Cosa succede adesso con Trump presidente degli Stati Uniti? Conseguenze

Flavia Provenzani

09/11/2016

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti: cosa succede adesso con la vittoria alle Elezioni USA 2016 del repubblicano? Le conseguenze.

Cosa succede adesso con Trump presidente degli Stati Uniti? Conseguenze

Cosa succede adesso che Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti? Trump era dato perdente dai sondaggi manipolati ma alla fine è giunta la conferma: Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti, con tutte le relative conseguenze.

Ma cosa succede ora che Donald Trump diventa il nuovo presidente degli Stati Uniti battendo Hillary Clinton? Quali conseguenze e scenari si aprono sui mercati statunitensi e internazionali con l’imprevedibile Trump che sale alla guida della potenza più forte del mondo?

Le opinioni degli analisti parlano di una vera catastrofe come conseguenza della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali dell’8 novembre. Ed avevano ragione: i mercati crollano alla vittoria preannunciata di Trump, i futures statunitensi segnavano un calo nell’ordine dei 6 punti percentuali. Tuttavia, al momento i mercati scendono ma non crollano - tutto merito, secondo alcuni, del discorso di Trump alquanto rassicurante.

Il prezzo dell’oro sale velocemente, gli investitori corrono a cercare rifugio dalla volatilità in una giornata che passerà alla storia - non solo sui mercati. Oro e argento diventano i beni di maggiore richiesta in questo momento di grande incertezza.

Dopo l’ufficializzazione del risultato delle elezioni, vediamo ora cosa succede adesso con Donald Trump diventato presidente degli Stati Uniti da un punto di vista economico, finanziario, politico e internazionale.

La vittoria di Trump nelle prime ore della giornata ha scatenato un effetto sui mercati simile al crollo a seguito del referendum Brexit. Alcuni analisti pensano però che questo scossone sarà cinque volte peggiore del referendum inglese. Come anticipato, però, il crollo si è assottigliato: i mercati stanno già metabolizzando l’inizio di un mondo con Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d’America.

Cosa succede ora che Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti?

Da quando Trump ha iniziato la sua corsa alla Casa Bianca a giugno dello scorso anno, abbiamo conosciuto tutte le sue posizioni controverse in materia di mercati, immigrazione, economia e giustizia.
Ora che Trump ha vince le elezioni e diventa il prossimo presidente degli Stati Uniti, le conseguenze su più fronti saranno molto profonde.

Di seguito disegniamo tutti gli scenari e le conseguenze dell’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America.

Mercati: cosa succede se Trump diventa presidente? Le conseguenze

Le conseguenze maggiori nel medio termine della vittoria di Trump alle presidenziali 2016, senza dubbio, riguardano Wall Street, il dollaro e il prezzo dell’oro, tradizionalmente riconosciuto come bene rifugio.
Dallo shock per un evento così rischioso come avere Trump nel ruolo di presidente degli Stati Uniti, la borsa di Wall Street crolla e non sembra riuscire a riprendersi, trascinando con sé il destino delle altre borse mondiali-

Stesso destino per il dollaro USA, il cui valore è strettamente legato alla salute dell’economia USA e alla sua forza - elementi che andrebbero a sgretolarsi del Trump dal momento che Trump è diventato il nuovo presidente.

L’indebolimento del dollaro, a cascata, ha un forte effetto sull’euro, che diventa relativamente più costoso rispetto al biglietto verde. Questo va ad influire, con un effetto domino, sulla competitività del commercio europeo.

Il prezzo dell’oro è invece schizzato alle stelle ora che Trump ha vinto le elezioni USA: il metallo prezioso rappresenta un investimento sicuro e gli investitori di tutto il mondo corrono a comprare lingotti d’oro per mettere al sicuro il proprio capitale contro il crollo di tutti i mercati finanziari mondiali.

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La sicurezza Wall Street per una vittoria di Hillary Clinton negli ultimi giorni ha lasciato il posto alla paura adesso che Donald Trump è diventato davvero il prossimo presidente degli Stati Uniti.

Perché i mercati scendono con Trump presidente?

Il primo punto che favorisce una discesa degli indici americani adesso che Trump è diventato il presidente degli Stati Uniti riguarda la volontà del repubblicano di forzare le aziende statunitensi a riportare le basi produttive in America.

Ne è un esempio il caso di Apple: Trump ha già dichiarato di voler spingere l’azienda di Cupertino a riportare negli Stati Uniti la produzione spostata in Cina.
Queste intenzioni potrebbero non riscontrare il parere favorevole degli investitori, almeno fin quando Trump non sveli eventuali incentivi per le aziende che rispondano alle sue volontà.

Un altro motivo per cui i mercati crollano con Trump presidente è l’imprevedibilità mostrata dal magnate americano nel gestire la politica estera.
Tralasciando le questioni come petrolio e Siria, molto delicate e su cui Trump potrebbe essere in qualche modo pericoloso, l’attenzione si sposta su ciò che il repubblicano ha intenzione di fare con Cina e Messico.

