Speranza avverte: non è tempo del “liberi tutti”

Il Covid in Italia comincia lentamente ad allentare la presa: ma l’allarme resta alto e il liberi tutti è molto lontano. Le parole di Speranza e degli esperti

Speranza avverte: non è tempo del “liberi tutti”

Piccoli segnali di ottimismo in Italia sul fronte Covid-19.

La controtendenza nei contagi dopo settimane di aumento spaventoso della curva è iniziata, ma il sentimento resta di massima prudenza nel nostro Paese.

Nel pieno delle discussioni e delle ipotesi su cosa accadrà tra un mese, con l’arrivo della festa di Natale, il Governo - e gli esperti - sono concentrati sull’epidemia e sulle pressioni ospedaliere.

Il ministro Speranza ha appena dato l’indicazione di cosa fare nelle prossime settimana: si resterà con restrizioni, nessun “liberi tutti” all’orizzonte.

Il ministro resta cauto: non è tempo di libertà

Intervenendo a un evento online dei farmacisti, il ministro Speranza ha lanciato l’inequivocabile messaggio sulla situazione italiana di oggi, 21 novembre:

“I primi segnali in controtendenza dopo le settimane di crescita vertiginosa del contagio si vedono, ma sono ancora del tutto insufficienti. La pressione sui sevizi sanitari è fortissima. Rt sta calando ma dovrà ancora scendere strutturalmente sotto l’1. Sola allora vedremo risultati più significativi”

Parole chiare, che tradotte significano il mantenimento rigoroso di regole ancora per un po’ di tempo. Anche a Natale? Il Governo sta studiando un decreto ad hoc per inquadrare le festività in equilibrio tra sicurezza sanitaria, ripresa economica e bisogno di relazione sociale.

Tuttavia la convinzione è che non si voglia, e non si debba, ripetere la frenesia della libertà scattata in estate. La sanità è davvero a rischio collasso e resta la priorità. Speranza lo ha ribadito oggi stesso: Dovremo ancora resistere per una fase significativa. Guai a interpretare questi primi segnali come un liberi tutti”.

L’esperto blocca il Natale: il liberi tutti è molto lontano

L’ormai famoso direttore di Malattie infettive al Sacco di Milano, il professor Galli, ha accentuato lo spirito prudente del ministro.

In un intervento di oggi, 21 novembre, l’esperto ha ricordato che:

“La seconda ondata ci è già costata circa 12.000 morti e se a Natale non si sta attenti non finirà più. So che è impopolare dirlo, ma non è il tempo del liberi tutti e non lo sarà a lungo. Non ne veniamo fuori se invece di guardare alla realtà cominciamo la corsa alla riapertura”

Questo è il tempo di imparare bene a convivere con il virus prima dell’arrivo del vaccino, unica via di salvezza per l’infettivologo. Come fare, allora? Restare nelle regole è fondamentale. Anche a discapito di un Natale tradizionale.

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