Covid, l’aggressività del virus dipende dalle stagioni: la conferma in uno studio

Martino Grassi

20 Dicembre 2020 - 22:42

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L’aggressività e il tasso di diffusione del coronavirus dipendono dalle stagioni. La conferma in uno studio condotto da un team di ricerca italiano.

Covid, l'aggressività del virus dipende dalle stagioni: la conferma in uno studio

L’aggressività e la diffusione del coronavirus dipendono dalle stagioni. A quasi un anno dalla diffusione del coronavirus nel nostro Paese è stato possibile evidenziare come esso si sia diffuso tra la popolazione nei vari mesi. Il numero dei nuovi contagi infatti non si è distribuito in modo uniforme nel corso del tempo, ma si sono registrate due grandi ondate, con picchi di decessi e ricoveri nelle terapie intensive.

Come previsto da un buon numero di esperti il maggior numero di infezioni è stato registrato durante i mesi freddi, adesso arriva anche la conferma da uno studio che evidenza un effetto stagionale estremamente significativo sia nella diffusione che nella gravità della COVID-19, l’infezione provocata dal coronavirus.

L’aggressività del coronavirus dipende dalle stagioni

Da un nuovo studio condotto da un team di ricerca italiano arriva la conferma del fatto che l’aggressività e il tasso di diffusione del coronavirus è strettamente legato all’andamento delle stagioni. L’ipotesi una correlazione tra il virus e i vari mesi dell’anno circolavano già da tempo, ma gli scienziati Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iriss), della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi Napoli Federico II, dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), del Dipartimento Ambiente della Regione Puglia e della Gallatin School of Individualized Study presso l’Università di New York, lo hanno assicurato.

La ricerca ha messo in relazione i dati delle terapie intensive, decessi e positivi nel periodo tra aprile e agosto 2020, notando che “questi rapporti calano bruscamente a partire da maggio e, all’inizio di agosto, raggiungono valori quasi 20 volte minori rispetto al picco di inizio aprile, ha dichiarato il dottor Antonio Coviello del CNR.

Nonostante vi sia stato un continuo aumento dei tamponi, i rapporti “risultano comunque significativamente minori nei mesi estivi in cui, oltre a essere drasticamente diminuiti i contagi, anche il decorso della malattia è stato molto più mite”, ha precisato il dottor Renato Somma. Quest’effetto è in totale contrapposizione con le previsione dello scorso maggio, che davano per certi migliaia di morti al giorno e “oltre 150.000 pazienti bisognosi di terapie intensive entro luglio, dopo le riaperture totali effettuate in Italia dall’inizio di giugno”, aggiunge il medico.

In sostanza quindi, l’aggressività e la diffusione del virus si sono ridotte durante il periodo estivo, per poi acquisire nuovamente forza con l’inizio dell’autunno. Questo tuttavia non significa che il coronavirus fosse morto, come avevano suggerito alcuni esperti, ma semplicemente se ne stava in agguato, in attesa di condizioni climatiche più favorevoli.

Perché il virus è più aggressivo nella stagione fredda

Secondo gli autori, alla base della mitigazione della diffusione e dell’aggressività del coronavirus ci sarebbero sostanzialmente due principali fattori. Lorenzo di Natale, uno dei coautori dello studio ha infatti spiegato che durante l’estate “l’effetto fortemente sterilizzante dei raggi solari ultravioletti” hanno ridotto la forza del virus. Inoltre, un altro fattore è “la nota stagionalità della risposta immunitaria, che in estate è più efficace e meno infiammatoria”.

Secondo gli autori la marcata stagionalità del coronavirus registrata in Italia sembra essere presente anche in altri Paesi temperati e questo spiegherebbe anche il motivo per cui in altri zone del mondo caratterizzate da peggiori condizioni igienico-sanitarie ma calde e soleggiate la mortalità sia stata decisamente inferiore.

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