Trump ha già espresso la volontà di imporre delle tasse molto salate sui prodotti provenienti da entrambi i Paesi per sfavorirne il commercio, il che potrebbe scatenare una guerra commerciale non proprio di poco peso sull’intera economia globale.

I mercati crollano con Trump presidente anche a causa del possibile difficile rapporto che il magnate americano potrebbe avere con il Congresso. Il temperamento di Trump potrebbe non favorire un buon rapporto con il Congresso, anche con maggioranza repubblicana, il che renderebbe più instabile e incerta la politica interna degli Stati Uniti.
Come ben sappiamo, il mercato non premia le fasi di incertezza.

Quanto durerà il crollo dei mercati con Trump presidente?

Esistono essenzialmente due fattori con Trump presidente che potrebbero attenuare il crollo dei mercati e riportare la tendenza al rialzo.
Trump è un imprenditore e conosce bene sia come investire che come far crescere le aziende e le sue abilità potrebbero effettivamente favorire una crescita del settore industriale americano.

Inoltre, per combattere l’ISIS Trump ha già dichiarato che aumenterà la spesa dedicata alla difesa, il che nella storia ha sempre portato ad una crescita del PIL statunitense.

I punti a favore di un mercato ribassista adesso che Trump diventa presidente sono di più rispetto a quelli a favore del rialzo. E con l’aumento dei timori sulla crescita mondiale, l’incertezza legata all’elezione di un personaggio particolare come Trump ha un effetto molto negativo sull’andamento degli indici statunitensi (e di riflesso su quelli europei).

Conseguenze su commercio e economia: cosa succede con Trump presidente

Nel corso della sua campagna elettorale, Trump ha più volte sottolineato la sua abilità nel mondo degli affari e raccontato di come «renderò l’America di nuovo grande».
Pur essendo estremamente critico sullo stato attuale del commercio degli Stati Uniti, non è ancora chiara l’alternativa proposta.

Le promesse elettorali di Trump sul fronte dell’economia si basano sulla promessa di un taglio delle tasse e della creazione di nuovi posti di lavoro.
Sul fronte commerciale, invece, Trump accusa Cina, Messico e Giappone di aver rubato il mercato agli Stati Uniti.

Secondo Trump agli accordi commerciali stipulati in passato sono stati negoziati in malo modo, senza protezioni per i lavoratori americani e senza criterio - e promette dunque di rielaborarli per mettere al primo posto delle priorità americane.

Ha definito il trattato TTP (Trans-Pacific Partnership) «lo stupro del nostro Paese» e ha promesso, se diventerà presidente, di applicare un aumento delle imposte sui alcuni partner commerciali degli Stati Uniti che causano una competizione ingiusta nei confronti degli USA, potenzialmente causando una forte crisi su tutto il sistema commerciale mondiale.

Conseguenze su politica estera: cosa succede con Trump presidente

Trump ha etichettato la politica estera degli Stati Uniti come «un disastro completo e totale, senza alcuna visione, senza scopo, senza una direzione e nessuna strategia».
Durante la campagna elettorale ha condannato la guerra degli Stati Uniti in Iraq, le azioni dell’amministrazione Obama per il rovesciamento del governo in Libia e quello ha definito uno sforzo ostacolato per combattere l’ISIS in Siria e Iraq.

Trump ha detto che non vi sarà «alcuna luce» sul rapporto tra Stati Uniti e Israele e ha promesso di riaprire i negoziati del «disastroso» programma sul nucleare dell’Iran.

Il tutto accompagnato da dei commenti molto favorevoli sul presidente russo Vladimir Putin, anticipando che i due «andranno molto d’accordo» e promettendo di accogliere i vecchi nemici che vogliono diventare amici degli Stati Uniti, criticando l’idea che l’America debba essere il poliziotto cattivo del mondo.
Trump, prima di tutto, ritiene che gli Stati Uniti debbano essere «imprevedibili» in materia di politica estera così da non permettere agli avversari di anticipare le loro mosse.

Conseguenze immigrazione: cosa succede con Trump presidente

Dal «primo giorno» della sua Presidenza Trump ha promesso di iniziare a costruire un muro impenetrabile al confine meridionale con il Messico.
Descritti da Trump come degli stupratori, spacciatori e assassini, molti dei 11 milioni di immigrati senza documenti che ha promesso di espellere dagli Stati Uniti provengono da oltre confine con il Messico.

Inoltre Trump vuole attuare una chiusura temporanea del confine degli Stati Uniti nei confronti di tutti i musulmani «fino a quando saremo in grado di capire cosa sta succedendo» sulla scia dei diversi attacchi dell’ISIS in America e nel mondo.
Tale orientamento di Trump, tuttavia, potrebbe causare reazioni che non possiamo immaginare.

Trump presidente: cosa ne pensano i mercati europei?

