La guida aggiornata alla situazione Covid in Italia: dalle varianti Stratus e Cicada al Long Covid, passando per le raccomandazioni OMS su vaccini e comportamenti da adottare in caso di positività.
Il Covid-19 non è scomparso. Ha semplicemente smesso di fare notizia quotidiana. Nel 2026 il virus circola ancora in Italia — e in tutto il mondo — ma in un contesto radicalmente diverso rispetto agli anni dell’emergenza: nessun lockdown, nessun Green Pass, nessun bollettino giornaliero dei contagi. Il Covid è diventato endemico, gestito come una malattia respiratoria stagionale, simile all’influenza ma con alcune caratteristiche proprie che vale la pena conoscere.
Questa guida raccoglie tutto quello che devi sapere oggi: quali varianti circolano, come si riconoscono i sintomi, chi è davvero a rischio, quando aggiornarsi con il vaccino e cosa fare concretamente se risulti positivo.
Quali varianti Covid circolano in Italia nel 2026
La sorveglianza genomica dell’ISS monitora costantemente l’evoluzione del virus. A metà 2026 le varianti principali in circolazione sono due:
- XFG «Stratus» — È stata la variante dominante nell’estate-autunno 2025, responsabile di oltre il 50% delle infezioni. Di origine asiatica, Stratus si è diffusa rapidamente anche in Europa. I suoi sintomi da monitorare sono in larga parte respiratori: tosse secca, raucedine e infiammazione del tratto respiratorio superiore.
- BA.3.2 «Cicada» — Soprannominata «Cicada» sui social, è stata identificata per la prima volta in Sudafrica nel novembre 2024 ed è diventata la variante dominante in Italia da febbraio 2026, rappresentando circa il 45% dei campioni sequenziati. L’OMS la classifica come «variant under monitoring» (VUM): è sotto osservazione, ma il rischio per la salute pubblica rimane basso. Non si sono registrate forme cliniche più severe né un incremento dei ricoveri.
Sotto monitoraggio vi è anche la variante Nimbus, segnalata da diversi paesi europei e oggetto di attenzione da parte dell’ECDC, senza al momento indicazioni di maggiore gravità.
Sintomi Covid nel 2026: cosa aspettarsi
I sintomi delle varianti attualmente in circolazione sono sovrapponibili a quelli di Omicron e si confondono spesso con un comune raffreddore o un’influenza stagionale. I più frequenti:
- mal di gola intenso e raucedine
- congestione nasale
- tosse secca persistente
- febbre leggera (febbricola)
- mal di testa
- spossatezza e dolori muscolari
- in alcuni casi, perdita temporanea della voce
La perdita di olfatto e gusto — il sintomo «iconico» delle prime ondate — è diventata molto meno frequente con le varianti Omicron e successive.
La durata media della malattia nei soggetti non fragili è di 5-7 giorni. La maggior parte delle persone guarisce senza necessità di cure specifiche.
Chi rischia di più: le categorie fragili
Il profilo dei soggetti a maggior rischio di forma grave è rimasto sostanzialmente invariato rispetto alle fasi precedenti della pandemia:
- over 60-70 anni, soprattutto se non vaccinati o con vaccinazione datata
- immunocompromessi: persone in chemioterapia, trapiantati, pazienti con malattie autoimmuni in trattamento
- persone con patologie croniche gravi: diabete non controllato, insufficienza renale, malattie cardiovascolari, broncopneumopatie
- donne in gravidanza
Per queste categorie il consiglio è di mantenere aggiornata la vaccinazione (vedi sezione successiva) e di rivolgersi tempestivamente al medico di base in caso di comparsa di sintomi, senza aspettare l’aggravarsi del quadro clinico.
Vaccino Covid 2026: le raccomandazioni OMS
L’OMS ha aggiornato le raccomandazioni vaccinali per il 2026 indicando come formulazione preferenziale il vaccino monovalente basato su LP.8.1, ritenuto più efficace nel generare una risposta anticorpale ampia contro le varianti attualmente circolanti. I vaccini basati su JN.1 restano comunque una valida alternativa dove LP.8.1 non è ancora disponibile.
