Coronavirus, chi è obbligato a segnalare gli spostamenti tra Regioni

Isabella Policarpio

09/03/2020

21/07/2021 - 15:54

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Crescono i casi di coronavirus, e molte Regioni impongono misure di prevenzione e quarantena a chi viene dalle aree di pericolo. Conte richiama all’ordine: ecco quando e chi deve segnalare alle Asl gli spostamenti. Nuove misure per le zone arancioni.

Coronavirus, chi è obbligato a segnalare gli spostamenti tra Regioni

Con il crescere dei contagi da coronavirus, cresce anche l’incertezza su come comportarsi quando ci si sposta, per motivi di lavoro o altro, da una Regione all’altra. I dubbi su come comportarsi derivano dal fatto che le Regioni italiane, in virtù dell’autonomia in materia sanitaria, hanno emanato disposizioni differenti, creando un quadro disorganico. Eclatante il caso della Basilicata, dove il Governatore ha imposto la quarantena a tutti coloro che tornano dalle Regioni del Nord, in particolare Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il Premier Conte ha richiamato all’ordine, e sono state definite delle misure comportamentali più chiare: l’obbligo di segnalazione scatta per coloro che provengono dalle Regioni a rischio solo se presentano dei sintomi oppure se sono stati a contatto con persone contagiate o dei Comuni «zona rossa».

Il quadro della situazione è parzialmente cambiato con il blocco dell’intera Regione
Lombardia e di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. Per entrare e uscire da queste aree serve un comprovato motivo e un modulo di autocertificazione.

Coronavirus, chi e quando deve segnalare gli spostamenti tra Regioni

I casi di coronavirus continuano ad aumentare, come mostra la mappa aggiornata sul contagio, e le Regioni italiane rispondono come possono all’emergenza, talvolta discostandosi dalle direttive nazionali.

I governatori delle Regioni del Centro e del Sud Italia sono corsi ai ripari, invitando chi proviene da quelle zone dichiarare a rischio a comunicare alle Asl territoriali il loro stato di salute. Le direttive, tuttavia, non sono uniformi, cosa che sta creando incertezza, disparità e talvolta atteggiamenti discriminatori.

Il punto controverso è chi e quando deve comunicare alle Autorità sanitarie gli ultimi spostamenti effettuati. Al momento, nella maggior parte delle Regioni italiane la comunicazione è obbligatoria solo se chi fa ritorno da un viaggio, una visita o una sosta nelle Regioni e nei Comuni attenzionati o proviene dalle Regioni zona arancione (Regione Lombardia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia) presenta i sintomi del coronavirus e ha il dubbio di essere venuto a contatto con un soggetto infetto.

In tutti gli altri casi si invita alla moderazione per non intasare le linee telefoniche di aiuto e impegnare inutilmente il personale medico-sanitario. Non basta il semplice passaggio del treno o dell’autobus sul territorio di un Comune a rischio a costituire un contatto sospetto.

Conte ha ribadito che le ordinanze che non rispettano le direttive generali sopra indicate potranno essere impugnate e annullate, ma alcuni governatori difendono l’autonomia regionale, in primis Attilio Fontana.

Fuga verso Sud: bisogna comunicare alla Asl?

Domenica 8 marzo è entrato in vigore il divieto di entrare e di uscire dalla Lombardia e da 14 altre Province di Emilia Romagna, Veneto e Marche e, come, abbiamo potuto vedere dai video virali sul web, tantissime persone si sono affrettate nella notte del 7 marzo a partire verso le Regioni del Sud, soprattutto studenti universitari. Un comportamento assolutamente irresponsabile, che rischia di vanificare le misure preventive portando nuovi contagi nel Meridione, dove lo standard delle strutture sanitarie è ben lontano da quello del Nord.

I sindaci, spiazzati da questo comportamento, hanno ordinato a chi è appena tornato dalla Lombardia e dagli altri Comuni della zona arancione di contattare immediatamente l’Asl e accertare lo stato di salute. Inoltre si invita alla quarantena spontanea per due settimane.

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