiana.

Il problema delle banche è stato aggravato dalla legislazione inefficace del nostro Paese, che rende assai difficile per istituti di credito recuperare i soldi prestati quando un mutuatario non è in difficoltà e non riesce a pagare (anche noto come recupero crediti). La legge è stata recentemente modificata sotto il governo Matteo Renzi, ma servirà ancora del tempo prima che venga messa in pratica.

Una delle vie che le banche possono seguire per risolvere, almeno in parte, il problema dei crediti deteriorati è venderli ad altri investitori.
Tuttavia, i tempi burocratici richiesti per recuperare i crediti comportano che la banca debba vendere questi crediti deteriorati a prezzi molto scontati.

Crisi banche italiane: i rischi

È la dimensione dell’economia italiana e l’alto livello del debito pubblico del nostro paese a rendere l’Italia ancor più vulnerabile alla crisi delle banche.
I rischi sono amplificati dal contesto politico. L’Italia è la terza economia più grande di tutta l’Eurozona e il debito pubblico italiano è uno dei più pesanti in tutta l’area.

Banche centrali, agenzie di rating, esponenti delle autorità europee hanno già specificato che la crisi delle banche italiane comporta un rischio sistemico per tutta la zona euro.

Ma i problemi delle banche italiane potrebbero causare una forte incertezza anche nel campo politico. Si avvicina il referendum costituzionale, e Matteo Renzi rischia il posto da primo ministro.
Renzi ha dichiarato che se non vincerà il SI rassegnerà le sue dimissioni.

Il rischio è che, con la crisi in atto, le banche italiane siano ancora più restie a concedere i prestiti a chi li richiede.

Esistono rischi anche per gli investitori, naturalmente.
L’indice principale di borsa italiana, il Ftse Mib, è per la maggior parte composto da titoli di banche. Ad ogni forte ribasso, tutte le principali società italiane quotate in borsa rischiano di crollare, anche se la loro attività è sana e solida.

Ma la questione più spinosa fra i rischi della crisi delle banche italiane è il bail-in.

Crisi banche italiane: il bail in

Secondo il bail-in, inserito all’interno della normativa europea, a dover pagare per il fallimento e la crisi delle banche, se i creditori non riescono a coprire tutta la perdita, sono in ordine:

  • gli azionisti
  • gli obbligazionisti subordinati
  • i correntisti con un contro corrente superiore ai 100.000 euro.

Questi possono perdere i propri soldi e i propri investimenti se si deciderà di attivare la procedura del bail in.
Uno scenario del genere lederebbe a livelli storici la fiducia nelle istituzioni e potrebbe far crollare l’equilibrio dell’Italia stessa.

L’Italia, infatti, sta cercando disperatamente un accordo con l’UE affinché si preferisca un bail-out, procedura per cui le banche italiane sarebbero salvate dagli aiuti di Stato - ovvero i soldi dei contribuenti, di tutti i cittadini.

Crisi banche italiane: le prospettive

La soluzione del bail-in potrebbe anche avere senso, nella logica con qui è stato creato dalle autorità europee e in seguito approvato anche dal nostro Parlamento, che con molta probabilità viveva al tempo in una profonda ignoranza circa la situazione delle banche italiane, che da anni nascono una crisi latente.

Gli obbligazionisti, di solito, sono investitori professionisti che possono sopportare delle perdite e sono, in teoria, in grado di valutare i rischi dell’investimento e la qualità di una banca.
Questo succede nella maggior parte del mondo, ma non in Italia.
In Italia gli obbligazionisti non sanno nemmeno di esserlo, si sono fidati di qualche impiegato di banca assai convincente ed hanno firmato qualche carta, oppure hanno voluto comprare qualche obbligazione per arrotondare stipendio/pensione e perché il mercato obbligazionario è un «investimento sicuro».
Già.

Gli obbligazionisti italiani non possono sopportare le perdite inflitte dal bail in e la normativa europea è molto impopolare nel nostro paese, ritenuta «ingiusta».

Renzi, il cui consenso è già messo a rischio dall’euroscettico Movimento Cinque Stelle, vuole evitare il rischio politico che il bail in comporta come la peste.
Il rischio che si arrivi al bail in è molto alto ad oggi.

L’Italia ha già cercato di tamponare la crisi delle banche italiane con Atlante, un fondo privato a cui hanno contribuito le banche «meno in crisi». Altre banche stanno cercando disperatamente di alzare della liquidità tramite aumenti di capitale.
Ma la crisi delle banche italiane si fa sempre più profonda.

Si vuole una soluzione, una scappatoia per aggirare la legislazione UE e iniettare i soldi pubblici direttamente nelle casse delle banche.

Ma l’idea non è condivisa dalla cancelliera della Germania, Angela Merkel - pezzo grosso con un ruolo centrale all’interno dell’Unione Europea.

«Abbiamo stabilito delle regole specifiche. E non possiamo uscircene con nuove regole ogni due anni»,

ha dichiarato.

Le regole a chi fa riferimento la Merkel fanno parte di un progetto molto importante nell’Eurozona, l’unione bancaria. È stata una delle risposte all’ultima crisi finanziaria dell’area con il fine di rendere le banche più resistenti e rompere il legame tra banche deboli e governi sul lastrico.

Crisi banche: il caso Monte Paschi

La banca al centro della crisi del comparto è senza dubbio Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo e la terza più grande in Italia. La BCE vuole che MPS applichi un piano che prevede lo smaltimento di parte dei crediti deteriorati entro il 2018.

Le azioni delle banche italiane sono in forte ribasso, Banca Monte dei Paschi di Siena ha perso più di tre quarti del suo valore dall’inizio dell’anno.

Nella migliore delle ipotesi, il problema dei crediti deteriorati inibisce la capacità delle banche di concedere nuovo credito alle imprese italiane che servirebbe per sostenere la crescita del Paese.
Nella peggiore delle ipotesi, vi è il rischio che il fallimento di una grande banca possa scatenare una crisi finanziaria assai più ampia oltre i confini italiani.

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Argomenti:

Italia Banche Bail-in

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