In Italia la campagna vaccinale autunnale è rivolta prioritariamente alle categorie fragili e agli over 60. Per chi rientra in queste categorie, un richiamo annuale è raccomandato — analogamente a quello per l’influenza stagionale.
Per la popolazione generale sotto i 60 anni e senza patologie di rischio, la vaccinazione non è obbligatoria ma rimane disponibile. Le modalità di prenotazione variano per regione: il punto di riferimento è il portale regionale della propria ASL, oppure il servizio nazionale di prenotazione. Le indicazioni pratiche su come prenotare il vaccino anti-Covid e dove andare sono disponibili sul sito.
Cosa fare se sei positivo al Covid
Dal maggio 2023 l’obbligo di isolamento per i positivi Covid è stato eliminato in Italia. Il Covid è oggi equiparato a qualsiasi altra malattia infettiva respiratoria. Le regole, di conseguenza, sono quelle del buon senso:
- Resta a casa se hai sintomi. Anche senza obbligo legale, andare al lavoro o in luoghi affollati con sintomi respiratori attivi è sconsigliato per te e pericoloso per chi ti sta intorno — in particolare per le persone fragili.
- Proteggi chi è a rischio. Se convivi con anziani o immunocompromessi, indossa la mascherina in casa finché sei sintomatico e limita i contatti stretti.
- Cura l’igiene delle mani e l’etichetta respiratoria. Tosse e starnuti nel gomito, lavaggio frequente delle mani.
- Contatta il medico di base se i sintomi peggiorano (difficoltà respiratoria, febbre alta persistente, confusione) o se appartieni a una categoria a rischio.
- Per i soggetti fragili, il medico può valutare la prescrizione di antivirali (nirmatrelvir/ritonavir — Paxlovid — o molnupiravir), efficaci se assunti entro i primi 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi.
Il tampone non è più necessario ai fini legali, ma resta utile per confermare la diagnosi e orientare le decisioni mediche, in particolare nelle categorie a rischio.
Long Covid: il problema che non è ancora risolto
Una delle eredità più pesanti della pandemia è il Long Covid: una condizione che colpisce tra il 10 e il 15% dei contagiati, con sintomi che persistono per settimane o mesi dopo la guarigione dall’infezione acuta.
I sintomi più frequenti del Long Covid includono:
- stanchezza cronica debilitante (il sintomo principale)
- difficoltà cognitive («brain fog»): problemi di concentrazione, memoria, elaborazione delle informazioni
- dispnea e difficoltà respiratorie
- dolori muscolari e articolari
- disturbi del sonno
- palpitazioni
Un grande studio genetico internazionale pubblicato su Nature Genetics nel giugno 2025 ha identificato nuove varianti genetiche associate al rischio di sviluppare Long Covid, aprendo la strada a trattamenti più mirati. In Italia, i centri specializzati Long Covid — censiti dall’ISS attraverso una survey nazionale — offrono percorsi multidisciplinari che includono follow-up pneumologico, cardiologico, neurologico e psicologico.
Se sospetti di avere sintomi persistenti dopo un’infezione Covid, il punto di partenza è il medico di base, che può indirizzarti verso uno dei centri dedicati sul territorio.
Dove trovare informazioni ufficiali
Per aggiornamenti regolari sulla situazione epidemiologica, sulle varianti in circolazione e sulle campagne vaccinali, i riferimenti ufficiali in Italia sono:
- ISS — Istituto Superiore di Sanità: epicentro.iss.it, con i report di sorveglianza mensili e le linee guida aggiornate.
- Ministero della Salute: salute.gov.it, con le circolari sulle categorie prioritarie per la vaccinazione e le indicazioni cliniche.
- ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie): pubblica le valutazioni del rischio sulle varianti emergenti.
- Il proprio medico di base: il punto di riferimento per decisioni cliniche individuali.
Diffidate delle informazioni non certificate sui social e dei titoli allarmistici: ogni nuova variante non è automaticamente più pericolosa delle precedenti. La sorveglianza sanitaria europea funziona proprio per distinguere i segnali dal rumore.
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