Per quel che riguarda i rapporti con il Vecchio Continente, Trump a fine gennaio aveva definito Bruxelles un “buco infernale” attaccando la scarsa integrazione tra i Paesi europei e della popolazione musulmana. Il riferimento a Bruxelles potrebbe non essere casuale visto che è la sede della Commissione Europea.

Può essere che Trump non veda di buon occhio l’Unione Europea e l’Eurozona (forse accorgendosi del fatto che l’Euro non è stato proprio un toccasana per le nazioni europee al di fuori della Germania), il che potrebbe essere un punto a favore per il magnate USA (anche se i mercati europei potrebbero temere un eventuale inasprimento dei rapporti UE-USA).

Trump presidente: le conseguenze sui mercati secondo Lyxor

Riportiamo di seguito l’analisi originale di Lyxor in vista di una possibile vittoria di Trump e la relativa reazione dei mercati.

Forte volatilità alimentata dall’incertezza: possibile rally dell’oro
Una vittoria di Trump sarebbe sinonimo di ulteriore incertezza sui mercati considerando che la sua esperienza politica, capacità e obiettivi rimangono poco chiari. Crediamo che l’avversione al rischio permetterà all’oro di sovraperformare. Ci attendiamo un rafforzamento del prezzo dell’oncia con un ritorno ai suoi recenti massimi ($1335).

Una vittoria del protezionismo: ne soffriranno le valute dei mercati emergenti
L’elezione di Trump, il cui programma economico promuove il protezionismo, rappresenterebbe, dopo la Brexit, una sua ulteriore vittoria, mentre la globalizzazione e il libero commercio subiranno una battuta d’arresto. Crediamo che le valute dei mercati emergenti (e in particolare quelle dei paesi dell’America Latina) potrebbero soffrirne (ci aspettiamo che l’indice EMCI perda il 6%).

Impatto globale negativo per l’azionario
Il picco di avversione al rischio sarebbe penalizzante per il mercato azionario statunitense, le cui valutazioni sono attualmente molto elevate. Ci aspettiamo che la volatilità raggiunga il massimo rilevato in occasione della Brexit (con l’indice VIX al 25%) e che le azioni USA scivolino di un ulteriore 5% rispetto ai livelli minimi rilevati nello stesso periodo. Il contagio sui mercati azionari globali potrebbe portare a perdite di simile entità.

Alcuni settori ne beneficeranno, come le biotecnologie e l’energia, mentre altri perderanno, come gli esportatori

Campagne focalizzate su temi specifici potrebbero portare a una rapida rotazione settoriale. La proposta di Trump di eliminare le restrizioni alle esplorazioni potrebbe favorire le azioni del settore energetico. La volontà della Clinton di abbassare il prezzo dei farmaci sarebbe accantonata, favorendo così i titoli farmaceutici e delle biotecnologie. Le attese relative all’innalzamento di barriere al commercio danneggerebbero gli esportatori.

Difficile stabilire l’impatto su USD e US Treasury
Un rialzo dei titoli rifugio come i Treasury americani, accompagnato dalla vendita di Dollari US, è possibile. Tuttavia, come rilevato nei due recenti episodi ‘stress-test’ (prima il dibattito presidenziale e poi i commenti dell’FBI), le attese sulle dinamiche di lungo periodo potrebbero parzialmente compensare gli effetti.

Cosa succederà?

Fed verso una prima normalizzazione nel breve periodo
Se non dovessero aumentare le turbolenze di mercato crediamo che la Fed rimarrà sul suo percorso di normalizzazione definito sulla base dei dati economici, con un aumento dei tassi di interesse previsto per dicembre.

È probabile che le promesse elettorali non verranno mantenute appieno

È complesso valutare correttamente la discrepanza tra le promesse elettorali e le riforme realizzabili. Nello specifico crediamo che un congresso a maggioranza repubblicana potrebbe essere riluttante ad approvare misure che farebbero gonfiare il deficit.

L’aumento del protezionismo e della spesa pubblica potrebbero favorire ulteriormente l’inflazione e la crescita, portando ad un rafforzamento del Dollaro ed alla crescita dei tassi di interesse americani.

Al di là degli ostacoli politici, crediamo che le politiche di Trump potrebbero probabilmente tendere a stimoli fiscali, che potrebbero avere una serie di conseguenze sui mercati:

1) maggiore crescita ed inflazione (i tassi di inflazione US al momento sono sovrapesati);
2) una più veloce normalizzazione della politica della Fed (in particolare rispetto a una politica fiscale meno rigorosa);
3) più alti rendimenti obbligazionari;
4) un Dollaro più stabile, ancor più nell’eventualità di benefici fiscali per il rientro dei capitali dall’estero;
5) migliori prospettive per i fatturati delle società, ma aspettative contrastanti per i margini a causa della riforma fiscale e dell’aumento del salario minimo;
7) uno scenario macro che favorisce le società orientate al mercato interno rispetto agli esportatori, che dovrebbero fare i conti con ristabilite barriere al commercio.